SALUTE:: Negli obiettivi del millennio manca il sesso

RIO DE JANEIRO, 8 dicembre 2004 (IPS) – Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio devono incorporare i diritti sessuali e riproduttivi, ignorati nella sua versione iniziale, così come i progressi raggiunti nelle conferenze mondiali su popolazione e donne.

È l’appello delle organizzazioni che si occupano di salute, questioni di genere, popolazione e sindrome di immunodeficienza acquisita (Aids), riunitesi a fine novembre a Rio de Janeiro, in un simposio latinoamericano, con incontri analoghi in altre regioni.

Gli obiettivi del millennio, che saranno rivisti nel 2005 dall’Onu, non prevedono “il ruolo di pianificazione familiare nel processo di sviluppo”, ha segnalato Carmen Barroso, direttrice della Federazione internazionale di pianificazione familiare – Regione dell’emisfero occidentale (IPPF/WHR le sigle in inglese), promotrice dell’incontro.

È necessario “inserire politiche che favoriscano l’accesso universale agli anticoncezionali e all’informazione” sul loro uso, sugli effetti e le alternative, perché le persone possano decidere, ha detto Barroso all’IPS.

Altri obiettivi da contemplare – ha aggiunto – sono la fine delle discriminazioni e degli stigmi che colpiscono le minoranze sessuali e le persone con l’Aids, e delle disuguaglianze tra etnie e classi nell’accesso ai programmi sanitari.

Gli Obiettivi di sviluppo del millennio sono stati adottati dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2000, come una piattaforma globale per porre fine alla povertà e alle disuguaglianze. Definiscono otto traguardi fondamentali con scadenza nel 2015.

Gli obiettivi comprendono le raccomandazioni di tutte le grandi conferenze promosse dall’Onu negli anni ’90. “L’unica esclusa è quella del Cairo” – cioè la Conferenza su Popolazione e sviluppo tenutasi nella capitale egiziana nel 1994 – ha deplorato Alejandra Meglioli, rappresentante di IPPF/WHR in Brasile.

I diritti sessuali e riproduttivi sono legati “in modo incompleto” e indiretto a tre degli otto obiettivi, si è detto all’incontro di Rio, che ha visto la presenza di 200 partecipanti.

Si tratta dell’obiettivo 3, che propone l’uguaglianza di genere nell’educazione, nel lavoro e la rappresentanza politica; il 5, che stabilisce la riduzione della mortalità materna e il 6, che si propone di fermare l’avanzamento dell’Aids e di altre malattie infettive.

Gli obiettivi del millennio propongono inoltre di ridurre della metà la percentuale di popolazione che soffre la povertà estrema e la fame, ridurre la mortalità infantile, universalizzare l’insegnamento primario e prefiggersi lo sviluppo con sostenibilità ambientale.

Nemmeno le conclusioni della Quarta conferenza mondiale sulla Donna, celebrata a Pechino nel 1995, sono state opportunamente inserite negli otto obiettivi, lamentano alcune organizzazioni femministe e per la salute riproduttiva.

Per correggere tali omissioni, si promuove un movimento mondiale con dieci gruppi di esperti di organizzazioni della società civile, università, agenzie dell’Onu e governi, che discuteranno e prepareranno proposte per la revisione degli obiettivi del millennio, il prossimo anno.

La Conferenza Pechino+10, anch’essa prevista nel 2005 per valutare i risultati di dieci anni di applicazione del suo piano d’azione, sarà un altro fattore di mobilitazione.

Le opinioni si dividono tra chi vuole aggiungere un obiettivo specifico sull’accesso universale ai diritti sessuali e riproduttivi, e chi vorrebbe renderli più espliciti all’interno di obiettivi già definiti e affini, ha ammesso Barroso.

In ogni caso, gli incontri regionali in cui si discute la questione intendono fare pressioni perché questi diritti e i loro indicatori specifici vengano inclusi tanto negli obiettivi del millennio quanto nelle istanze sociali.

Non solo c’è bisogno che la questione sia inclusa tra gli impegni governativi, ma anche tra le preoccupazioni della popolazione, ha sottolineato Meglioli, una sociologa argentina specializzata su questo tema.

Se non si assicurano i diritti della donna, non ci sarà “pieno accesso all’informazione e ai metodi anticoncezionali” che permettono di evitare rischi ed eccessi di gravidanze, né all’assistenza prenatale, né alla prevenzione del cancro ginecologico, l’Aids e i problemi dell’aborto, ha commentato Ney Costa, direttore di “Benessere familiare in Brasile”, una delle organizzazioni sostenitrici del simposio.

Nemmeno altri temi, come il lavoro e l’occupazione, sono inclusi negli obiettivi ma vengono reclamati da diversi movimenti, ha ricordato Meglioli.

All’incontro si sono discussi anche gli ostacoli alla generalizzazione dei diritti sessuali e riproduttivi, come l’ordine economico internazionale vigente, che amplia disuguaglianze ed esclusioni.

Le differenze etniche devono essere contemplate tra gli obiettivi.

La mortalità materno-infantile tra la popolazione nera in Brasile è assai maggiore che in quella bianca, ed è minore l’accesso dei neri al sistema sanitario, ha osservato Maria Inés Barbosa, della “Segreteria speciale di promozione dell’uguaglianza razziale”.

Lo sradicamento dell’omofobia è una richiesta del movimento degli omosessuali brasiliani, rappresentato da Luis Mott, dirigente del Gruppo Gay di Bahía, che ha lamentato la discriminazione subita dalle minoranze sessuali. Il Brasile è “campione negli omicidi di omosessuali”, con una vittima ogni giorno, ha precisato Mott.

I diritti riproduttivi vengono negati a chi è colpito dal virus di immunodeficienza acquisita (Hiv, che provoca l’Aids), ritiene María Cristina Pimenta, specialista nella prevenzione di questa malattia al Ministero della salute.

Uno studio – ha concluso Pimenta – rivela che nella città di San Paolo (la più popolata del Brasile), il 50,6 per cento delle donne con l’Hiv sono state sterilizzate, contro appena il 3,4 per cento della popolazione totale.