SALUTE-AFGHANISTAN: L’assistenza medica si cerca oltreconfine

PESHAWAR, Pakistan, 24 marzo 2005 (IPS) – Nonostante il crollo del regime talebano in Afghanistan, tre anni fa, e le successive promesse internazionali per aiutare il paese devastato dalla guerra a risollevarsi, gli afgani continuano a varcare la frontiera con il vicino Pakistan per procurarsi i servizi medici di base.

“Gli ospedali in Afghanistan sono rudimentali. Manca il personale, c'è carenza di medicine e di attrezzature specialistiche”, dichiara Mamoon Mahmood, un medico della città di confine. “Non possiamo biasimare gli afgani che vogliono venire qua”.

Malgrado l’attivazione dei progetti delle agenzie per gli aiuti, i servizi sanitari afgani esistono a malapena. È stato realizzato il 70 per cento circa dei programmi sanitari della cooperazione internazionale, senza i quali le infrastrutture sanitarie del paese non potrebbero funzionare.

Anche nei maggiori ospedali afgani mancano gli equipaggiamenti di base necessari alle cure più semplici. Non c’è disponibilità di impianti medici ad alta tecnologia, e la pulizia è un lusso che pochi centri medici possono offrire.

Peshawar si trova ad appena 120 chilometri dalla capitale afgana Kabul, e i pazienti afgani affollano le tre cliniche universitarie di questa città di confine, occupando il 30 per cento dei letti.

“Gli operatori sanitari pakistani tendono a condannarci, ci chiamano parassiti perché approfittiamo del sistema sanitario pakistano. Ma quale altra scelta abbiamo?”, si chiede Gul Wali, un negoziante afgano che ha viaggiato da Kabul a Peshawar quando la moglie incinta ha avuto delle complicazioni.

“Ho portato mia moglie in un ospedale a Kabul. Non c’era nessuna struttura a ultrasuoni, nulla. Lei soffriva molto ed ero preoccupato per il neonato. Quando le sue condizioni sono peggiorate, ho deciso di portarla qua”, ha raccontato Wali all’IPS.

“Adesso i dottori pakistani dicono che deve essere operata. Ho chiamato qui i parenti e ho donato il sangue a mia moglie”, ha detto con un filo di voce.

Come Wali, anche Raees Maroof ha fatto un viaggio di 120 chilometri da Kabul con la moglie e il figlio di cinque mesi malato.

“Mio figlio ha l’itterizia e non voglio che muoia. All’ospedale di Kabul, le infermiere mi hanno detto che non potevano fare nulla”, ha dichiarato all’IPS.

La moglie era in un mare di lacrime, mentre lui raccontava di altri due figli morti da poco in un ospedale afgano. “Voglio che questo figlio viva. Abbiamo già avuto troppi morti in famiglia”.

Purtroppo, sono le donne incinte e i neonati a portare il peso peggiore della crisi sanitaria dell’Afghanistan.

Un recente rapporto della missione di aiuto delle Nazioni Unite in Afghanistan descrive la mortalità materna del paese come “una delle più alte nel mondo, con due donne su tre che muoiono ogni ora”. Più della metà dei bambini afgani crescono rachitici e soffrono di carenza di iodio, si legge.

L’alto tasso di mortalità materna del paese è particolarmente problematico, poiché le donne afgane hanno in media sette figli.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), su 100 neonati in Afghanistan, 14 rischiano di morire entro il quinto anno d’età. I più fortunati – si aggiunge – possono sperare in una vita media di 46 anni.

L’OMS segnala che in Afghanistan ci sono appena due dottori per ogni 10.000 persone, in un paese di 22 milioni di abitanti.

Ma i servizi stanno lentamente migliorando. Il principale reparto maternità di Kabul, nell’ospedale di Malalai, è stato ristrutturato, e il personale stato addestrato in ostetricia d’emergenza.

“Di recente, è stato aumentato il numero delle infermiere, che però sono ancora molte meno di quelle necessarie”, ha osservato Mohammad Nabi, un dottore afgano.

Il regime fondamentalista dei Taliban fu rovesciato dagli Usa e dalle forze afgane alla fine del 2001, dopo aver rifiutato di consegnare Osama bin Laden, immediatamente dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 di New York e Washington.

Sotto il governo talebano, le donne erano rigorosamente isolate dagli uomini, e venivano curate in ospedali separati.

Inoltre, in questo paese la gravidanza e i problemi ginecologici vengono considerati questioni sessuali, invece che sanitarie; e i tabù e la vergogna associati al sesso impediscono che si parli dell’argomento tra uomini e donne della famiglia.

In Afghanistan, dove l’anno scorso si sono tenute le primissime elezioni presidenziali, è ancora presente il rischio rappresentato dai signori della guerra e dai militanti fedeli ai capi islamici estromessi, e il compito della ricostruzione è immenso.