POPOLAZIONE: Ciò che è buono per le donne è buono anche per gli uomini

LONDRA, 14 ottobre 2005 (IPS) – Lo sviluppo ha bisogno di un nuovo impulso, di un cambiamento di approccio da parte degli uomini, ha dichiarato Thoraya Ahmed Obaid, direttrice esecutiva del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA).
“Le due cose sono collegate in modo talmente naturale che non ci si fa caso”, ha detto all’IPS Obaid al lancio del rapporto UNFPA, che insiste sul bisogno di migliori relazioni di genere per migliorare lo sviluppo.

“Affinché la povertà diventi storia, tutti devono impegnarsi”, ha detto Obaid. Ma in molti paesi sviluppati le donne non hanno accesso all’educazione e alla salute, in particolare alla salute riproduttiva. Ciò può essere conseguenza di un atteggiamento degli uomini, ma ha anche degli effetti sullo sviluppo di un adeguato comportamento maschile, ha aggiunto.

“Il comportamento degli uomini è molto importante”, ha osservato Obaid. “Ognuno di noi apprende il proprio ruolo molto presto. Perciò bisogna cominciare molto presto a cambiare la percezione di come gli uomini e le donne si mettono in relazione tra loro, a scuola come in casa, e guardare alle pressioni che vengono esercitate sugli uomini per essere ‘machos’ e violenti”.

Gli uomini perdono molto a causa di questa cultura del machismo, secondo Obaid. Tra le altre cose, “ viene loro negato il ruolo di padre, di genitore, del prendersi cura dei figli e di far parte di questo processo”.

Cambiare il comportamento degli uomini può essere positivo per le donne, per gli stessi uomini, e per la società. L’UNFPA fa ciò che può nel suo piccolo, ha detto Obaid.

“Lavoriamo attraverso il Fondo Onu per la popolazione, ad esempio, con la polizia; lavoriamo con altri partner; lavoriamo con avvocati che possono così incorporare le leggi per la tutela delle donne”.

Ma secondo Obaid, “dobbiamo porre la questione in modo che se le donne stanno bene e in salute, ciò è positivo anche per gli uomini, è positivo per la famiglia nell’insieme, per la comunità e per il paese”.

Gli uomini devono vedere questo cambiamento come una conquista, non come una perdita, ha detto. “Non credo che debba essere percepito come una privazione del potere degli uomini, ma piuttosto come la possibilità di avere un rapporto migliore e di condividere la felicità nella vita. Non credo che ciò sottragga qualcosa, ma che permetta invece una relazione migliore e più stabile”.

Nonostante i nobili intenti, sembra però più difficile concordare sui mezzi. Una possibilità, secondo Obaid, sarebbe promuovere il giusto tipo di modelli di ruolo maschile. “Dobbiamo lavorare con uomini che abbiano un atteggiamento positivo, che vogliano vedere un cambiamento, e che servano da esempio per gli altri uomini”.

Le donne sono già al centro di molti degli Obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Development Goals, MDG), ha detto Obaid. “Abbiamo l’obiettivo della povertà, quello della salute materna, della riduzione dell’Hiv… In tutti questi casi si vedrà che, se si migliorano le condizioni delle donne, ci si incamminerà verso il raggiungimento di questi obiettivi”.

Gli otto MDG, che prevedono anche di dimezzare la povertà e la fame estrema, furono stabiliti dai leader mondiali al vertice del millennio dell’Onu del 2000, con una scadenza prevista per il loro raggiungimento al 2015.

Una salute migliore non è possibile se non si assicura l’attuazione dei servizi sanitari legati a gravidanza e riproduzione, ha detto Obaid. “Dobbiamo assicurare che ci stiamo muovendo verso quell’obiettivo, così che il sistema sanitario possa essere più efficace”.

Il volto dell’Hiv è sempre più quello di donne giovani e nubili, “perciò dobbiamo intraprendere dei passi affinché le donne siano in grado di proteggersi; di parlare con i loro partner”.

La situazione nelle società sviluppate non è sempre migliore. “Se prendiamo un indicatore come la violenza contro le donne, essa è presente in entrambe le società: quelle in via di sviluppo e quelle sviluppate. Può assumere forme diverse, ma in sostanza significa la stessa cosa: che le donne sono vulnerabili, e che la società permette agli uomini di essere più forti”.

Ma una differenza è che, nelle società sviluppate, gli uomini “temono un sistema giudiziario che si occupa a fondo di tali questioni, mentre nei paesi in via di sviluppo dobbiamo lavorare di più per garantire che coloro che commettono una violenza non la passino liscia”.

Sempre secondo Obaid, i comportamenti maschili non sono un problema specificamente islamico: “Non credo si possa definire un problema tipico di un musulmano, di un cristiano, di un buddista, ecc”. “Il punto è che dove c’è povertà, il comportamento maschile peggiora. E in molti paesi musulmani, sono loro la fascia povera del paese”.

Obaid, che proviene da una famiglia musulmana, sostiene che la vera questione è il modo in cui è costruita la società stessa: “È una questione molto più culturale che religiosa”.

Visti i tre miliardi di persone al di sotto dei 24 anni, “vogliamo lavorare con i giovani, così che possano fornirsi aiuto reciproco, ed essere una guida l’uno per l’altro. Stiamo anche parlando di un dialogo intergenerazionale, in modo da migliorare la comprensione del movimento femminista. Perciò abbiamo certamente bisogno di lavorare con gli uomini anche a livello delle comunità”.

Laddove le donne sono coinvolte nella partecipazione politica o nella partecipazione a livello comunitario, “abbiamo visto che esse offrono decisioni orientate verso la famiglia”, ha detto Obaid.(FINE/2005)