COMMERCIO-UE: Prima verifica sulla lezione di Cancún

BRUXELLES, 30 settembre (IPS) – Alcune organizzazioni della società civile hanno chiesto all'Unione europea (Ue) di mettere da parte la rigidità manifestata durante la riunione ministeriale dell'Omc (l'Organizzazione mondiale del commercio) e di facilitare un accordo con le sue ex-colonie. Proprio questi paesi – 79 ex-colonie europee riunite nell'Acp (Gruppo di Stati di Africa, Caraibi e Pacifico) – si riuniranno questa settimana a Bruxelles per riprendere un dialogo commerciale con i rappresentanti della Ue e proseguire i negoziati rimasti aperti.

Secondo l'unione delle ONG europee, Eurostep, tale incontro costituirà una prima verifica per la politica commerciale europea dopo il fallimento della V Conferenza Interministeriale dell'Omc, tenutasi dal 10 al 14 settembre a Cancún, in Messico.

Secondo Eurostep, se la Ue manterrà la posizione sostenuta a Cancún, Bruxelles potrebbe danneggiare l'integrità del gruppo Acp, che comprende i 41 paesi definiti i meno sviluppati del Pianeta.

Le autorità comunitarie europee discuteranno con l'Acp i particolari degli Accordi della Società Economica (Epa), del libero commercio e dell'integrazione. L'obiettivo dei negoziati sarà quello di rivedere il trattamento preferenziale di cui proprio le ex-colonie europee hanno usufruito per molti anni.

Gli accordi dell'Epa sostituiranno l'attuale regime commerciale tra le due parti (Acp e Ue), grazie al quale Bruxelles può importare senza dazi quote sostanziose dei prodotti dei Paesi dell'Acp e questi ultimi, a loro volta, possono imporre dazi alle loro importazioni provenienti dall'Europa.

Le ex-colonie riceveranno inoltre alcuni finanziamenti per compensare le variazioni dei prezzi internazionali dei prodotti basilari che esportano, come zucchero, carne e banano.

I nuovi accordi – i cui dettagli dovranno essere fissati entro dicembre del 2007 – hanno l'obiettivo di integrare le nazioni dell'Acp (650 milioni di abitanti) nell'economia mondiale, contribuendo così alla riduzione della povertà.

Una delle controversie che ha portato al fallimento della conferenza di Cancún è stata proprio la risposta negativa dei paesi africani per aprire i negoziati sulle cosiddette questioni di Singapore, proposte dalla Ue.

Tali questioni sono legate alla protezione degli investimenti stranieri, politiche di concorrenza, agevolazioni commerciali attraverso dogane e trasparenza negli acquisti governativi. Tutti temi, questi, rimasti sul tavolo delle trattative dalla II Conferenza Ministeriale dell'Omc andata in scena proprio a Singapore nel 1996.

In generale, a Cancún, i paesi dell'Acp sono rimasti distanti da un altro “blocco del Sud in via di sviluppo”, quello riunito nel Gruppo dei 22 (Argentina, Brasile, Bolivia, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, Egitto, El Salvador, Filippine, Guatemala, India, Messico, Pakistan, Paraguay, Perú, Sudafrica, Thailandia, Turchia e Venezuela).

Il Gruppo dei 22 si era formato alcune settimane prima dell'apertura dell'incontro ministeriale di Cancun, con l'obiettivo di controbilanciare le iniziative comuni degli Usa e dell'Unione europea, le due potenze protezionistiche in campo agricolo.

Più del 51 per cento della popolazione mondiale e il 63 per cento degli agricoltori vive nei paesi del Gruppo dei 22 che, nel complesso, costituiscono più di un quarto delle esportazioni agropecuniarie.

Secondo i rappresentanti di Eurostep, la riunione di Cancún ha confermato che i paesi ricchi devono prestare ascolto ai timori del Sud in via di sviluppo, se vogliono evitare un costoso crollo dei negoziati commerciali internazionali.

Eurostep ha anche sottolineato che le economie del gruppo dell'Acp – e in particolare quelle dei paesi meno sviluppati – si trovano in una posizione sfavorevole rispetto alla liberalizzazione del commercio portata avanti da un gigante come la Ue.

“La politica agricola comune dell'Unione europea, unita al libero commercio, provocherà un'invasione di prodotti a basso costo nei mercati dell'Acp, grazie anche all'assenza di dazi o di quote di protezione”, ha avvertito il direttore di Eurostep, Simon Stocker.

D'altra parte, Guggi Laryea, assessore politico del gruppo di questi paesi, ha insistito sulla necessità, da parte delle nazioni dell'Acp, di imparare da quello che è successo nella riunione dell'Omc in Messico.

“Una delle lezioni più evidenti di Cancún è che se i paesi in via di sviluppo si uniscono, avranno la forza per resistere alle domande dei paesi industrializzati”, ha dichiarato Laryea a IPS.

La prima fase dei negoziati per gli Epa è iniziata il 27 settembre del 2002 con il proposito di definire gli obiettivi comuni e determinare il quadro generale. A oggi, quei negoziati sono finiti su un binario morto.

Adesso, i paesi dell'Acp si aspettano che l'Unione europea apra la strada ad un accordo su questioni chiave come le clausole di salvaguardia e i meccanismi di risoluzione dei conflitti, prima, però, che le distinte regioni che formano tale gruppo inizino a negoziare bilateralmente altri accordi commerciali con il blocco europeo.

“Questo nuovo accordo dovrà garantire l'eguaglianza tra le differenti regioni e tutelare la solidarietà all'interno dell'Acp”, ha detto a Bruxelles un portavoce del gruppo a IPS.

Una serie di negoziati commerciali bilaterali tra la Ue e alcuni paesi africani inizierà questo fine settimana, senza che a Bruxelles si sia ancora raggiunto un accordo di massima sulla questione degli Epa. Sarà la prima volta in 25 anni di rapporti tra Unione europea e le sue ex-colonie riunite nell'Acp che singole regioni di questo gruppo di paesi in via di sviluppo avviano negoziati in forma bilaterale con il blocco europeo.