MUMBAI, 5 agosto 2005 (IPS) – Dopo che le autorità hanno contato 420 morti nelle inondazioni provocate dalla pioggia lo scorso 26 luglio e stimato in miliardi di dollari le perdite per le proprietà danneggiate e l’interruzione del traffico ferroviario, aereo e stradale durante la settimana, la cittadinanza di Mumbai ha iniziato a contestare la costruzione frenetica in atto nella principale città portuale e snodo commerciale dell’India.
Dopo più di mezzo secolo di immobilità in un’economia controllata dallo stato, Mumbai è una città che si affretta a tenere il passo con altre metropoli mondiali, come Shanghai. ”Shanghai è un punto di riferimento”, spiega Vilasrao Deshmukh, primo ministro dello stato occidentale di Maharashtra, di cui Mumbai è capitale.
Ora, la costruzione sfrenata nella metropoli che sorge su un gruppo di isole nel Mar d’Arabia e un apparentemente fallito “Piano per la gestione dei disastri” (DMP, Disaster Management Plan), hanno rivelato la vulnerabilità di questa città di 14 milioni di abitanti che i critici considerano realmente “shanghaizzata” ad opera dei suoi amministratori.
La cittadinanza colpita si è ripresa al punto da organizzare manifestazioni sotto la pioggia battente, protestando contro le autorità comunali per la totale inattività nella diffusione dell’allarme e nell’organizzazione di tempestive operazioni di soccorso che avrebbero potuto salvare molta gente dall’annegamento all’interno delle loro automobili.
Vir Sanghvi, redattore del diffusissimo Hindustan Times, ha riassunto gli stati d’animo diffusi in un pungente editoriale pubblicato sul quotidiano: “Dimentichiamo il degrado di Manhattan. Mettiamo da parte gli espedienti di Shanghai. In nessuna di queste due città il diluvio di martedì (26 luglio) avrebbe portato tante morti e tale dolore”. Sanghvi aggiunge che è tempo di “fermare i nostri avidi costruttori e i rapaci operatori immobiliari” e di “responsabilizzare politici e burocrati per la devastazione della nostra città”.
”Come si possono investire crore (decine di milioni) nello sviluppo di un complesso di uffici quando non si spende nemmeno un quarto di quel denaro per assicurare fognature adeguate e infrastrutture che non sprofondino in questo modo?” si chiede Sanghvi.
La rabbia è comprensibile. I coraggiosi cittadini di Mumbai hanno imparato a convivere con le inondazioni annuali durante le forti piogge della stagione dei monsoni, ma nessuno ricorda le principali arterie viarie trasformate in vie d’acqua con decine di migliaia di pendolari costretti all’isolamento nei propri uffici.
Il rinomato sistema ferroviario di Mumbai, che trasporta ogni giorno in media otto milioni di passeggeri, è stato immobilizzato, con intere reti di binari scomparse sotto le acque in tumulto e una flotta di 3.500 autobus trasformati in isole sulle quali la gente si arrampicava per salvarsi.
Migliaia di pendolari, tra cui studenti, si sono faticosamente diretti verso casa nel buio totale senza lamentarsi della mancanza di elettricità, dopo aver appreso di molte morti dovute alla dispersione di corrente nelle acque straripate.
”Ho lasciato il centro commerciale suburbano a Bandra-Kurla martedì pomeriggio e mi considero fortunata di aver potuto raggiungere il mio appartamento nel quartiere settentrionale di Borivili 24 ore dopo – con l’aiuto della gente locale”, ha raccontato B. Hema, una ragioniera soccorsa sul tetto di un autobus.
Lei e altre sei donne hanno passato la notte nel deposito di un magazzino con acqua sudicia fino al collo e carcasse di animali morti intorno. “Non c’era nessun rappresentante del governo a prestare soccorso, neanche un vigile urbano”, ha proseguito Hema ancora tremante, mentre raccontava all’IPS l’orrore. Le linee telefoniche sono venute meno e anche i sistemi di telefonia mobile della città, a causa della massiccia inondazione intorno alle torri di trasmissione e della conseguente congestione della rete.
Nel caos e nella confusione, le autorità cittadinee – finite quest’anno sulle prime pagine per aver spietatamente demolito le baraccopoli trasformando in senzatetto circa 400.000 persone, ma consentendo ai grattacieli di crescere – si sono fatte notare per la loro totale assenza.
“Anche oggi (dopo quattro giorni), le autorità non si vedono. Dov’è il commissario comunale? Dove sono gli ufficiali sanitari? Sono rimasti nei loro uffici, dove la loro presenza non fa alcuna differenza”, ha dichiarato Leena Joshi di Apnalaya, agenzia di volontariato che lavora sui problemi sanitari tra gli abitanti di baraccopoli vicine al centro della città.
In realtà, le inondazioni sono state provocate dal fatto che Mumbai ha avuto 94 cm di pioggia in 24 ore; nonostante le idrovie e i torrenti della città possano sopportare di peggio, la quantità di spazzatura che vi viene quotidianamente scaricata e l’intensa attività edilizia hanno provocato il disastro.
Se il governo ha finalmente emesso l’ordine di bloccare le costruzioni è stato unicamente perché i camion che trasportano mattoni, cemento e acciaio sono stati deviati sui traghetti, lontano dalle tonnellate di detriti e dalle gonfie carcasse di animali. “Abbiamo bisogno di altri camion”, ha dichiarato Satish Shinde, funzionario pubblico.
Le condizioni di vita erano già precarie nei quartieri settentrionali di Mumbai, dove le baraccopoli e i congestionati appartamenti residenziali si contendono lo spazio con migliaia di bisonti, capre e altro bestiame oggi sommerso dalle inondazioni. Eliminare le carcasse putrefatte è diventata una priorità per scongiurare il pericolo di epidemie.
”I danni stimati sono di circa un miliardo di dollari Usa, ma la cifra potrebbe salire“, ha dichiarato K. Vatsa, segretario per il ripristino a Mumbai.
Il colpo peggiore è stato inflitto ai vecchi abitanti delle baraccopoli, le cui abitazioni sono state distrutte all’inizio dell’anno e che oggi vivono in rifugi temporanei. Non vi è alcuna solidarietà per i profughi; il ministro per le risorse idriche Ajit Pawar ha chiesto nuove ondate di demolizioni, sostenendo che le baracche sono responsabili dell’inondazione.
”La dichiarazione di Pawar è scioccante e non solo indica insensibilità e ignoranza, ma mostra come ci si trovi di fronte ad una congiura che incoraggia l’ulteriore saccheggio dei più poveri e il furto della terra”, ha dichiarato Medha Patkar, attivista sociale noto a livello internazionale, che ha iniziato un viaggio nelle zone più colpite della città.
”Tutti, dai media ai ministri, accusano gli abitanti delle baracche di aver bloccato i canali di scolo, ma gli ingegneri comunali, dopo indagini preliminari, hanno ammesso che la causa reale è l’attività edilizia in larga scala che non doveva essere avviata in mancanza di un adeguato sistema fognario“, ha dichiarato Patkar.
Mentre prosegue il gioco delle reciproche accuse, l’attenzione viene rivolta al “Piano per la gestione del disastro”, redatto per la città nel 2003 con l’aiuto della Banca Mondiale, tenendo in considerazione la configurazione dei trasporti, la popolazione e altre specificità di Mumbai. Il progetto ha previsto il potenziamento delle fognature, corridoi per i trasporti pubblici, un sistema pubblico di informazione per l’emergenza e comunicazioni senza fili tra polizia, vigili del fuoco, ospedali, comune e trasporti.
I funzionari hanno privatamente ammesso che il DMP è fallito. Negli incontri di aprile, maggio e giugno di quest’anno è stata discussa principalmente la siccità nel Maharashtra. ”Non abbiamo affrontato la questione dei preparativi per i monsoni”, ha dichiarato un funzionario del DMP che ha chiesto l’anonimato.
Gli urbanisti hanno a lungo avvertito che gli appositi canali di scolo, costruiti più di un secolo fa, erano intasati dall’immondizia e dai detriti edili. Di fatto, il commissario comunale, Johny Joseph, ha dichiarato che un progetto di aggiornamento per tre miliardi di dollari è stato presentato al governo centrale di Nuova Delhi.
Sabato, seguendo un sopralluogo nella città, il Primo ministro Manmohan Singh ha dichiarato che avrebbe stanziato immediatamente 500 milioni di dollari per il miglioramento della rete fognaria.
Nel frattempo, le costruzioni erano in pieno svolgimento; proprio 24 ore prima del disastro, ironia della sorte, il presidente Deshmukh aveva annunciato che le aree designate come “zone di non sviluppo” dovevano essere aperte “al 100 per cento a investimenti diretti stranieri”.
Sotto gli occhi di tutti, intere colline sono state scavate per costruire alti e massicci edifici lungo la zona di controllo costiera, dove non sarebbe assolutamente consentito costruire.

