GLENEAGLES, Scozia, 8 luglio 2005 (IPS) – Le potenti nazioni occidentali si stanno impegnando per lo sviluppo in Africa, ma lo fanno soprattutto per avere un mercato dove vendere le
proprie merci, secondo quanto dichiarato da un autorevole economista dell’agricoltura.
“Si discute sulla necessità di azione attraverso gli aiuti, la cancellazione del debito e il commercio”, ha detto all’IPS Devinder Sharma, che da tempo si batte per i diritti degli agricoltori nel mondo in via di sviluppo. “Secondo George W. Bush e altri, fra queste tre cose, sembra che la vera risposta ai problemi dell’Africa sia il commercio. Ma in realtà il problema è proprio il commercio”.
In quattro paesi africani – Burkina Faso, Mali, Ciad e Benin – che hanno un’economia basata sulla produzione del cotone, il cotone Usa viene venduto sottocosto sul mercato, e così i mezzi di sussistenza vengono perduti, e tutto in nome del libero scambio, ha detto Sharma.
I prezzi del cotone Usa sono bassi perché 25.000 coltivatori di cotone statunitensi prendono quattro miliardi di dollari l’anno in sussidi, ha aggiunto. “Questo ovviamente sta danneggiando il mercato in Africa, e in altri paesi. E poi chiedono agli agricoltori di quei paesi di diversificare e sviluppare altre coltivazioni”.
Un coltivatore di cotone nello stato Usa dell’Arkansas riceve sussidi per sei milioni di dollari, equivalenti ai guadagni annuali congiunti di 25.000 produttori di cotone in Mali, ha osservato Sharma.
I sussidi Usa sul cotone sono superiori al prodotto interno lordo (PIL) di diversi paesi africani, ed equivalgono a tre volte la cifra che Washington spende negli aiuti per mezzo miliardo di africani che vivono in situazione di povertà, ha aggiunto.
Etiopia e Uganda hanno riportato enormi perdite nelle entrate provenienti dalle esportazioni, ha segnalato Sharma. Gli utili ottenuti dalle esportazioni agricole in Uganda erano di circa 110 milioni di dollari nel 2001, ossia un quinto dell’importo di cinque anni prima, secondo Sharma. Anche in Etiopia, le entrate delle esportazioni sono crollate pesantemente.
Nel gennaio 2002, l’Unione europea (Ue) e l’Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (Usaid) hanno lanciato l’allarme per un’accresciuta insicurezza alimentare in Etiopia, senza riconoscere che “gran parte della colpa dipende dalle loro stesse politiche”, ha affermato Sharma.
Parlare dello sviluppo dell’Africa è solo un esercizio di pubbliche relazioni, ha aggiunto. “Sanno che l’Africa è il futuro mercato per la produzione agricola di Stati Uniti e Unione europea”.
Secondo Sharma, anche la cancellazione del debito è stata decisa senza considerare i vantaggi per Ue e Usa. “Quando cancelli il debito dei paesi più poveri, li metti nella condizione di comprare i prodotti agricoli da Unione europea e Usa”.
Nell’Ue, la cosiddetta riforma della Politica agricola comune (PAC) ha assicurato che il livello di sussidi dati agli agricoltori nel 2004 diventasse un loro diritto, ha detto l’economista. “Questo proseguirà fino al 2013, e fino ad allora gli agricoltori saranno totalmente protetti. Ciò significa che continueranno a produrre beni in surplus”.
Quanto ad altre produzioni, l’Ue sfornerà il 200 per cento di latte in più rispetto ai bisogni. “Dov’è il mercato per venderlo?” si interroga Sharma, rispondendo, “il mercato è l’Africa. E se nell’Unione europea viene prodotto latte a basso costo per l’Africa, cosa faranno gli agricoltori africani?”.
Alla fine, gli agricoltori in ogni parte del mondo avranno la peggio a vantaggio delle multinazionali, presume Sharma. “Attraverso l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC/WTO), gli agricoltori di ogni paese vengono messi gli uni contro gli altri”, ha detto.
“I giamaicani sono preoccupati del latte a basso costo dalla Gran Bretagna, gli americani sono preoccupati delle mele a basso costo dalla Cina, ecc. Più i singoli agricoltori soffrono, più diventa facile per le multinazionali farsi avanti”.
Solo dieci imprese controllano il commercio globale in agricoltura, ha detto Sharma. Cargill, la maggiore di queste aziende, detiene quasi il 60 per cento del commercio mondiale dei cereali, ha aggiunto.
“Stanno acquisendo il controllo e comprando dai grandi agricoltori, e quelli piccoli stanno scomparendo, anche in Occidente”, ha detto. “In Usa c’erano 900.000 agricoltori nel 2002; nel 2004, sono scesi a 700.000”.
Nell’Ue ci sono circa sette milioni di agricoltori, ma stanno diminuendo a un tasso di circa tre al giorno, secondo Sharma, eppure viene dato sempre più denaro a un numero sempre maggiore di produttori ricchi, ha osservato.
In Gran Bretagna, dove i leader mostrano sempre più interesse per l’Africa, il duca di Westminster – che ha circa 55.000 ettari di proprietà agricole – riceve in media un sussidio di 300.000 sterline (più di mezzo milione di dollari) in pagamenti diretti, oltre a 350.000 sterline l’anno per le 1200 mucche da latte che possiede, ha segnalato Sharma.
“Tra i destinatari dei sussidi agricoli Usa nel 2001, c’erano anche (i milionari) Ted Turner e David Rockfeller”.
Le produzioni di questi agricoltori, acquistate dalle grandi imprese, vengono oggi distribuite sui mercati mondiali attraverso imprese come Wal-Mart, ha detto Sharma. “I canali commerciali degli agricoltori locali vengono distrutti”.
Se l’Africa dovrà uscire dalla povertà, potrà farlo soprattutto grazie all’agricoltura, ha affermato. “Se l’agricoltura viene devastata, dov’è allora la speranza per l’Africa?”.

