AIDS: La semplicità puo’ salvare una vita

BANGKOK, 4 agosto 2004 (IPS) – La vecchia convinzione che nei Paesi in via di sviluppo (PVS) la distribuzione di medicinali per la cura dell’Aids fosse una prerogativa esclusiva di strutture sanitarie ultramoderne, si è dissipata alla XV Conferenza Internazionale sull’Aids (IAC) tenutasi quest’anno in Thailandia.

Al suo posto, prevale adesso la prospettiva chiave del progetto difeso dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), il cui obiettivo è distribuire i farmaci contro l’Aids a 3 milioni di persone entro il 2005.

“Abbiamo riscontrato programmi anti-Aids molto efficaci in luoghi privi di qualsiasi infrastruttura”, ha detto all’IPS Jim Yong Kim, dottore e direttore del programma dell’OMS per l’Hiv/Aids.

“E poiché esistono i precedenti, non si può più dire che è impossibile curare le persone con Hiv a causa della mancanza di infrastrutture sofisticate”, ha aggiunto Kim.

Durante la IAC, che si è svolta dall’11 al 16 luglio a Bangkok, la nuova speranza di portare cure sanitarie anche in condizioni precarie, ha trovato ampio sostegno da parte di una delle principali organizzazioni umanitarie, Medecins Sans Frontières (MSF).

Secondo MSF, si è dimostrata estremamente efficace nella diffusione delle cure contro l’Hiv una terapia semplificata, che coinvolga infermiere, assistenti sanitari e persone affette da Hiv, in grado di offrire supporto psicologico a chi è in terapia antiretroattiva (ART).

“Pensiamo che semplificare la terapia sia uno degli aspetti fondamentali”, ha detto Alexandra Calmy di MSF durante un’assemblea del gruppo sul tema “aumentare le terapie ART nei luoghi con scarse risorse”.

Non c’è da stupirsi che a Bangkok, tra i 17.000 partecipanti di 160 nazioni, gli attivisti e i sostenitori del sistema sanitario pubblico abbiano sottolineato l’importanza di una rivoluzione nella cura dei pazienti con Hiv.

Questi gruppi hanno fatto pressione perché a Bangkok si sostenesse questa soluzione, unica possibilità di prolungare la vita di chi è stato colpito dal male mortale.

Secondo Zackie Achmat, sudafricano e affetto da Hiv, in prima fila nella lotta per l’accesso ai medicinali anti-Aids economici per i poveri del mondo, il cambiamento epocale dell’OMS è il risultato dell’impegno straordinario delle associazioni dal basso.

“Negli ultimi anni, l’evento più significativo è stato la campagna per l’accesso universale alle terapie”, ha detto Achmat, del South Africa’s Treatment Action Campaign (TAC), in un’assemblea.

“Quando abbiamo cominciato la campagna, molte persone e molte organizzazioni, tra cui alcune agenzie dell’Onu, non credevano che i poveri fossero capaci di darsi da fare e cambiare”, ha detto Achmat.

“Ci hanno domandato se, in quanto paese povero, fossimo in grado di distribuire i medicinali”, ha aggiunto. “Ci hanno chiesto se avevamo personale preparato. Ma soprattutto, ci hanno chiesto se i poveri avrebbero mai capito come prendere i medicinali”.

Ciò che ha scatenato la rabbia degli attivisti come Achmat è che i farmaci salva vita hanno cominciato ad essere prodotti nei paesi ricchi industrializzati senza essere accessibili dove erano più necessari, nelle comunità povere dei PVS.

Il prezzo esorbitante dei medicinali prodotti dai giganti dell’industria farmaceutica era la prima barriera tra Nord e Sud.

Nel 2000, per esempio, il costo di un anno di terapia contro la diffusione dell’Hiv, il virus che causa l’Aids, si aggirava intorno a 10-12.000 dollari.

Ma in seguito all’intervento dei produttori di farmaci generici nei Paesi in via di sviluppo, che hanno offerto la terapia annuale inizialmente a 300 dollari e, dall’inizio del 2004, a 150 dollari, i medicinali delle multinazionali non erano più indispensabili.

Sicuramente, dicono gli esperti, i sistemi sanitari dei PVS che devono prestare cure, assistenza ed esami di laboratorio durante la terapia antiretroattiva nei pazienti affetti di Hiv si sono rivelati inadeguati.

Ora, la campagna dell’OMS “3 by 5” (3 entro il 5) – che entro il 2005 vuole portare la ART a 3 milioni di persone dei Paesi in via di sviluppo – ha ulteriormente ridotto la barriera tra Nord e Sud.

L’agenzia Onu di Ginevra mantiene delle riserve sull’offerta di incrementare la fornitura di medicinali contro l’Aids ai poveri del mondo, poiché si calcola che a dicembre del 2003, solo 400.000 persone avevano accesso all’ART, sui 5-6 milioni di pazienti affetti da Hiv che ne hanno bisogno.

Tra coloro che hanno sfidato l’OMS, c’è il prof. Joep Lange, presidente della International AIDS Society (IAS), l’ente indipendente di scienziati, ricercatori ed esperti di medicina che organizza, tra gli altri, il convegno biennale sull’Aids.

“Esaminando il numero di persone che oggi ricevono la terapia nei Paesi in via di sviluppo, ci si rende conto che sarà impossibile raggiungere l’obiettivo di 3 milioni di persone”, Lange ha detto all’IPS la sera prima della conferenza.

Altri, mettono in discussione la campagna dell’OMS perché temono che, se condotta in infrastrutture sanitarie inadeguate, possa provocare l’insorgere di nuove forme di Hiv resistenti ai medicinali ora reperibili.

Per l’OMS, aver fissato un obiettivo così alto non è un problema. “Ogni progetto ambizioso sembra irraggiungibile. L’importante è essere creativi e pensare che forse stabilire obiettivi così lontani significa che possiamo anche superarli”, ha affermato Kim, responsabile del programma dell’organizzazione sull’Hiv.

Quando riceve critiche sulle carenze dei sistemi sanitari e sul timore di nuove forme di Hiv resistenti ai medicinali, l’OMS cita il successo della cura della tubercolosi in condizioni sanitarie precarie.

“Si afferma che poiché i sistemi sanitari nei Paesi in via di sviluppo non sono adeguati (rispetto a quelli del mondo industrializzato) e dato l’imbarazzo che questo comporta, dobbiamo morire tutti”, ha detto Kim.

Una posizione dallo scenario drammatico. Ogni giorno, circa 8.000 persone nei PVS muoiono a causa dell’Aids mentre nel mondo industrializzato, l’accesso ad ART permette ai pazienti di convivere con l’Hiv.

Secondo il Programma delle Nazioni Unite su Hiv/Aids, UNAIDS, nel 2003, 2,9 milioni di persone sono morte per l’Aids un dato che sarà altrettanto sconfortante quest’anno, visto che circa 38 milioni di persone sono colpite dall’Hiv.

Come ha detto un’attivista durante la conferenza: “L’accesso ai medicinali è un’emergenza mondiale, perché il numero di morti associate all’Hiv è intollerabile”.