SANTIAGO DEL CILE, 2 giugno 2005 (IPS) – Un impianto per la depurazione delle acque reflue, inaugurato meno di due anni fa nella capitale cilena come “il più moderno dell’America Latina”, si è trasformato in una fonte di cattivi odori a causa di residui fangosi e escrementi umani che defluiscono dai quartieri poveri.
I residenti di nove municipi, che rappresentano un terzo della popolazione di Santiago del Cile, hanno protestato davanti alla società francese Suez Lyonnaise des Eaux, maggiore azionista insieme a Aguas de Barcelona dell’impresa Aguas Andinas, proprietaria dell’impianto La Farfana, creato nel 2001 dopo il processo di privatizzazione dei servizi sanitari nel 1999.
Alberto Muñoz, dirigente del Comitato multisociale e intercomunale della Zona Poniente, dove risiedono 1,5 milioni di persone, era a Parigi il 13 maggio per partecipare ad una manifestazione davanti alla sede principale di Suez Lyonnaise, durante una riunione degli azionisti dell’impresa, contro la quale sono sorte proteste in diverse città del mondo.
Solo 45 giorni dopo la sua inaugurazione, nell’ottobre 2003, la Farfana ha avuto i primi problemi per la rottura dei biodigestori. Una nuova crisi si è avuta ad ottobre 2004, quando l’odore pestilenziale ha indignato il quartiere della zona ovest di Santiago, che oltre a dover subire le emissioni, ha visto aumentare le proprie tariffe per il consumo d’acqua fino al 200 per cento.
Il senatore Nelson Avila, del Partito radicale socialdemocratico al governo, ha confessato all’IPS che la privatizzazione sanitaria “non ha assolutamente migliorato la qualità del servizio, ne ha aumentato sensibilmente i costi e, cosa più grave, gli scarsi investimenti dell’impresa hanno finito per pesare sulle bollette degli utenti”.
Johnny Carrasco, sindaco del municipio di Pudahuel, dove ha sede l’impianto, e John Maulén, dirigente dell’Associazione consumatori e utenti di Maipú, un altro dei municipi colpiti, hanno detto all’IPS che c’è discriminazione nei confronti delle zone povere, e ciò vuol dire negligenza nell’affrontare la crisi ambientale.
Il cattivo odore registrato ad ottobre 2004 è stato provocato dall’accumulo di 30.000 tonnellate di fanghi ed escrementi, di cui il Servizio sanitario per l’ambiente ha richiesto la ripulitura immediata, multando Aguas Andinas per oltre 100.000 dollari e con la sospensione dei pagamenti richiesti per la depurazione nelle bollette dell’acqua potabile.
Ciò ha provocato all’impresa perdite per circa due milioni di dollari al mese.
L’impresa franco-catalana ha disposto misure per frenare l’emissione degli odori tramite un processo di accelerazione dell’essiccamento dei detriti fangosi e il loro trasferimento in uno scarico del municipio di Tiltil, 80 chilometri a ovest della capitale. Il percorso, che attraversa sette comuni, è stato denominato il “cammino della cacca”.
Il 25 ottobre, uno dei camion dell’impresa ha rovesciato del fango sulla strada, provocando un incidente d’auto e l’ira del presidente Ricardo Lagos, che ha ordinato all’ambasciatore in Spagna, Enrique Krauss, di esigere rimedi sostanziali dai dirigenti di Aguas de Barcelona e di sospendere il pagamento del servizio di depurazione dell’acqua per i quartieri colpiti.
La privatizzazione dell’Impresa metropolitana delle opere sanitarie rientrava in un piano di risanamento idrico che prevedeva la costruzione di 16 nuovi impianti per depurare il 100 per cento delle acque reflue prodotte nella capitale e nelle periferie.
La Farfana, il secondo impianto dopo El Trebal, è il quinto più grande del mondo e processa in media 8,8 metri cubici di acqua al secondo, ossia il 50 per cento delle acque reflue prodotte da una popolazione di circa 3,3 milioni di persone. La costruzione dell’impianto è costata 315 milioni di dollari.
Aguas Andinas ha studiato un piano strutturale per risolvere i difetti operativi dell’impianto, e intende continuare a rimuovere con i camion anche i fanghi prodotti in futuro.
Mauricio Ilabaca, segretario regionale del Ministero della salute, ha assicurato all’IPS che La Farfana è in regola con gli studi sull’impatto ambientale e con le norme pubbliche in materia.
“Ciò che è successo è un difetto nelle operazioni che nessuno si aspettava. Perciò, è stata necessaria un’azione drastica da parte dell’impresa sanitaria, che deve occuparsi dei risarcimenti e del trasporto dei residui, per evitare l’impatto sulla salute della popolazione”, ha spiegato.
Ilabaca ha negato che in questo caso ci sia stata un’azione discriminatoria delle autorità sanitarie, visto che tecnicamente un impianto di trattamento delle acque reflue dovrebbe trovarsi nella parte bassa della città, e cioè proprio nella zona ovest di Santiago.
“Uno degli aspetti fondamentali di questo governo è combattere le disuguaglianze. Bisogna intervenire in modo efficace e adeguato con le persone che hanno scarsi mezzi, perché sono meno protette di fronte a situazioni a rischio per la salute”, ha detto il medico e funzionario governativo.
Maulén, che ha guidato la protesta cittadina davanti alla sede di Aguas Andinas, ha lamentato l’assenza di un progetto concreto per risolvere il problema ambientale di La Farfana, sottolineando che i residenti hanno solo 60 giorni per presentare reclami, secondo una nuova legge sull’impatto ambientale.
“Non sappiamo se la nostra opinione verrà presa in considerazione, perché questo è un tema tecnico e anche politico, e le pressioni di Aguas Andinas sul governo e sui media non è da poco”, ha avvertito il dirigente.
L’impianto “è stato difettoso per un problema di fondo: se hanno promesso di eliminare i cattivi odori e di trattare tutti i residui a La Farfana, è inaccettabile che propongano di continuare a trasferire gli scarichi con i camion, visto che doveva essere solo una misura d’emergenza”, ha detto.
“Anche qui è responsabile lo Stato, che possiede il 35 per cento delle azioni dell’impresa sanitaria”, ha aggiunto Maulén. Le autorità hanno accettato il sistema di essiccamento solare dei residui fangosi, inadatto al clima invernale di Santiago, come anche l’installazione di biodigestori anaerobici (depuratori dell’acqua) inadeguati per La Farfana”, ha proseguito.
L’attivista si è chiesto se le autorità avrebbero reagito altrettanto lentamente se le proteste fossero venute dagli abitanti dei quartieri più ricchi della città. “A La Dehesa (una circoscrizione ad alto reddito) c’è un piccolo impianto di depurazione completamente chiuso, che non emette nessun cattivo odore”, ha aggiunto Maulén.
“In questo scenario, scopriremo se lo Stato è a favore dell’impresa privata o della comunità”, ha proclamato l’attivista.
Per la prima volta, Aguas Andinas ha detto di voler aprire un tavolo di trattativa con le organizzazioni della società civile e con lo Stato, con l’intermediazione dell’Università del Cile.
Anche il comitato di coordinamento intercomunale farà le sue osservazioni tecniche al governo e continuerà a sensibilizzare la comunità, sollevando il problema attraverso la stampa.
Il comune di Pudahuel non solo ospita La Farfana e i suoi odori pestilenziali, ma è anche attraversata dal fiume Mapocho, che raccoglie il 25 per cento delle acque reflue di 11 municipi.
Il sindaco Carrasco, che ha guidato le denunce presentate al governo di Lagos, ha detto all’IPS che “mettendo una toppa qua e una là, il problema di fondo non è stato risolto”. I residenti hanno chiesto che “l’impresa investa in sistemi di essiccamento con tecnologie più costose”. “Trasferire i residui con i camion significa soltanto spostare il problema da un posto all’altro”, sostengono.
“A causa delle difficoltà tecniche, il progetto (de La Farfana) è fallito e le istituzioni governative che l’hanno approvato devono assumersene la responsabilità”, ha avvertito Carrasco.
“Le fasce più povere devono sempre assumersi il peso della tranquillità dell’intera regione. Qualcuno parla di fattori tecnici, ma abbiamo almeno il diritto di essere risarciti, di avere la garanzia che le cose funzionino e di non dover pagare il conto per tutti quelli che vivono molto meglio di noi”, ha affermato.
Il sindaco ha riconosciuto l’intervento diretto di Lagos in questa crisi. Ma ha aggiunto che “la volontà deve essere accompagnata da politiche e decisioni solide, per presentare soluzioni concrete”.
L’impresa “deve investire ciò che è necessario per rispettare la qualità di vita della popolazione, che protesta da due anni. La verità è che siamo davvero stanchi di questa faccenda”, ha concluso.

