AGRICOLTURA: Tre quarti degli affamati nel mondo sono contadini poveri

RIO DE JANEIRO, 13 gennaio 2010 (IPS) – Il cambiamento climatico, con i suoi effetti sull’incidenza delle catastrofi naturali, quadruplicata nell’ultimo decennio, e sulla crescita della popolazione mondiale, che dovrebbe raggiungere i nove miliardi entro il 2050, pone nuove sfide alle iniziative degli aiuti internazionali, come quelle del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM).

L’avvertimento arriva da Gemmo Lodesani, Presidente della sede del PAM di Bruxelles, responsabile delle relazioni con l’Unione Europea e del reperimento dei fondi per portare avanti l’impegno prioritario dell’organizzazione: combattere la fame nel mondo.

Intervistato da IPS durante una visita non ufficiale in Brasile, Lodesani ha affermato che su un totale di oltre un miliardo di affamati nel mondo, tre quarti è composto da contadini poveri.

Questa parte vulnerabile della popolazione rurale subirà le conseguenze più gravi del riscaldamento globale, come siccità e inondazioni, ha osservato.

“Possiamo già vedere l’impatto del cambiamento climatico sui modelli di produzione alimentare. Sappiamo che ci sono aree povere del mondo destinate a divenire ancor più povere per la mancanza di pioggia. La desertificazione è già una realtà”, ha avvertito Lodesani.

“Bisogna occuparsene ora, con misure specifiche”, ha detto l’esperto, ex coordinatore dei programmi di aiuti alimentari d’emergenza in paesi come Sudan e Costa d’Avorio.

Il rapporto del PAM “Cambiamento Climatico e Fame nel Mondo: Rispondere alla Sfida” afferma che “entro il 2050, la percentuale di persone denutrite nel mondo sarà dal 10 al 20 per cento maggiore rispetto a come avrebbe potuto essere in assenza del cambiamento climatico”.

Lodesani ha sottolineato la necessità di programmi specifici per incoraggiare lo sviluppo sostenibile, attraverso “l’uso di risorse della terra per produrre cibo”, senza però danneggiare ulteriormente l’ambiente.

Per quanto riguarda i biocombustibili, prodotti dal Brasile e da altri paesi, la posizione ufficiale del PAM è che sebbene contribuiscano a ridurre l’inquinamento ambientale, è necessario continuare le ricerche per analizzare gli svantaggi che comportano.

Biocombustibili come l’etanolo e il biodiesel derivano dalla produzione di canna da zucchero ed oli vegetali, togliendo spazio ad altre coltivazioni. Secondo Lodesani, la produzione di biocombustibili non deve prendere il posto delle coltivazioni di generi alimentari, “soprattutto considerando che la popolazione mondiale supererà i nove miliardi di persone entro 40 anni”.

La crescita della popolazione è un’altra sfida da affrontare “poiché già oggi più di un miliardo di persone non ha un accesso al cibo sufficiente per soddisfare i requisiti nutrizionali raccomandati da Organismi Internazionali quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità”, ha aggiunto Lodesani.

Quando la popolazione raggiungerà i nove miliardi nel 2050, sarà ancora più difficile soddisfare il fabbisogno nutrizionale, creando un nuovo circolo vizioso di povertà che dovrà essere risolto.

“Su più di un miliardo di affamati, tre quarti sono contadini poveri. Questo significa che non hanno cibo a sufficienza per condurre una vita normale, e soprattutto una vita produttiva, mentre dovrebbero essere loro i soggetti che producono”, ha detto.

Negli ultimi anni, il PAM ha stabilito come priorità l’acquisto di cibo dai paesi in via di sviluppo per i suoi programmi d’aiuto alimentare.

Lodesani ha segnalato che negli ultimi tre anni gli acquisti alimentari da questi paesi hanno rappresentato l’80 per cento sul totale degli acquisti, per un valore di circa 2,9 miliardi di dollari. Solo nel 2008, sono stati spesi quasi 427 milioni di dollari nei paesi africani, su un totale di 1,4 miliardi di dollari .

“La politica del PAM è quella di comprare cibo il più vicino possibile al luogo dove esso è richiesto. Prima veniva acquistato sui mercati regolari, che è una buona cosa, ma non sempre ne traggono beneficio i piccoli produttori poveri”, ha aggiunto, riferendosi al nuovo programma del PAM “Acquisti per il progresso”.

Questo programma ha lo scopo di consentire ai contadini poveri l’accesso al mercato per la loro produzione in eccedenza, fornendo loro un introito maggiore e garantendo la sussistenza delle loro famiglie.

“Acquisti per il progresso”, che è stato applicato in paesi come Haiti e il Mozambico con l’aiuto dell’Unione Europea, apre l’accesso ai mercati ai contadini migliorando la qualità e la presentazione dei loro prodotti.

All’inizio, il PAM garantisce l’acquisto del cibo prodotto, a prezzi competitivi.

Lodesani ha poi parlato di altre sfide che “devono essere strettamente monitorate”, come il costo del cibo, che è ancora alto secondo l’indice dei prezzi delle derrate alimentari dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).

Nei paesi in via di sviluppo le persone sono influenzate dall’alto prezzo dei generi alimentari, e questo crea una situazione in cui “il cibo è disponibile, ma fasce significative della popolazione non vi hanno accesso”, ha osservato.

Il rapporto di FAO e PAM sullo “Stato dell’Insicurezza Alimentare nel Mondo 2009”, afferma che oggi su 1,02 miliardi di affamati nel mondo, 642 milioni vivono nella regione Asia Pacifico; 265 milioni nell’Africa Sub-Sahariana, 53 milioni in America Latina e Caraibi, 42 milioni in Medio Oriente e Nord Africa e 15 milioni nei paesi industrializzati.

Il primo degli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs), concordati nel 2000 dagli stati membri delle Nazioni Unite, è di dimezzare il numero di persone che soffre la fame nel mondo entro il 2015, rispetto agli indicatori del 1990.

Per raggiungere l’obiettivo immediato di ridurre tra i 90 e i 100 milioni il numero di persone denutrite nel mondo entro il 2010, Lodesani spiega che il PAM avrebbe bisogno di circa 4,5 miliardi di dollari.

Non serve solo l’aiuto dei paesi ricchi, ma anche dei paesi in via di sviluppo, sia a livello operativo che finanziario.

“In America Latina lavoreremo sempre di più con le risorse dei paesi stessi, perché si tratta di una regione in via di sviluppo che può contribuire con le proprie risorse a questo tipo di programma”, ha detto.

“È in aumento la tendenza dei diversi paesi a finanziare programmi con l’aiuto del PAM, basandosi però su risorse proprie”, ha indicato l’esperto, aggiungendo che il Brasile ha già contribuito con 80 milioni di dollari ai progetti del PAM.

Secondo Lodesani, il PAM potrebbe anche prendere parte a nuovi programmi di assistenza tecnica in Brasile, per esempio progetti per “mappare e individuare le popolazioni più vulnerabili”, che potrebbe identificare gruppi di beneficiari di riferimento per il programma di aiuti governativi conosciuto come “Bolsa Familia” (sussidi familiari).

“Sappiamo che il Brasile è interessato a questo tipo di partecipazione”, ha aggiunto Lodesani, commentando che Bolsa Familia è “un programma di protezione sociale molto importante in termini di sicurezza alimentare”.

Si tratta in effetti di uno dei programmi più popolari del governo brasiliano del presidente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva, che garantisce un piccolo aiuto monetario a 11 milioni di famiglie povere, a condizione che i loro figli frequentino la scuola e siano vaccinati. La maggior parte di questo denaro viene speso in cibo.

Questa iniziativa è considerata dagli analisti il motore trainante delle economie locali. ©IPS