GLOBALIZZAZIONE: Il "no" del Centroamerica all’Alca

Washington, DIC (IPS) – Alcuni gruppi della società civile si sono uniti ai legislatori degli Stati Uniti nel rifiutare l’accordo di libero commercio attualmente negoziato da Washington con cinque paesi dell’America centrale.

Secondo loro, infatti, l’accordo non risolverebbe i problemi legati ad occupazione, ambiente e salute pubblica. Robert Zoellick, rappresentante Usa, e i ministri del commercio di Costa Rica, Salvador, Guatemala, Honduras e Nicaragua, sono a Washington per la fase finale dei negoziati sul Trattato di libero commercio tra America centrale e Stati Uniti (CAFTA, dalla sigla inglese), che abbatterà dazi ed altre barriere commerciali tra i paesi membri entro la fine del prossimo anno.

La bozza dell’accordo rimane segreta, come anche il contenuto delle conversazioni, ma i funzionari commerciali hanno specificato che i paesi interessati riceveranno una copia della versione finale.

L’amministrazione di George W. Bush spera di presentare il CAFTA al Congresso legislativo entro il primo semestre 2004.

L’accordo è fondato sul modello del Trattato di libero commercio dell’America del Nord (NAFTA) siglato tra Messico, Canada e Stati Uniti.

I critici affermano che il NAFTA (TLCAN) non avrebbe migliorato le condizioni di vita di milioni di messicani poveri, comportando, per di più, la perdita di posti di lavoro per numerosi canadesi e statunitensi. Il CAFTA, sostengono, non sarà migliore, perché non è “né giusto né libero”.

Oxfam America, principale Federazione Usa dei sindacati (AFL-CIO), l’Ufficio di Washington per l’America Latina (WOLA), World Vision, Health GAP e più di 20 gruppi religiosi, tra cui il Consiglio nazionale delle Chiese di Cristo, hanno assicurato lo scorso 9 dicembre che si opporranno all’accordo commerciale.

L’opposizione al CAFTA è legata agli antecedenti di protezionismo agricolo statunitense, di imposizione dei programmi sostenuti dalle multinazionali e di mancanza d’attenzione all’ambiente, alla salute pubblica e ai diritti dei lavoratori negli accordi commerciali promossi.

Alcuni gruppi di agricoltori statunitensi segnalano inoltre che gli accordi di questo tipo beneficiano esclusivamente le grandi compagnie agricole e alterano le condizioni del mercato.

Kathy Ozer, della Coalizione nazionale delle aziende agricole familiari ha affermato: “Ci opponiamo alla politica agricola e commerciale degli Stati Uniti, che crea dipendenza dai sussidi finanziati dai contribuenti, fa crollare i prezzi e beneficia i grandi commercianti di grano”.

Lo scorso 9 dicembre, alcuni legislatori statunitensi si sono opposti al trattato, poiché privo di norme adeguate sul lavoro, sollecitando il governo affinché lo modifichi, nonostante il rischio che venga respinto al Congresso.

Sander Levin, rappresentante dello Stato del Michigan, ha dichiarato alla stampa: “Sono qui per dire al governo di modificare l’accordo”. Ed ha avvertito: “Il CAFTA non sarà approvato dal Congresso statunitense nel 2004 se non verranno inserite norme sul lavoro fondamentali”.

“Sull’agenda dei negoziati, questa settimana, è stata destinata solo un’ora al tema delle condizioni lavorative, mentre alle altre questioni viene dedicato molto più tempo”, ha segnalato Levin.

Ana Sol Gutiérrez, rappresentante dello Stato del Maryland, prevede che il trattato trasformerà i lavoratori del suo paese d’origine, il Salvador, in macchine al servizio delle imprese multinazionali statunitensi.

“Gli esseri umani sono diventati… macchine che possono produrre più rapidamente e a costi più bassi, a prescindere dalle loro condizioni di vita o dai loro bisogni. El Salvador è arrivato al punto che dovrebbe cambiare nome e chiamarsi “El Salvador, Inc.”, ha affermato la Gutiérrez.

D’altra parte, i sindacati statunitensi temono che l’offerta ai paesi centroamericani di accesso “limitato” al mercato nazionale metta in pericolo la già fragile situazione dell’occupazione in questo paese.

Il capitolo preliminare del CAFTA sul lavoro impone ai governi di applicare le norme nazionali sul lavoro, ma non li obbliga a rivedere le loro leggi per adeguarle alle norme internazionali.

Thea Lee, dell’AFL-CIO, afferma che Bush, per volontà della comunità delle imprese, seduce i paesi centroamericani con l’idea di maggiori opportunità di accesso al mercato statunitense, allo scopo di imporre l’agenda delle imprese sulle norme di investimento, i diritti di proprietà intellettuale, i servizi e la contrattazione pubblica.

Secondo l’AFL-CIO, il CAFTA richiederà ai propri membri di applicare le loro norme sul lavoro, qualunque esse siano. Ciò significa che i paesi possono “non avere norme sul lavoro”, o “proibire i sindacati ed eliminare qualsiasi tutela del lavoro infantile”, per esempio, ha proseguito Thea Lee.

L’organizzazione di difesa dei diritti umani Human Rights Watch ha esortato i funzionari responsabili dei negoziati dell’accordo commerciale a garantire i diritti dei lavoratori, in particolare nel Salvador, dove questi vengono sistematicamente violati, secondo la denuncia della rappresentante sindacale.

Nel frattempo, lo scorso 9 dicembre, alcuni attivisti per l’Aids hanno bloccato il transito a Washington, per protestare contro il fatto che il CAFTA rafforzerà i diritti di brevetto delle compagnie farmaceutiche per le medicine indispensabili alla cura dei malati di HIV o altre patologie.

I manifestanti si sono fermati davanti all’Hotel Mayflower, sede dei dibattiti tra funzionari commerciali di Stati Uniti e America centrale, sistemando un improvvisato padiglione d’ospedale.

“Abajo las patentes, traten a la gente” (“abbasso i brevetti, curate la gente”), gridavano i dimostranti.