SVILUPPO SOSTENIBILE: In difesa delle zone umide dell’Africa

JOHANNESBOURG, 25 ottobre 2004 (IPS) – Il governo del Sud Africa si sta impegnando per estendere il consumo di acqua a tutta la popolazione, ma alcuni esperti avvertono che se non verranno prese misure per proteggere le grandi zone umide del paese, nel 2030 ci sarà penuria

Le zone umide funzionano come delle spugne, ci sono scarsi rischi di perdita d’acqua per evaporazione. Sono poi molto importanti come filtro naturale, poiché purificano l’acqua contaminata da agenti inquinanti o germi responsabili di malattie come diarrea e dissenteria.

John Dini, dell’Istituto botanico nazionale del Sud Africa, ha rilevato che negli ultimi 40 anni si sono perse tra il 35 e il 60 per cento delle zone umide sudafricane, come sorgenti e paludi.

“Storicamente, le zone umide sono state considerate aree senza valore. Vengono prosciugate per l’agricoltura e per la costruzione di complessi di case o dighe”, ha detto Dini all’IPS.

Questo approccio allo sviluppo ha aumentato l’attività agricola e la sedimentazione provocata dall’erosione di aree da pascolo sovrasfruttate. Le province di KwaZulu-Natal, Capo Orientale, Mpumulanga e Limpopo sono le più colpite, secondo ambientalisti e esperti del governo.

“Dal 2000, abbiamo recuperato 50.000 ettari di zone umide, il che equivale a circa 100.000 campi da football”, ha segnalato Dini. Il costo per il governo è di 16 milioni di dollari, nel quadro di un programma di alleviamento della povertà.

Il recupero prevede la chiusura dei canali che venivano dragati per prosciugare le zone umide, così che l’acqua possa diffondersi nella zona originariamente umida. Dopo questo intervento, la vegetazione comincia a ricrescere.

Secondo l’organizzazione non governativa (Ong) Fondo mondiale per la natura (WWF), il 65 per cento del territorio sudafricano riceve in media meno di 500 millimetri di pioggia all’anno. Si tratta perciò di un paese in cui scarseggia l’acqua.

Nel 2025, le esigenze di acqua del paese supereranno la fornitura, a meno che non vengano adottate misure urgenti per gestire questa risorsa in modo più sostenibile, ha avvertito il WWF.

L’Ong sostiene che ci sarebbero problemi di fornitura e di qualità. Oggi, 8 milioni di persone su un totale di 45 milioni di abitanti non hanno accesso all’acqua potabile.

Con la fine dell’apartheid (regime di segregazione razziale che discriminava la maggioranza nera), nel 1994, “16 milioni di persone non avevano accesso ad un’acqua pulita”, ha ricordato il presidente Thabo Mbeki in un messaggio al parlamento a febbraio.

Decenni di apartheid hanno impedito che la maggioranza della popolazione nera beneficiasse dei servizi basilari, come acqua ed elettricità. Il problema è grave in particolare nelle aree rurali in cui risiedono numerose comunità nere, la maggior parte estremamente povere.

La metà della popolazione sudafricana vive sotto la soglia di povertà, che in questo paese è di 52 dollari al mese, secondo un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) del 5 maggio.

Esperti e funzionari temono che il surriscaldamento del pianeta possa aggravare i problemi legati alle zone umide.

Se il fenomeno “si intensifica, il Sud Africa rimarrà asciutto”, ha dichiarato all’IPS il vicedirettore del Dipartimento affari ambientali e turismo, Geoff Cowan.

La popolazione sudafricana cresce dell’1,35 per cento l’anno, e questo indica che in futuro “ci sarà molta gente, ma non ci sarà acqua sufficiente per tutti”, ha osservato il funzionario.

Il Sud Africa ha ratificato nel 1975 la Convenzione sulle zone umide siglata a Ramsar, Iran, nel 1971. Il trattato tutela 1.367 aree di “importanza internazionale” per il loro valore idrologico e per la biodiversità, con una superficie totale di 120.514.364 ettari. Del totale delle aree, 17 sono sudafricane.

Una di queste, il Bosque Estatal De Monde (protetto dalla Convenzione di Ramsar nel 1986), è situata nella provincia di Capo Occidentale, sull’estuario del fiume Heuninges che attraversa 12 chilometri di pianura costiera della tenuta Zoetendals Vallei.

È uno dei pochi siti in cui si riproduce e si alleva la Sterna di Damara, una specie di volatile molto vulnerabile. Vi si riproducono anche altri uccelli come l’ostricaio nero africano, la gru azzurra, l’oca egiziana.

Ci sono poi folte popolazioni di gamberetti rossi, granchi giganti e gasteropodi.

La Convezione di Ramsar obbliga i governi a promuovere l’uso intelligente di tutte le zone umide.

Le comunità locali beneficiano direttamente della cattura del pesce, la coltivazione del riso o lo sfruttamento del legname, o indirettamente, per la capacità delle zone umide di controllare le inondazioni, l’erosione e il rinnovo delle falde freatiche.

Gli ambientalisti sostengono che servirebbero più soldi per recuperare le zone umide, ma il governo assegna appena sette milioni di dollari all’anno a tale scopo.