NAZIONI UNITE, 28 giugno 2005 (IPS) – Sicurezza, sviluppo e riforma dell’Onu: sono stati i principali temi emersi nell’incontro della società civile e del settore privato con i governi, tenutosi la scorsa settimana presso le Nazioni Unite.
Ma la principale proposta presentata dalle 200 organizzazioni non governative (Ong) e dai 1000 osservatori presenti alle audizioni di un’Assemblea generale senza precedenti è stata che tali consultazioni debbano tenersi prima di ogni importante vertice dell’Onu.
L’augurio è che le audizioni non siano un evento isolato, ma che cambino le relazioni tra società civile e governi, “da un precedente storico, verso un più formale sistema istituzionalizzato di interazione”, ha detto Renate Bloem, presidente della Conferenza delle Ong (CONGO).
“CONGO sta lavorando intensamente da 57 anni, per migliorare la partecipazione della società civile ai forum dell’Onu”, ha aggiunto Bloem.
Il rapporto del segretario generale Kofi Annan sulla riforma dell’Onu, intitolato “In Larger Freedom”, afferma che “gli obiettivi dell’Onu possono essere raggiunti solo se la società civile e i governi sono pienamente coinvolti”.
Prosegue poi proponendo che “prima di ogni grande evento, l’Assemblea istituisca la pratica di audizioni interattive tra gli Stati membri e i rappresentanti della società civile con la necessaria esperienza sui temi in agenda”.
Il rapporto di Annan traccia le basi dell’agenda da adottare al Summit dei leader mondiali che si terrà qui a settembre. Anche le proposte illustrate nel documento sullo sviluppo, la sicurezza, i diritti umani e il rinnovamento dell’Onu sono state al centro dell’udienza della società civile la scorsa settimana.
I partecipanti delle Ong sono arrivati a New York pronti a offrire le loro idee e raccomandazioni, “basate su esperienze di prima mano sui temi in questione”, ha dichiarato Bloem, che ha aggiunto: “Spero che le loro voci non siano solo ascoltate, ma sentite, in modo da avere un impatto sostanziale sul documento da portare al vertice”.
Pera Wells, segretaria generale della Federazione mondiale delle associazioni dell’Onu, ha osservato che “per ora, c’è solo un riferimento alla società civile nel documento di bozza in preparazione per il vertice di settembre, ed è molto debole”.
“Vorremmo vedere maggiori riferimenti alla partecipazione della società civile nel documento che verrà preso in considerazione dai capi di Stato”, ha proseguito.
Ci sono più di 40 rimandi a ulteriori negoziati sulle questioni esaminate nella bozza di documento, secondo Wells.
“La società civile e le Ong contano molto sul fatto che verremo inclusi in questi negoziati, non solo con audizioni separate, ma attraverso la conferenza consultiva sul trattato e in processi preparatori, che in passato l’Onu ha usato con successo”, ha affermato. “Non vogliamo che le decisioni vengano prese in piccoli gruppi a porte chiuse; vogliamo vedere l’Onu riavviare un processo decisionale inclusivo aperto”.
Due anni fa, Annan ha detto che l’Onu era giunta ad un “bivio”. Secondo la vice segretaria generale Louise Frechette, gli ultimi eventi avevano chiamato in causa l’impegno dei governi per lo sviluppo, la sicurezza e i diritti umani, incorporati nella Dichiarazione del millennio adottata all’unanimità nel 2000.
“Adesso, con l’imminente revisione della Dichiarazione del millennio a settembre, ci troviamo di fronte a una scelta, tra riunirci per affrontare le sfide collettivamente, oppure rischiare che aumentino le tensioni, il disordine e le disuguaglianze”, ha detto Frechette ai presenti alle audizioni della società civile.
Secondo Frechette, se il vertice di settembre adotta decisioni per contribuire al rafforzamento della sicurezza collettiva, se il mondo fornisce i mezzi per raggiungere gli otto Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG, Millennium Development Goals), e se i governi riconoscono la centralità dei diritti umani e della riforma dell’Onu, allora tutti i popoli del mondo ne trarranno beneficio.
“In quel processo, le voci dei rappresentanti della società civile dovevano essere ascoltate”, ha evidenziato.
Ana Nelson, del “Gruppo internazionale di analisi preventiva del conflitto”, si è detta d’accordo: “Il coinvolgimento della società civile non è più una scelta, ma una necessità”, ha detto.
Le audizioni si sono svolte in un momento critico, tra i negoziati a porte chiuse in corso tra gli Stati membri dell’Onu preparatori al vertice mondiale del 2005 dell’Assemblea, e una revisione di medio periodo degli sforzi globali per raggiungere gli MDG. Si tratta di una serie di traguardi rivolti allo sradicamento della povertà e di altri mali socioeconomici entro il 2015.
Gladman Chibememe, del gruppo Africa 2000, ha detto di aver apprezzato e riconosciuto il ruolo dell’Onu nei diritti umani, ma ha notato con grande preoccupazione che “mancava la connessione tra i documenti e l’azione sul campo”.
Sottolineando che bisogna dare più potere alle comunità indigene, Chibememe ha proposto di creare un meccanismo grazie al quale le comunità siano in grado di avere un ruolo decisivo nel raggiungimento degli MDG.
Tutti gli MDG devono essere attuati nel quadro dello “sviluppo sostenibile per l’ambiente, a livello locale”, ha aggiunto Chibememe.
“Liberare le donne dall’ingiustizia era un obiettivo rilevante degli MDG, e il rafforzamento del potere delle donne era cruciale per raggiungere tutti gli altri”, ha detto Geeta Rao Gupta, del Centro di ricerca internazionale sulle donne. Gupta ha espresso disappunto per il modo in cui la bozza di documento tratta i diritti delle donne, e ha suggerito che vengano approfonditi.
Le Ong hanno anche sottolineato la necessità di creare un fondo fiduciario per favorire la partecipazione delle Ong del Sud nei futuri incontri. Canada, Finlandia e Norvegia hanno contribuito a un fondo per agevolare la partecipazione dei rappresentanti della società civile dei paesi in via di sviluppo negli incontri della scorsa settimana.
In conclusione, “dobbiamo smetterla di parlare e cominciare ad agire”, ha detto all’IPS Shannon Kowalkski, di Family Care International.

