WASHINGTON, 15 marzo (IPS) – Investire nell’universalizzazione dell’insegnamento primario è una delle forme più efficaci per migliorare la crescita economica, la salute dei cittadini e altri indicatori dello sviluppo nei paesi poveri
Questa è la conclusione di un nuovo rapporto firmato da 16 organizzazioni statunitensi umanitarie e per lo sviluppo, che si basa su dati provenienti dalla Banca mondiale e dalle agenzie dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu).
Il rapporto, intitolato “Educa un bambino, trasforma una nazione”, ha individuato una forte correlazione tra l’insegnamento e indicatori quali la crescita economica e le statistiche sulla salute, che determinano lo sviluppo di un paese.
“L’educazione costituisce le fondamenta dei paesi stabili”, ha dichiarato Stephen Moseley, presidente della Coalizione per l’educazione di base che comprende, tra gli altri, i gruppi CARE, International Youth Foundation, Save the Children e Women’s Edge.
Sebbene il tasso d’iscritti nelle scuole primarie stia aumentando in tutto il mondo – segnala il rapporto – l’aiuto dei paesi donatori per aumentare quest’indice è inadeguato alla domanda.
Su circa 680 milioni di bambini in età scolare, 115 milioni non vanno a scuola, di cui 60 milioni sono femmine. Inoltre, metà degli iscritti nelle scuole primarie non completa il ciclo educativo di base.
Il rapporto indica inoltre che più di un terzo degli allievi in Africa e Asia meridionale non vanno a scuola.
La correlazione tra educazione primaria e produttività economica è evidente, si aggiunge. Un anno in più di insegnamento aumenta la produttività individuale tra il 4 e il 7 per cento, mentre un agricoltore con appena quattro anni di educazione di base è quasi il 10 per cento più produttivo di un altro senza nessuna educazione.
L’educazione delle bambine, in particolare, aumenta il reddito per abitante e riduce la povertà in tutti i paesi. Le donne che hanno ricevuto un’educazione sono in generale più responsabili nell’amministrazione dell’economia domestica, e nelle spese per l’educazione e la salute dei figli.
Di per sé, l’educazione non è sufficiente a generare uno sviluppo positivo, ma è indispensabile per incrementare la produttività economica e migliorare la salute, indice fondamentale per valutare la aspettativa di vita e il tasso di mortalità infantile.
Le persone istruite sono inoltre più capaci di difendersi contro l’HIV (virus d’immunodeficienza acquisita, causa dell’Aids) e altre malattie infettive.
Parallelamente, le donne e le bambine con uno scarso livello d’istruzione hanno più probabilità di rimanere intrappolate nel commercio sessuale o nella schiavitù infantile.
I paesi con un altro indice d’iscritti nell’educazione secondaria – prosegue il rapporto – sono anche politicamente più stabili di quelli con un indice basso. Un alto livello d’istruzione sembra anche fondamentale per ridurre la corruzione.
La Coalizione per l’educazione di base è stata creata a seguito del Forum mondiale sull’educazione tenutosi nel 2000 a Dakar, Senegal, dove i funzionari di 164 Stati membri dell’Onu hanno promesso di universalizzare l’educazione primaria nei loro paesi entro il 2015.
Secondo il rapporto, seppure 83 paesi si siano impegnati nel raggiungimento di quest’obiettivo, altri 71 non lo conseguiranno. Metà di questi ultimi appartengono all’Africa subsahariana, la regione più povera al mondo.
Oltre ad ospitare il 70 per cento di tutte le persone colpite dall’HIV nel mondo, l’Africa subsahariana ha un debito estero altissimo.
Alcuni accordi internazionali hanno ridotto in certa misura questo debito, proprio perché i paesi colpiti potessero assegnare maggiori risorse a salute ed educazione, ma gli attivisti per lo sviluppo segnalano che sono necessari ancora molti progressi per raggiungere l’obiettivo della “educazione per tutti”.
I paesi in via di sviluppo spendono in media 40 dollari a bambino nell’educazione primaria, mentre i paesi ricchi di America del nord, Europa e Asia investono 100 volte di più.
Quando lo scorso anno il Kenya ha reso gratuita l’educazione primaria, 1,5 milioni di bambini che non andavano a scuola hanno cominciato a farlo. Ma il sistema non era pronto per un tale afflusso, e il numero di alunni per ogni classe è aumentato da 40 a 120.
Il rapporto afferma che i paesi in via di sviluppo hanno bisogno di molte più risorse per l’educazione, e in mancanza di una maggiore riduzione del debito, quelle risorse devono venire dai paesi ricchi donatori.
Ma i soldi non bastano per far scendere il numero di alunni per aula a livelli accettabili. Nei paesi in sviluppo ci sono circa 26 milioni di maestri per l’insegnamento primario, ma per raggiungere l’obiettivo di Dakar sono necessari dai 15 a 35 milioni in più.
Nell’insieme, serviranno 5,600 milioni di dollari in più per raggiungere quest’obiettivo, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco), cui gli Stati Uniti hanno aderito nuovamente quest’anno dopo 20 anni di boicottaggio.
Quei fondi supplementari equivalgono a ciò che Washington spende attualmente in Iraq e Afghanistan nell’arco di sei settimane.

