JOHANNESBURG, agosto (IPS) – Il governo sudafricano deve affrontare il dilemma se sfrattare chi vive in condizioni abitative inaccettabili per scarsa igiene e sicurezza, pur non essendo in grado di fornire loro soluzioni alternative adeguate a causa dei lavori arretrati nei progetti di edilizia economica.
Mentre le municipalità cercano di eliminare i rischi per la salute, gli attivisti per l’edilizia economica sostengono che i funzionari usano igiene e sicurezza come scusa per ripulire le città, e riqualificarle in tempo per i mondiali di calcio del 2010.
Episodi del passato dimostrano la scarsa efficacia della strategia dello sfratto forzato. I residenti sfrattati e privi di accesso agli alloggi popolari finiscono inevitabilmente sulla strada o in accampamenti abusivi, dove igiene e sicurezza sono ugualmente compromesse.
A tutt’oggi, il Sud Africa ha più di 1000 insediamenti non autorizzati.
Il ministro sudafricano per la casa, Lindiwe Sisulu, ammette che il paese sta “ancora affrontando la seria sfida degli insediamenti abusivi”, promettendo di “eliminare le baraccopoli (entro il) 2014”, in linea con gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG, Millennium Development Goals). La questione è stata sollevata a metà maggio, di fronte al Consiglio nazionale delle province, la Camera alta del Parlamento.
Accelerare la costruzione di alloggi economici e migliorare gli insediamenti spontanei con strutture indispensabili come strade, illuminazione e centri per la comunità, ha dichiarato Sisulu, era tra gli obiettivi del governo.
In un certo senso, ha avuto successo la politica sudafricana post-apartheid per la casa, che permette alla gente di vivere in insediamenti spontanei con uno schema di sussidio indifferenziato.
Nei primi dieci anni dopo la fine dell’apartheid, il governo ha costruito 1,6 milioni di case e approvato 2,4 milioni di sussidi per la casa, che rappresentano, secondo Sisulu, più del dieci per cento degli alloggi pubblici sul territorio nazionale.
In Sud Africa, bisogna fare domanda di sussidio per ricevere un’abitazione economica. Il governo sovvenziona i cittadini sopra i 21 anni, sposati o conviventi a lungo termine, con persone a carico che non hanno mai posseduto alcun bene e con reddito totale familiare mensile non superiore ai 550 dollari.
Le persone con reddito familiare inferiore ai 235 dollari mensili ottengono il sussidio massimo di 4375 dollari, ovvero il prezzo di una casa popolare e del terreno sul quale costruirla. Chi guadagna fino a 550 dollari riceve il sussidio minimo – 2500 dollari – e deve trovare da solo il resto del denaro.
Nell’ultimo anno di bilancio, il governo ha costruito sul territorio nazionale circa 180.000 unità abitative a basso costo. Per il 2005/2006 ha preventivato 745 milioni di dollari, promettendo di aumentare il budget nei prossimi due anni di altri 308 milioni di dollari. Nel frattempo, i poveri del Sud Africa pagano le conseguenze degli arretrati nell’edilizia economica. A Gauteng, la provincia più ricca dove si trovano Johannesburg e Pretoria, circa mezzo milione di persone sono in lista d’attesa per la casa. A Città del Capo, seconda città del Sud Africa, 120.000 persone aspettano un alloggio.
Non sono disponibili informazioni complete sul numero di case popolari necessarie in tutta la nazione; le cifre arretrate sono conservate a livello municipale e vengono raramente diffuse.
Nei territori intorno a Città del Capo, Johannesburg, Durban, Port Elizabeth e nella provincia di Free State, poveri abitanti di insediamenti spontanei hanno protestato in passato contro la lentezza nella realizzazione dei progetti di edilizia economica.
Mentre il governo cerca di recuperare con piani di alloggi a basso costo, nuovi insediamenti abusivi si moltiplicano vicino ai centri cittadini, conseguenza della rapida urbanizzazione e della crescente disoccupazione.
Secondo la Stats SA, che fornisce i dati statistici al governo, il tasso di disoccupazione è cresciuto dello 0,3 per cento dal settembre 2004, raggiungendo il 26,5 per cento nel marzo di quest’anno, comunque migliore rispetto al 45,3 per cento del 1994. Secondo gli attivisti del Centro di studi legali applicati (CALS, Centre for Applied Legal Studies), organizzazione non governativa (Ong) di Johannesburg, la politica del governo non funziona perché cerca di portare i poveri fuori dalle aree urbane per riqualificare i centri cittadini e liberarli dal crimine.
I progetti di edilizia a basso costo sono stati generalmente localizzati fuori città, in luoghi da cui l’accesso al lavoro e ai servizi sociali era difficile. Per questo i poveri hanno costruito nuovi campi vicino alle aree urbane “dove possono guadagnarsi da vivere”, ha spiegato Stuart Wilson, ricercatore del CALS.
Nel discorso tenuto in maggio al Consiglio nazionale delle province, Sisulu ha promesso di invertire la tendenza a concentrare gli alloggi a basso costo nelle periferie, dove l’accesso ai servizi e alle strutture sociali è limitato, e maggiore è il costo dei trasporti verso opportunità lavorative e commerciali.
Tuttavia, il governo ha esitato a sviluppare progetti di edilizia popolare in aree urbane centrali, dove i terreni sono molto più costosi.
Le municipalità preferiscono attrarre imprenditori di alto livello che, con l’industria, sono i maggiori contribuenti, anziché dare la precedenza all’edilizia a basso costo.
In rari casi il governo ha preferito sviluppare abitazioni popolari nei centri cittadini, affrontando numerose obiezioni da parte di lobby confinanti del ceto medio o dei quartieri alti.
Tali obiezioni hanno, per esempio, ritardato di cinque anni lo sviluppo di Cosmo City, area di edilizia economica a nord di Johannesburg, in un processo costoso e frustrante per tutte le parti coinvolte.
Sisulu ha annunciato a metà luglio che il 20 per cento dello sviluppo dei terreni privati sarà destinato all’edilizia a basso costo e che il governo si avvarrà del diritto di espropriare la terra nell’interesse della comunità. Questa misura può riguardare operatori privati che posseggono terreni non ancora sviluppati in aree urbane centrali.
Tuttavia, non tutti i terreni centrali e inutilizzati sono adatti ad essere trasformati in abitazioni popolari, ha dichiarato Aly Karam, docente alla Scuola di architettura e progettazione dell’Università di Johannesburg, sostenendo che ”le municipalità devono inglobare l’edilizia economica nelle città, migliorando contemporaneamente lo standard di vita generale”.
Altri esperti sono scettici sull’impegno di Sisulu in progetti abitativi a basso costo da realizzarsi nelle zone centrali, e temono che rimarranno solo promesse.
Johannesburg è diventata una delle città dove l’inadeguatezza dell’edilizia a basso costo è maggiormente evidente.
All’inizio del mese, 600 residenti sono stati sfrattati da edifici non rispondenti alle regole comunali di igiene e sicurezza nel distretto d’affari di Bree Chambers, nel centro di Johannesburg.
La rappresentanza comunale ha motivato lo sfratto spiegando che i palazzi erano sovraffollati, infestati dai roditori, con fognature sovraccariche, senza un regolamento anti-incendio e con impianti elettrici illegali.
Malgrado le autorità cittadine abbiano giustamente valutato queste abitazioni a rischio per l’igiene, gli attivisti ricordano che è incostituzionale sfrattare i poveri senza dar loro una sistemazione alternativa e previa notifica.
Il Centro sul Diritto alla Casa e contro gli Sfratti Forzati (COHRE, Centre on Housing Rights and Evictions), Ong con sede a Ginevra, e il CALS, in una dichiarazione congiunta del 19 luglio alla Città di Johannesburg, hanno espresso preoccupazione sulle “violazioni sistematiche del diritto di accesso a un’edilizia adeguata e alla protezione dallo sfratto arbitrario”.
”(Il governo) non può migliorare le condizioni di igiene e sicurezza allontanando la gente dalla propria casa”, ha dichiarato Wilson, del CALS. Gli sfratti sono “arbitrari, disumani e violano la costituzione sudafricana e la legge internazionale sui diritti umani”.
Le Ong denunciano che, a partire dal 2001, il Comune di Johannesburg ha eseguito sfratti in circa 70 edifici privati nel centro.
COHRE e CALS dichiarano che il Consiglio comunale di Johannesburg, per legalizzare gli sfratti, ha usato leggi in vigore durante l’apartheid, come il Regolamento per l’edilizia nazionale (National Building Regulations) e il Decreto per gli standard abitativi (Building Standards Act), che appartengono ancora alla legislazione del Sud Africa nonostante eludano il diritto internazionale e non consentano che una legislazione adeguata venga approvata in accordo con la nuova costituzione.
Secondo le Ong, la città dovrebbe applicare la Prevenzione dallo sfratto illegale e la Legge per l’occupazione illecita, approvati nel 1998 per garantire che i poveri disperati, privi di sicurezze, possano essere sfrattati dalle loro abitazioni, chiedendo anche che si provveda, ove possibile, ad offrire alternative.
Il processo di riqualificazione del centro di Johannesburg “è stata la causa diretta di un inquietante numero di violazioni dei diritti umani”, riporta una dichiarazione del COHRE della settimana scorsa. Gli sfratti vengono utilizzati come metodo per recuperare affitti non pagati, tasse e bollette, ha dichiarato Jean du Plessis, direttore aggiunto del COHRE.
Le Ong sostengono che i proprietari lasciano gli immobili appositamente nel degrado, per ripulirli dai residenti poveri, rinnovarli e poter infine attrarre nuovi investitori.
Le municipalità e gli investitori vogliono “migliorare i centri urbani per eliminare i più poveri, anziché cooperare con loro”, ha dichiarato Wilson.
Secondo il COHRE, circa 25.000 persone rischiano di perdere la casa nel centro di Johannesburg, mentre il Comune insiste sul progetto di rinnovamento urbano.
Gli attivisti, per migliorare le condizioni abitative dei più bisognosi, chiedono che il governo guardi alle politiche di altri paesi in via di sviluppo, dove questioni analoghe sono state risolte con successo. Brasile, Kenya e Tailandia, per esempio, hanno approvato leggi di sviluppo urbano e avviato programmi per la comunità.
Questi paesi hanno capito “che è inutile resistere alle invasioni; bisogna lavorare insieme agli abitanti degli insediamenti abusivi per trovare una soluzione”, ha dichiarato du Plessis. Nonostante tali esempi siano incoraggianti, “sono ancora troppo pochi”, ha aggiunto. Nella capitale brasiliana di San Paolo, il comune coopera con le banche, finanziando organizzazioni e residenti per trovare soluzioni congiunte al problema dell’alloggio. Per esempio, ha recentemente trasformato l’insediamento di un’area centrale della città in zona residenziale ad alta densità con 300 edifici a quattro piani dove sono stati trasferiti gli stessi abitanti dell’insediamento.
Questo programma ha mantenuto intatte le strutture della comunità, senza costringere la gente a lasciare la città, ha dichiarato Karam, dell’Università di Johannesburg.
”Questo è un programma non-intrusivo, che migliora le aree urbane assicurando alla popolazione l’accesso ai servizi e ai mezzi di sostentamento”, ha aggiunto, osservando che hanno beneficiato del progetto sia i residenti degli insediamenti spontanei che quelli dei quartieri alti.

