USA: Aiuti alimentari in crisi

WASHINGTON, 3 gennaio 2005 (IPS) – Il crescente deficit di bilancio di Washington, unito alle improvvise crisi e disastri naturali nei paesi poveri, stanno comportando nette riduzioni nel programma di aiuti alimentari degli Stati Uniti (Usa), il più esteso nel mondo secondo le agenzie di cooperazione e sviluppo colpite dai tagli.

L’amministrazione Bush, che aveva preventivato circa 1 miliardo e 200 milioni di dollari per il programma Food for Peace nel 2005, ha deciso una riduzione di 700 milioni di dollari a causa delle inaspettate crisi umanitarie, come la tragedia dei profughi a Darfur, in Sudan.

L’Agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti (USAID), che dirige il programma Food for Peace, ha detto ad alcune agenzie di cooperazione private di non avere le risorse per far fronte agli impegni presi. Così, diversi progetti di sviluppo a lungo termine nel terzo mondo, dal Nicaragua al Nepal, saranno ritardati, sospesi, o del tutto cancellati.

”Ciò colpirà milioni di persone”, afferma Ken Hackett, presidente del Catholic Relief Services (CRS), i cui programmi in Indonesia, Africa, e America centrale e meridionale sono stati tutti interessati dai tagli. “Togliendo questa rete di sicurezza, li abbandoneremo”.

La situazione viene descritta da alcuni come “rubare a Pietro per dare a Paolo”, poiché i fondi assegnati per i programmi di sviluppo, di cui gli aiuti alimentari sono una componente chiave, vengono sacrificati per affrontare emergenze più gravi.

”Distruggere i programmi di sviluppo a lungo termine destinati alle cause primarie della fame nel mondo, a nostro avviso, non è il modo migliore di risolvere il problema”, ha detto all’IPS Ina Schonberg, operatrice umanitaria di Save the Children. E ha aggiunto che i programmi per ridurre la malnutrizione cronica, che contribuisce al 50 per cento della mortalità infantile sotto i cinque anni, in Mozambico e altrove, saranno seriamente indeboliti dai tagli sul budget.

CRS, CARE, World Vision e Save the Children, insieme al Programma per la fame nel mondo delle Nazioni Unite (WFP), sono i maggiori distributori di aiuti umanitari degli Stati Uniti.

La crisi del budget avanza sullo sfondo di un pessimismo crescente per la situazione della fame nel mondo. Nel 1996, il Summit mondiale per l’alimentazione si è impegnato a ridurre il numero di persone che soffrono la fame cronica da 800 a 400 milioni entro il 2015. Il traguardo è stato successivamente incluso tra gli Obiettivi del millennio (MDGs) e sottoscritto da tutti i leader mondiali nel 2000.

Uno studio diffuso all’inizio di dicembre dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), intitolato “La situazione dell’insicurezza alimentare nel mondo 2004”, riporta che negli ultimi due anni il numero di persone che soffrono la fame è in realtà aumentato da 842 a 852 milioni.

La WFP, l’agenzia multilaterale per gli aiuti alimentari più grande del mondo, nutre appena 100 milioni su quel totale di persone, secondo quanto riportato da Jordan Dey, il portavoce dell’agenzia a Washington. “La sfida è stata di gran lunga superiore alle risorse disponibili“, ha dichiarato. “Si può sempre fare qualcosa in più”.

Secondo Ellen Levinson, direttrice della Coalition for Food Aid – un gruppo con base a Washington che rappresenta 16 tra le principali agenzie di aiuti e sviluppo – anche la quantità di aiuti alimentari da parte dei paesi donatori è diminuita negli ultimi anni.

“Gli stati europei hanno ridotto drasticamente gli aiuti negli ultimi dieci anni, e ciò significa che durante queste insolite emergenze non vi sono altri paesi donatori per riempire il vuoto”, ha detto Levinson all’IPS. “Perciò la pressione ritorna sugli Stati Uniti, costretti a deviare i sussidi destinati ai programmi di sviluppo per fronteggiare queste emergenze”.

Gli Usa sono stati per molto tempo il principale donatore di aiuti alimentari, provvedendo al 35-40 per cento del fabbisogno per le emergenze in tutto il mondo, incluso circa il 50 per cento degli aiuti alimentari distribuiti dalla WFP.

Quando l’amministrazione chiese 1 miliardo e 200 milioni di dollari per il Food for Peace 2005, assegnò 468 milioni di dollari del totale alle emergenze.

Come risultato della crisi a Darfur – con un milione e seicentomila profughi e una brutale controrivolta –, delle alluvioni in Bangladesh, delle locuste in Africa occidentale, della continua penuria di cibo in Afghanistan e della siccità in Etiopia ed Eritrea, la USAID stima che saranno necessari circa 1 miliardo e 300 milioni di dollari per far fronte alle emergenze.

Ma sono quei tagli che stanno spingendo la USAID ad operare secondo ciò che un funzionario ha definito “triage” nei progetti di sviluppo a lungo termine, che avrebbero dovuto ricevere 715 milioni di dollari in aiuti alimentari.

“A meno che non cambi rapidamente qualcosa e non venga approvato uno stanziamento supplementare, la situazione è estremamente grave”, afferma Sean Callahan, vicepresidente del CRS. “Sembra che i programmi potrebbero subire tagli del 50 per cento, o addirittura venire cancellati, se non saranno disponibili nuove risorse”, ha detto all’IPS.

Le agenzie stanno lavorando con un gruppo di legislatori bipartisan di entrambe le Camere del Congresso per cercare di ottenere maggiori risorse alimentari dalle riserve speciali del ministero dell’agricoltura, chiamate Bill Emerson Humanitarian Trust (BEHT), affinché i legislatori prendano in considerazione al più presto assegnazioni supplementari, dopo che il Congresso si riunirà a gennaio.

Una lettera del Senatore repubblicano Sam Brownback, firmata da altri ventiquattro senatori, è stata inviata a Bush per esortare la Casa Bianca, il cui Ufficio di gestione e bilancio (OMB) sembra si sia rifiutato di concedere ulteriori risorse del BEHT, a convincere l’OMB e a incoraggiare un generoso contributo.

Le spese e i tagli fiscali dell’amministrazione negli ultimi quattro anni hanno trasformato un avanzo di bilancio di 236,4 miliardi di dollari in un disavanzo di 413 miliardi di dollari.

I costi dei ritardi e delle cancellazioni risultati dalle riduzioni sono notevoli. Il CRS stima che più di 5 milioni e mezzo di persone in difficoltà saranno gravemente colpite, di cui circa 1,2 milioni di bambini in età scolare provenienti da famiglie povere, molti dei quali ricevono la loro principale fonte di nutrizione dalle mense scolastiche; circa 1,6 milioni di orfani a causa dell’Aids, disabili e affetti da Hiv/Aids e altre malattie croniche, e più di 1,2 milioni di madri e neonati che ricevono un’alimentazione supplementare.

”È necessario qualcosa di più del cibo, per combattere la fame a lungo termine”, ha detto Schonberg, sottolineando che Save the Children portava avanti progetti di sviluppo associati agli aiuti alimentari che oggi sono a rischio in 14 paesi, tra cui Afghanistan, Bangladesh, Bolivia, Etiopia, Guatemala, Haiti, Indonesia, Malawi, Mozambico, Nicaragua, Sudan, Tagikistan e Uganda.