WASHINGTON, 13 agosto 2004 (IPS) – Secondo un recente sondaggio, gli iracheni sono ottimisti per il futuro ma sono delusi per l’offerta dei servizi pubblici come elettricità o acqua potabile, oltre a dirsi preoccupati per la situazione dello Stato
“Gli iracheni credono che la situazione migliorerà, sebbene non percepiscano ancora nessun avanzamento nella loro vita quotidiana (…), il che riflette – indica l’inchiesta, realizzata dal Centro di Studi Strategici e Internazionali (CSIS) – un senso di “ottimismo scettico”.
Nonostante la reputazione di centro-destra del CSIS, diversi suoi analisti sono stati critici verso la politica irachena del governo di George W. Bush.
John Hampre, direttore dell’Istituto nonché funzionario del ministero della Difesa nel governo di Bill Clinton (1993-2001), ha condotto lo scorso agosto la prima analisi indipendente dell’invasione irachena, su richiesta del capo del Pentagono, Donald Rumsfeld.
L’inchiesta, appena divulgata e intitolata “Catturando voci irachene”, si basa su interviste realizzate dal 12 al 27 giugno – prima del passaggio di sovranità ad un governo nazionale – a più di 700 persone in 15 città di tutto il paese. Gli intervistatori erano anch’essi iracheni.
Obiettivo del sondaggio era capire ciò che gli iracheni percepiscono in materia di sicurezza, governance e benessere sociale sin dall’inizio dell’occupazione.
Lo studio si proponeva di misurare l’attuale livello di soddisfazione nel presente e l’ottimismo e pessimismo rispetto al futuro.
I risultati sono stati discordanti ma, nell’insieme, “gli iracheni vedono luce in fondo al tunnel”, ha dichiarato Bathsheba Crocker, co-direttrice del Progetto di ricostruzione post-bellico del CSIS, alla presentazione del rapporto.
“Invece di una visione di totale successo o fallimento, riscontriamo nelle interviste che la popolazione irachena è ragionevolmente speranzosa”, ha detto l’altro co-direttore del Progetto, Rick Barton.
La governance è l’aspetto che ha ricevuto meno voti: nessuno degli intervistati delle 15 località in esame ha mostrato prevalentemente soddisfazione.
In ogni caso, la media nazionale suggerisce che la popolazione sente di avere una certa influenza su un “governo moderatamente credibile”.
“La governance è un settore a rendimento povero”, ha osservato il CSIS, legando tale povertà alla percezione dei processi elettorali che gli iracheni continuano a vedere non liberi né equi.
Il sondaggio conclude che gli iracheni nella media non hanno entrate sufficienti per coprire i bisogni basilari, ma nonostante ciò si mostrano ottimisti verso futuri miglioramenti delle condizioni di vita.
Questa sensazione era più diffusa tra gli iracheni in migliori condizioni economiche, secondo l’inchiesta, da cui si evidenzia anche la priorità dell’accesso all’educazione e ai servizi sanitari.
Metà degli iracheni ha meno di 20 anni, perciò si è fatto uno sforzo particolare per intervistare i più giovani, ha indicato il CSIS. Lo studio è stato realizzato in zone a maggioranza sciita, sunnita e curda.
I musulmani sciiti sono la maggioranza, ma i sunniti controllano tradizionalmente la politica e l’economia nazionali. Le città di Baghdad e Kirkuk erano comprese nello studio.
Gli intervistati nelle città a maggioranza sciita si sono detti fiduciosi nel miglioramento della loro partecipazione alla vita nazionale, manifestando però timore per la violenza politica, secondo il rapporto.
Gli abitanti di Mosul, città in prevalenza sunnita, hanno manifestato posizioni più negative verso le autorità, il che riflette la preoccupazione di questa comunità musulmana di fronte alla perdita di potere politico dopo la caduta del regime di Saddam Hussein.
Gli interpellati in generale ancora non percepiscono un livello di sicurezza soddisfacente o “funzionale”, una situazione che è più nota a Baghdad. Mentre la sicurezza nelle zone a maggioranza curda si è collocata al primo posto come grado di soddisfazione.
Nel centro e nel sud sciita, la sicurezza è maggiore che in media nelle località di Al Hera e Al Manathera, e quasi soddisfacente a Najaf e Al Kufa, come anche al nord, ad Ana.
La percezione della sicurezza veniva considerata bassa nelle altre tre città esaminate.
L’accesso degli abitanti ai servizi primari – acqua potabile, elettricità e sanità – oscilla in generale tra le restrizioni più assolute e un giudizio di sufficienza, ma la maggioranza confida in un miglioramento, secondo il sondaggio.
Gli intervistati a Najaf, Kirkuk, Ana e Sulaimaniah ritengono che il livello di copertura dei servizi di base sia quasi soddisfacente.
Ma gli abitanti di Erbil, l’altra città curda presa in esame, sono stati meno ottimisti e si sono dichiarati meno soddisfatti dei servizi di base.
“Considerando quanti soldi ha il governo, abbiamo un servizio pessimo. Abbiamo elettricità solo per 10 ore al giorno”, ha dichiarato una studentessa universitaria di 29 anni agli intervistatori.
I vicini di Mosul hanno segnalato che alla città manca un accesso decente all’acqua, l’elettricità e la sanità. Anche i cittadini di Baghdad hanno giudicato insoddisfacente i propri servizi, ma si sono rivelati più ottimisti quanto a possibili miglioramenti.
La maggioranza degli intervistati ha affermato inoltre che le entrate non sono sufficienti a coprire i bisogni basilari, ma si dice fiduciosa.
“Il calo dei prezzi dei prodotti di base e l’aumento dei salari lasciano sperare in un miglioramento”, ha dichiarato una donna di 26 anni.
L’abbondanza di petrolio porta molti iracheni a pensare che il paese avrà un livello “eccellente” di educazione e assistenza sanitaria.”Non abbiamo bisogno del denaro e dei regali degli Stati Uniti. L’Iraq è un paese ricco, con tutto il suo petrolio e le sue risorse”, ha detto un’altra donna di 26 anni di Baghdad.(FINE/2004)

