FREETOWN, 9 agosto 2007 (IPS) – Avere il diritto di voto è una cosa; esercitarlo in modo appropriato, o anche solo esercitarlo, è un’altra, come ha dimostrato la Sierra Leone in vista delle elezioni generali di sabato prossimo.
Sono passati quasi 50 anni da quando in questo stato dell’Africa occidentale fu concesso il voto alle donne. Ma il prossimo 11 agosto, alcune di loro rischiano di non poter esercitare a pieno titolo il loro diritto, in gran parte perché la tradizione e la mancanza di un’educazione tra le donne continuano a tenerle lontane dal processo politico.
“Ci sono meno probabilità che le donne, rispetto agli uomini, conoscano la data delle prossime elezioni; meno probabilità che conoscano i nomi dei partiti politici; e meno probabilità che si attribuiscano un alto livello di conoscenza del processo elettorale”, si osserva in una sintesi sui punti chiave del sondaggio “Elezioni in Sierra Leone 2007: analisi esaustiva delle linee di fondo su conoscenze, priorità e fiducia”.
Lo studio è stato condotto dalla British Broadcasting Corporation (BBC), World Service Trust e Search for Common Ground, un’organizzazione non governativa internazionale finanziata dal Ministero britannico per lo sviluppo internazionale.
Mentre l’80 degli uomini intervistati ha dichiarato di conoscere la data delle imminenti votazioni, solo il 65 per cento delle donne sapeva il giorno esatto. La percentuale degli uomini che conoscevano quella data era particolarmente basso nei distretti di Pujehun (52 per cento) e di Bo (43 per cento), entrambi nella Sierra Leone orientale. Più di un terzo degli uomini ha detto di conoscere a fondo il processo elettorale, rispetto a un quarto delle donne intervistate.
Analogamente, uno studio del 2006 dell’agenzia di aiuti Oxfam con sede in Gran Bretagna e del 50/50 Group, ha rivelato che quasi un quarto delle persone intervistate nei distretti orientali di Kailahun e Koinadugu – il 23,8 per cento – credeva che una donna non potesse votare un candidato di sua scelta.
Sono però in atto delle iniziative per cambiare questa situazione, tra cui una campagna nazionale organizzata dal 50/50 Group per promuovere una maggiore partecipazione delle donne nelle imminenti elezioni presidenziali e parlamentari.
Il progetto è stato avviato di recente, grazie ai finanziamenti del “Fondo di sviluppo per le donne africane”, con sede nella capitale del Ghana, Accra. Il 50/50 Group è un’organizzazione della società civile che si batte per aumentare la rappresentatività delle donne in politica, dal momento che costituiscono circa la metà della popolazione. Il censimento 2004 della Sierra Leone stimava una popolazione di circa cinque milioni di persone, di cui il 52 per cento donne.
Nemata Eshun-Baiden – fondatrice ed ex presidente del gruppo -, rivolgendosi ai giornalisti della capitale della Sierra Leone, Freetown, ha dichiarato che l’iniziativa era anche intesa a mostrare alle donne come evitare di votare scheda nulla.
Un comunicato stampa del 50/50 Group osserva: “Nonostante… la formazione già realizzata… è necessaria un’ulteriore formazione, oltre a migliorare la consapevolezza delle donne per superare le barriere messe in piedi contro la loro partecipazione e la loro possibilità di fare scelte consapevoli nelle elezioni”.
“La maggioranza delle donne non è ancora politicamente, socialmente ed economicamente attrezzata per la partecipazione politica”.
La campagna si sta svolgendo sotto forma di workshop co-diretti dai funzionari della Commissione elettorale nazionale (NEC). Durante i laboratori vengono simulate delle sezioni elettorali, per dare alle donne la possibilità di esercitarsi nel voto, con l’uso di schede elettorali dimostrative.
Le schede elettorali mostrano le foto dei candidati, per aiutare le votanti analfabete – un aspetto particolarmente rilevante per le donne in Sierra Leone. Secondo il Rapporto sullo sviluppo 2006 delle Nazioni Unite, solo il 24 per cento delle donne del paese sa leggere e scrivere, rispetto al 46,9 per cento degli uomini.
Nei workshop vengono poi discussi altri aspetti del processo elettorale, e radio e televisione trasmettono messaggi in diverse lingue locali per sollecitare le donne a votare. Secondo un sondaggio di BBC e Search for Common Ground, “una maggiore percentuale di radioascoltatori, rispetto ai non ascoltatori, conosce la data delle elezioni, e una maggiore percentuale di ascoltatori, rispetto ai non ascoltatori, riferisce di avere più fiducia nella propria conoscenza del processo elettorale”.
Il 50/50 Group prevede anche di collaborare con la commissione elettorale per valutare l’efficacia della campagna, analizzando il possibile aumento nel numero delle donne che voteranno alle prossime elezioni, rispetto alle precedenti votazioni (secondo il portavoce della NEC, sono stati registrati circa 2,6 milioni di votanti per le prossime elezioni, di cui il 49 per cento donne).
Ma in un paese in cui anni di guerra civile hanno colpito in modo particolare le donne, le mogli e le madri logorate dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza del nucleo familiare saranno in grado di partecipare ai workshop?
Ehun Baiden si dice ottimista: “Useremo dei megafoni… (e) faremo qualsiasi cosa perché le donne abbandonino la loro routine per partecipare ai nostri seminari”, ha detto all’IPS.
Se le donne cominceranno ad esercitare il loro potere di voto, è assai probabile che cambieranno l’aspetto della politica in Sierra Leone.
Dal Rapporto di Oxfam e 50/50 Group sulle elezioni 2007 in Sierra Leone è emerso che il 75 per cento delle donne intervistate vorrebbe votare per un candidato presidenziale donna, mentre solo il 55 per cento degli uomini farebbe questa scelta. Nessuno dei tre principali partiti politici del paese ha scelto una donna per rappresentarlo nelle elezioni presidenziali.
Le donne compongono il 14,5 per cento della legislatura uscente della Sierra Leone, e ci sono anche tre donne tra i ministri di gabinetto (si veda 'SIERRA LEONE: Caught Between Leaving the Kitchen and Putting Food on the Table', su www.ipsnews.net)
La Sierra Leone è uno dei paesi più colpiti dalla povertà nel mondo, dopo che le sue ampie riserve di diamanti sono servite ad alimentare la brutale guerra civile conclusasi nel 2002. Il Rapporto Onu sullo sviluppo osserva che tre quarti della popolazione del paese vivono con meno di due dollari al giorno.

