RUMBEK, Sudan meridionale, 1 febbraio 2005 (IPS) – Le strade sono ricoperte da spessi strati di polvere; carri armati, mezzi militari e scheletri di edifici delineano il paesaggio. Benvenuti a Rumbek, la nuova capitale amministrativa del Sudan meridionale.
Meno visibili degli edifici bombardati, sono le terribili memorie che la popolazione conserva del conflitto che ha inghiottito quest’area del paese per oltre vent’anni, e che si è concluso solo di recente.
”In guerra ho perso mio marito e otto dei miei nove figli, prima di essere stuprata da un gruppo di soldati, anni fa. Ho vissuto a lungo nella disperazione, covando sentimenti di rabbia e di odio” ha raccontato Alek Akuer, una donna di 55 anni che ormai prega tutte le mattine, proprio davanti a un blindato parcheggiato accanto alla sua capanna di paglia. Lo fa nella speranza che la pace duri.
Dovendo sopravvivere alla guerra, Akuer ha imparato a sfidare la sorte. Nel Sudan meridionale, circa due milioni di persone sono morte nel conflitto o hanno dovuto soccombere alla malattia o alla fame, cui i combattimenti hanno spianato la strada. E ancora maggiore è il numero degli sfollati: oltre quattro milioni.
Oggi Akuer e altri abitanti di Rumbek sperano in un tributo sostanziale della pace, che preveda nuove scuole, servizi sanitari migliori e strade asfaltate in una regione con pochissime infrastrutture.
”Siamo felici per la pace e preghiamo perché Dio ci aiuti. Abbiamo bisogno che tutte queste cose funzionino, soprattutto scuole che offrano istruzione gratuita. Non abbiamo denaro, e dato che l’istruzione è a pagamento i nostri bambini non possono andare a scuola”, ha detto all’IPS Apodha Maditshe, un’abitante di Rumbek, indicando i suoi cinque nipotini che giocano nudi per la strada.
Tra le promesse di sviluppo, il gruppo rivoluzionario Movimento/Esercito di liberazione del popolo sudanese (SPLM/A), che ha preso le armi contro Khartoum nel 1983, sembra dare la precedenza all’istruzione.
Ciò è in linea con gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), adottati nel 2000 dalle Nazioni Unite come proposta per innalzare gli standard di vita in tutto il mondo entro il 2015. Uno degli otto obiettivi chiede che l’istruzione primaria universale venga assicurata in tutti i paesi entro i prossimi dieci anni.
L’SPLM/A dichiara che l’istruzione per le ragazze riceverà un’attenzione particolare.
Secondo un rapporto congiunto del New Sudan Center for Statistics and Evaluation e del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, pubblicato nel giugno dello scorso anno, dal titolo “Verso una linea di base: migliori stime degli indicatori sociali per il Sudan meridionale”, le giovani donne della regione hanno più probabilità di morire di parto o durante la gravidanza che di terminare la scuola primaria.
Il New Sudan Center for Statistics and Evaluation fa parte dell’SPLM/A.
L’enfasi data all’istruzione delle ragazze riflette una strategia più ampia sviluppatasi all’interno del movimento, rivolta ai fattori culturali che minacciano la situazione femminile.
”Le donne sono le emarginate tra gli emarginati”, ha detto il leader dell’SPLM/A John Garang, nel corso di una recente conferenza stampa a Rumbek, durante la sua prima visita alla città dopo l’accordo di pace firmato il 9 gennaio. “Il governo del Sudan meridionale creerà l’ambiente adatto per l’affermazione delle donne”.
Secondo i dati disponibili, le donne rappresentano il 65 per cento della popolazione del Sudan meridionale.
”La bozza di costituzione tracciata dall’SPLM/A prevede che le donne siano rappresentate per il 25 per cento in ogni aspetto del processo decisionale, e in seguito potranno confrontarsi con gli uomini per l’altro 75 per cento”, ha detto Garang ai giornalisti, aggiungendo: “Avremo programmi per le donne, ma saranno loro a doversi organizzare e combattere per l’altra percentuale, anziché aspettare che altri facciano il lavoro per loro”.
Secondo i termini del trattato di pace per il Sudan meridionale, firmato in Kenya, gli ex-ribelli dovranno partecipare ad un governo di unità nazionale per sei anni, dopodiché verrà indetto un referendum per decidere sulla secessione del sud. Nel frattempo, la regione sarà autonoma sotto la guida di Garang.
La guerra nel sud è stata combattuta in larga misura per ottenere l’indipendenza e la libertà religiosa degli abitanti cristiani e animisti della regione, che hanno resistito al controllo delle autorità islamiche del nord. Le due parti erano inoltre in disaccordo sulla spartizione dei ricavi delle risorse petrolifere nel Sudan meridionale.
Un trattamento equo per le donne è stato anche sancito dall’accordo del 9 gennaio, siglato dopo più di due anni di discussioni sotto l’egida dell’Organizzazione di Cooperazione regionale per il Corno d’Africa (IGAD).
Le attiviste per i diritti delle donne, come Aguil de'Chut Deng, sono però scettiche rispetto alla capacità dell’SPLM/A di passare all’azione per quanto riguarda il miglioramento della condizione femminile.
”La bozza di costituzione parla di una rappresentanza femminile del 25 per cento in tutti i posti chiave. Ciò è stato detto e ripetuto anche prima della firma della pace, ma non abbiamo mai visto la sua realizzazione. Noi diciamo che ciò che vogliamo oggi nel nuovo Sudan è azione”, ha dichiarato all’IPS Aguil de'Chut Deng.
Oltre a governare il Sudan meridionale, Garang sarà vice-presidente di un governo di unità nazionale che controllerà il paese fino al referendum per l’indipendenza del sud.
Le forze dell’SPLM/A e del governo saranno riunite in un solo esercito, mentre i ricavi del petrolio verranno suddivisi tra le due parti.

