ROMA, lug 2018 (IPS) – Parlare di migrazione come di un’emergenza è un grave errore che apre le porte ad attività illlecite e illegali, secondo un’esperta delle migrazioni.

Laura Verduci, attivista umanitaria che da oltre vent’anni lavora con i migranti sia in Europa che in Africa, racconta all’IPS i casi di sprechi e appropriazione indebita dei fondi dell’emergenza migranti.

Verduci, che attualmente lavora con Medici Senza Frontiere e vive in Sierra Leone, Africa occidentale, spiega: “dichiarare un’emergenza implica lo stanziamento di risorse (economiche) straordinarie … Durante la mia esperienza in Sicilia, ho visto come questi fondi vengono subappaltati a enti privati che li canalizzano in attività indebite e illegali”.

Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), circa 42.000 migranti sono arrivati in Europa tra gennaio e giugno 2018. Potrebbe essere prematuro confrontare questo dato con gli arrivi dello scorso anno di circa 172.000 migranti, ma a guardare ai numeri, il fenomeno sembra in calo dal picco di oltre un milione di arrivi del 2015 a quasi un terzo nel 2016. Rispetto alla popolazione totale dell’Europa di circa 750 milioni di persone, qualcuno la considera una goccia nell’oceano, più che una situazione di emergenza.

Gli scarsi numeri non spiegano le lungaggini burocratiche cui molti migranti sono sottoposti. In Italia, molti migranti sono ancora in attesa di ottenere l’asilo politico o, in alcuni casi, persino di essere registrati nelle liste dei richiedenti asilo.

Un mediatore culturale che lavora in un centro rifugiati nel nord Italia e che ha preferito rimanere anonimo, ha detto all’IPS che in alcuni casi le procedure d’asilo sono volutamente rallentate dalle autorità per prolungare il tempo di residenza dei migranti in questi centri, unicamente per l’assegnazione dei fondi pubblici. La International Press Foundation si è occupata di questo tema.

Verduci è stata testimone diretta di questo spreco di risorse. “Ricordo che una volta, quando lavoravo a Trapani, dovemmo aspettare che arrivassero delle ciabatte comprate da un fornitore di Messina, che si trova dalla parte opposta della Sicilia. Avremmo potuto comprarle in qualsiasi altro posto a Trapani, ma il subappalto [per la vendita delle ciabatte] era stato dato a quel fornitore”, ha spiegato all’IPS.

Lo scorso anno, un tribunale italiano ha condannato 41 persone, tra cui personalità e politici sia di destra che di sinistra, per aver sottratto denaro da appalti pubblici, e che grazie al sistema mafioso dell’intimidazione avevano vinto gli appalti a Roma.

Il racket controllava molti servizi comunali, come la raccolta e la gestione dei rifiuti, la manutenzione degli spazi pubblici e i centri rifugiati. Le indagini hanno rivelato che la maggior parte delle risorse finanziarie non erano mai state spese per ciò a cui erano destinate, ossia per migliorare le condizioni di vita nei centri profughi, ma erano state sottratte.

“Io vedo un chiaro legame tra criminalità e alcuni partiti politici in Italia”, ha detto Verduci.

“Ci sono organizzazioni criminali interessate a prolungare l’incertezza economica e sociale dei migranti i quali, se disoccupati e isolati dalla società, rischiano di restare coinvolti in attività illecite”, spiega Verduci.

Verduci allude non solo ai supposti legami tra le organizzazioni criminali e i politici italiani, ma anche all’aspetto più transnazionale del traffico di essere umani esistente tra Libia e Italia.

Alcuni mezzi di informazione hanno accusato il governo italiano precedente di aver stretto un patto con le milizie libiche coinvolte nella tratta di esseri umani per fermare i flussi migratori verso i porti italiani. All’epoca, il governo aveva negato le accuse. Ma secondo le notizie circolate, dopo aver firmato i presunti accordi, gli arrivi di migranti si erano ridotti drasticamente.

Secondo alcuni analisti, come Den Boer dell’Università del Kent e Valerie Hudson della Texas A&M University, sarebbe un errore considerare solo i benefici delle migrazioni ma bisogna tenere conto anche di alcuni effetti che possono rivelarsi negativi, se non affrontati con le misure appropriate.

I migranti rischiano di restare intrappolati in un limbo di inadeguatezza nelle società europee, se i Paesi non offrono politiche di integrazione adeguate. I migranti, se costretti a vivere nella povertà senza l’opportunità di un’educazione o di un posto di lavoro, possono facilmente cadere vittime di organizzazioni criminali.

(Traduzione e editing a cura di Francesca Buffo)

 

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