SVILUPPO: Banca Mondiale: ancora lontani gli obiettivi sulla sanità

WASHINGTON, 6 dicembre 2004 (IPS) – La Banca Mondiale avverte che ogni giorno nel mondo muoiono milioni di bambini e centinaia di migliaia di donne incinte, nonostante le promesse del patto di intesa globale di diminuire drasticamente il numero di queste morti entro il 2015.

Un rapporto dell’istituto di credito di Washington afferma che nel 2002, oltre 11 milioni di bambini sono morti per malattie curabili prima del quinto anno d’età. Nel mondo – aggiunge il rapporto – 140 sui 613 milioni di bambini in questa fascia d’età sono sottopeso.

Il rapporto, “Rising to the Challenges: The MDGs for Health”, afferma inoltre che addirittura mezzo milione di donne sarebbero morte durante la gravidanza o il parto.

Ma tra le numerose critiche alla Banca Mondiale, secondo alcuni è in parte da condannare la stessa istituzione, per le sue politiche – poste come condizioni, che i paesi in via di sviluppo devono rispettare per avere un prestito – che spesso privano i poveri di una assistenza sanitaria soddisfacente, accelerano la privatizzazione dei sistemi sanitari, e tacitamente incoraggiano l’imposizione di tariffe più alte sui servizi.

Secondo il rapporto, molti paesi in via di sviluppo sono indietro rispetto al raggiungimento entro il 2015 degli obiettivi del millennio (MDG) stabiliti dalle Nazioni Unite nel 2000, come ridurre la mortalità materno infantile.

Tra gli MDG per la salute materna, l’obiettivo è ridurre entro il 2015 la mortalità materna di tre quarti rispetto al 1990, ossia un tasso annuale di diminuzione del 5,4 per cento.

Per la mortalità infantile, gli obiettivi prevedono di ridurre la mortalità dei bambini entro i cinque anni di due terzi rispetto al 1990, un tasso annuale di riduzione del 4,3 per cento.

Ma il rapporto della Banca, che è tra i principali attori dell’economia globale, ritrae uno scenario a dir poco oscuro per il raggiungimento di questi obiettivi.

“Pur considerando la crescita economica generale ed un più veloce sviluppo degli altri MDG, molti degli obiettivi sulla sanità non saranno raggiunti da nessuna delle regioni”, ha dichiarato alla stampa James D. Wolfensohn, presidente della Banca Mondiale.

Il rapporto individua l’Africa subsahariana come la regione più lenta nei progressi in campo sanitario, specialmente nella riduzione della mortalità infantile. Tutti i paesi di questa regione – che concentra il 42 per cento della mortalità infantile – non riusciranno a rispettare i parametri sulla sanità fissati dall’Onu.

Infatti, aggiunge il rapporto, solo il 16 per cento dei paesi – cioè il 19 per cento dell’intera popolazione del mondo in via di sviluppo – sarebbero in grado di raggiungere l’obiettivo sulla mortalità infantile. E solo il 17 per cento potrebbe arrivare a ridurre la mortalità materna, considerando che solo il 4,2 per cento dei paesi di America Latina e Caraibi potranno raggiungere questo obiettivo.

Gli autori del rapporto affermano che esistono cure efficaci per malnutrizione, mortalità materna ed infantile e malattie infettive ma che i farmaci e le terapie non arrivano a chi ne ha più bisogno. Ciò risulta evidente – aggiungono – per diarrea, polmonite e malaria, malattie che rappresentano il 52 per cento della mortalità infantile mondiale. Per le tre patologie esistono cure accertate.

In Sud Asia – segnala il rapporto – meno del 50 per cento delle donne incinte fa un check-up prenatale, e solo 2 parti su 10 avvengono in presenza di personale medico specializzato.

Le persone che più avrebbero bisogno di farmaci ed assistenza medica ne usufruiscono troppo poco – dice ancora il rapporto – soprattutto tra i poveri.

Per esempio, nei paesi a basso-medio reddito, solo 300.000 su circa 6 milioni di persone affette da Hiv/Aids ricevono i farmaci antiretrovirali (ARV), contro l’Hiv. In Asia, dove 7 milioni di persone vivono con l’Aids, nessun paese ha avuto più del 5 per cento di copertura della terapia antiretrovirale.

Eppure, la Banca Mondiale, spesso accusata insieme al Fondo Mondiale Internazionale (FMI) di costringere i paesi debitori a tagliare le spese di sanità ed educazione per bilanciare i deficit di budget, afferma che aumentare la spesa pubblica – come spesso consiglia la società civile – non è sufficiente per risolvere i problemi.

“Aumentare la spesa pubblica per la sanità è parte della risposta per ottenere interventi più ampi ed efficaci. Ma non basta”, si legge nel documento.

Nel rapporto si accusano le “istituzioni e le politiche scarse” per i problemi della sanità, e come la ragione per cui un aumento generalizzato della spesa pubblica avrà un impatto minimo o nullo sul raggiungimento degli MDG.

La Banca raccomanda di “rafforzare” i sistemi sanitari, per la migliore distribuzione di farmaci e terapie salvavita, e di formare nuovo personale medico specializzato per compensare la “fuga di cervelli” verso i più ricchi paesi sviluppati.

Il rapporto cita l’esempio dello Zambia dove, dopo l’indipendenza del 1964, sono rimasti nel paese solo 50 medici su 600.

“Un messaggio chiave di questo rapporto è che il progresso può essere accelerato mediante una sapiente miscela di riforma istituzionale, politica, e della spesa”, conclude il documento.

Ma i gruppi d’osservatori che monitorano gli istituti finanziari internazionali,come la Banca Mondiale, affermano che le sue politiche in favore della privatizzazione del sistema sanitario hanno in realtà reso più difficile – e non favorito – l’accesso dei poveri all’assistenza sanitaria.

Mentre oggi la Banca assicura di essere relativamente neutra rispetto alle decisioni dei governi di imporre tasse sui servizi sanitari, gli oppositori sostengono che il suo precedente sostegno tradizionale a queste tasse ha contribuito ad ostacolare l’accesso all’assistenza sanitaria.

I critici aggiungono, tra altre importanti considerazioni, che il fallimento della Banca nel risolvere seriamente il problema del debito dei paesi poveri significa che a quei paesi non sono arrivate le risorse che avrebbero dovuto destinare alla sanità e all’educazione.

“Non c’è dubbio che la Banca, con la sua politica di ristrutturazione della sanità, ha avuto un grosso peso nell’incrementare il ruolo del mercato e ha reso così più difficile l’accesso per i poveri”, ha affermato Robert Weissman, co-direttore del gruppo Essential Action di Washington.

“Prima priorità della Banca – ha dichiarato Weissman all’IPS – dovrebbe essere sistemare i propri affari e smetterla di fare pressioni e richieste, imporre, persuadere, e sostenere politiche nocive in linea con le sue tendenze fondamentaliste in favore del mercato, che ostacolano le buone politiche sanitarie”.