NAZIONI UNITE, Gennaio 2005 (IPS) – La catastrofe dello tsunami che ha tolto la vita a più di 150.000 persone nel sud e Sud-est asiatico rischia di minacciare anche gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), e con essi il nobile obiettivo di ridurre della metà la popolazione mondiale che vive in situazione di povertà.
“C’è il serio rischio che non si avranno aiuti straordinari (per gli MDG)”, ha detto all’IPS Eveline Herfkens, coordinatrice esecutiva dell’Onu per la campagna MDG.
Herfkens, ex ministro olandese per lo sviluppo e la cooperazione, ha osservato che quasi tutti i paesi europei hanno un budget fisso per lo sviluppo. “C’è quindi un rischio fortissimo che gli investimenti a lungo termine destinati ai poveri vengano dirottati” per l’emergenza tsunami, ha aggiunto.
Gli aiuti per le emergenze – ha sottolineato Herfkens fanno parte degli aiuti pubblici allo sviluppo (ODA), in particolare per i paesi in via di sviluppo.
Jan Egeland, coordinatore delle Nazioni Unite per gli aiuti umanitari, ha accusato i paesi ricchi di essere “avari”, poiché la maggior parte di loro non hanno raggiunto il traguardo fissato dall’Onu dello 0,7 per cento del PIL da destinare ai paesi più poveri.
Solo cinque paesi hanno ottenuto – e superato – questo obiettivo, stabilito nel 1970 dall’Assemblea Generale dell’Onu: Danimarca (1,06 per cento), Olanda (0,82 per cento), Svezia (0,81 per cento), Norvegia (0,80 per cento) e Lussemburgo (0,7 per cento).
Il sottosegretario dell’Onu Kofi Annan ha espresso i propri timori che lo straordinario sostegno finanziario per le vittime dello tsunami potrebbe rappresentare, paradossalmente, una battuta d’arresto nei piani dell’Onu per il raggiungimento degli MDG e i possibili aumenti degli ODA.
“Vorrei vedere i governi (donatori) rispondere a questa crisi – ha dichiarato Kofi Annan ai giornalisti – senza dilapidare le risorse del fondo per lo sviluppo, perché in molti paesi siamo già in ritardo nel raggiungimento degli MDG”.
“Spero che non ruberemo a Pietro per dare a Paolo”, ha aggiunto, avvertendo che ogni “deviazione” degli aiuti ostacolerà anche gli MDG.
In un vertice tenutosi a settembre del 2000, 189 leader mondiali si sono impegnati a raggiungere questi obiettivi entro il 2015. Ma la loro realizzazione è legata principalmente all’aumento degli aiuti allo sviluppo da parte dei donatori occidentali. Un secondo summit è previsto a settembre a New York, per una verifica dei progressi raggiunti.
Annan ha dichiarato che i paesi in via di sviluppo hanno bisogno di 50 miliardi di dollari in più all’anno in ODA, in aggiunta alla media di circa 55-60 miliardi di dollari attualmente distribuiti dai donatori occidentali ogni anno.
Ma ciò potrebbe non essere imminente, afferma Herfkens, perché molte nazioni europee hanno un “tetto” fisso sul loro budget per lo sviluppo. Di conseguenza, “c’è un rischio evidente”, dopo la tragedia dello tsunami.
Le uniche due eccezioni – ha proseguito – sono Stati Uniti e Giappone, che hanno maggiore libertà d’azione con i loro fondi per lo sviluppo.
Alla domanda se i paesi in via di sviluppo avrebbero ricevuto più aiuti, se non ci fosse stata la crisi dello tsunami, Herfkens ha risposto: “Abbiamo visto sempre più paesi europei impegnarsi per un aumento degli ODA, e della loro percentuale del PIL destinata agli ODA”.
La coordinatrice dell’Onu ha poi affermato che la maggior parte delle nazioni europee, circa 15, si sono imposte autonomamente delle scadenze da rispettare, definendo specifici aumenti annuali per raggiungere i loro obiettivi. Tra queste, l’Irlanda (entro il 2007), il Belgio (2010), la Francia e la Spagna (2012) e la Gran Bretagna (2013).
Herfkens ha detto che “erano in arrivo degli aumenti negli ODA e tutti speravano che venissero destinati agli MDG”, in particolare ai paesi bisognosi di un appoggio esterno, soprattutto i Paesi meno sviluppati (LDC), descritti come i più poveri tra i poveri. Gli aumenti previsti, ha aggiunto, dovevano andare all’Africa subsahariana.
“Bisogna continuare la guerra alla povertà, uno dei principali fattori di sconvolgimento sociale nei paesi in via di sviluppo”, ha dichiarato all’IPS il reverendo Gabriel Odima, presidente dell’Africa Center for Peace and Democracy.
La tragedia dello tsunami, ha aggiunto Odima, è un appello alla comunità internazionale perché si svegli: “La crisi non dovrebbe minare gli MDG. Piuttosto, la comunità internazionale dovrebbe concentrarsi sul fornire gli aiuti necessari alla regione e sviluppare una strategia a lungo termine di promozione dello sviluppo”.
Questo vuol dire cancellazione del debito, buon governo e commercio equo, ha concluso Odima, per citare solo alcune delle misure.
In un editoriale all’inizio di gennaio, il New York Times ha scritto che gli aiuti alle vittime dello tsunami “non devono venire dallo stesso paniere degli aiuti allo sviluppo”.
“E’ chiaro che nella annuale lotteria degli aiuti per i disastri naturali, i sopravvissuti allo tsunami riceveranno la parte più consistente – scrive il quotidiano -. Ma ciò non significa che gli 8 milioni di persone che muoiono ogni anno a causa di malattie curabili come la malaria, debbano uscirne perdenti, ancora una volta”.
Per ironia della sorte, la regione colpita dallo tsunami – sud e Sud-est asiatico – era quella destinata con più probabilità a raggiungere alcuni degli Obiettivi del millennio, ha ricordato Eveline Herfkens, e ha sottolineato che ad esempio la Tailandia, fortemente colpita dal maremoto, è uno dei paesi dell’Asia che ha compiuto progressi notevoli verso gli MDG.
Gli stati membri dell’Onu, insieme a Banca mondiale e Banca asiatica dello sviluppo, hanno promesso all’inizio di gennaio oltre 3,5 miliardi di dollari per la tragedia dello tsunami, in meno di 10 giorni. Questi fondi rientreranno negli aiuti per le emergenze e aiuti per la ricostruzione.
“È la maggiore somma di aiuti raccolta in così breve tempo”, ha detto Egeland ai giornalisti.
Ha poi aggiunto che la seconda fase dell’emergenza sarà la ricostruzione delle zone colpite. Interpellato sui costi, Egeland ha risposto: “Potrebbe rientrare nell’ordine di decine o di centinaia di miliardi di dollari”.
“Quando una simile catastrofe viene trasmessa dalla CNN – ha concluso Herfkens – piove denaro. Ma il problema grosso sarà tra un anno, quando ci vorranno molti soldi per la ricostruzione di questi paesi”.

