PAKISTAN: L’omicidio di Benazir Bhutto riaccende i sospetti ‘etnici’

LAHORE, 7 gennaio 200 (IPS) – L’assassinio di Benazir Bhutto, leader del potente Partito del popolo pakistano (PPP) e due volte primo ministro, ha spinto sull’orlo della crisi un paese già noto per il suo regionalismo e i sospetti di origine etnica.

La Bhutto era l'unico leader che godeva del consenso popolare in tutte le quattro province di diversa etnia del paese: Punjab, Balochistan e la Provincia della frontiera nord-occidentale (NWFP), oltre alla sua provincia del Sindh.

Il Punjab, la provincia più importante, in termini di popolazione e risorse, è stata a lungo accusata di calpestare i diritti delle altre province. L’egemonia del Punjab dipende anche dal fatto che gli alti comandi militari provengono tradizionalmente da qui.

Il marito della Bhutto, Asif Ali Zardari, e gli altri leader del Sindh si sono dati da fare per dissipare le minacce contro la federazione, esortando all’unità nella delicata situazione di conflitto tra i diversi gruppi etnici che si è venuta a creare dopo l’omicidio del 27 dicembre.

Al funerale della Bhutto, lo slogan dei partecipanti in lutto era ‘Pakistan nakhabey’ (non vogliamo il Pakistan), lasciando a Zardari il compito di chiarire, in altri incontri e conferenze stampa, che il PPP si batte per una nazione unita e non si oppone al dominio dell’esercito.

In risposta alle proteste in tutto il paese e al malcontento etnico, il 2 gennaio il Presidente del Pakistan Pervez Musharraf ha dichiarato in un discorso alla nazione che nel Sindh le truppe erano pronte per trattare con fermezza chiunque avesse “trasgredito la legge e cercato di portare avanti le agitazioni”.

Le dure parole di Musharraf hanno fatto infuriare molti. Il capo della sezione provinciale del Punjab del Partito popolare pachistano Shah Mehmood Qureshi ha detto all’IPS che il discorso di Musharraf non lascia presagire nulla di buono per l’integrità del Pakistan. “Non c’era bisogno di usare toni tanto aspri, o di usare termini come ‘miscredenti’ senza distinguere tra persone in lutto e vandali”.

Qadir Magsi, leader nazionalista del Sindh che presiede il regionale Taraqqi Passand Sindh Party (STPP), ha detto all’IPS che la Bhutto sarebbe stata uccisa a causa delle sue origini sindh, e per la sua riluttanza ad allinearsi con l’esercito. “L’errore di Benhazir è stato quello di parlare di democrazia, di supremazia del parlamento e di costituzione”.

Magsi, che è anche una figura centrale nel Movimento di tutti i partiti democratici (APDM) e del Movimento pakistano delle nazioni oppresse (PONM), che chiede un trattamento uguale per tutte le province, crede che la posizione di simpatia di Benazir verso i nazionalisti del Balochistan e la sua forte condanna dell’uccisione di Nawab Akbar Bugti in un raid dell’esercito nella provincia, potrebbe aver fatto irritare l’establishment, in prevalenza del Punjab.

Ma è stato l’omicidio di Bhutto nella città del Punjab di Rawalpindi, sotto il controllo dell’esercito, ad aver sollevato i timori di una frattura del Pakistan lungo i suoi confini etnici. Sono paure non infondate, dato che nel 1971 le differenze etniche che scatenarono la guerra civile portarono alla perdita da parte del Pakistan della sua estremità orientale, che allora divenne il Bangladesh.

È stato messo in luce come gli alti leader non provenienti dal Punjab finiscono per essere assassinati a Rawalpindi con una certa regolarità. Anche altri due ex primi ministri, il padre di Bhutto, Zulfikar Ali Bhutto, e Liaquat Ali Khan, sono stati uccisi in questa città.

Altaf Hussain, fondatore e leader del Muttahida Quami Movement (MQM), attualmente in esilio, subito dopo la morte della Bhutto ha dichiarato da Londra: “Vorrei si riconoscesse formalmente che questo è il terzo assassinio di un primo ministro proveniente dalla provincia del Sindh”, ha detto. Ha inoltre definito l’omicidio un'azione fatta per danneggiare il paese e creare un senso di isolamento tra la popolazione della provincia del Sindh.

Forse oggi più che mai, si comincia a capire che il Pakistan ospita diverse etnie che sono state per oltre 60 anni in disaccordo tra loro su tantissime questioni, come la lingua, la distribuzione dell’acqua e le finanze. Il Sindh si è opposto ai piani centrali per costruire delle grandi dighe utili per un maggiore controllo sui fiumi che scorrono verso valle.

Pur essendo un partito nazionale, il PPP ha una base fortemente radicata nel Sindh. E quanto siano importanti nella politica del Pakistan le specificità etniche, e persino i legami familiari, emerge chiaramente dal fatto che il primo figlio della Bhutto, Bilawal, è stato nominato capo del partito, anche se solo dopo aver aggiunto la carismatica parola “Bhutto” al suo nome.

Bilawal Bhutto Zardari ha 19 anni ed ha appena cominciato i suoi studi a Oxford. Se il PPP dovesse vincere le elezioni, per il momento previste per il 18 febbraio, Makhdoom Amin Fahim, di origine Sindh, sarà il candidato del partito a primo ministro.

Altre possibili scelte per la più alta carica sarebbero Aitzaz Ahsan, leader del PPP dal Punjab e presidente dell’Associazione degli avvocati alla Corte Suprema (SCBA), ma la sua provenienza etnica del Punjab sembra non averlo favorito.

Ahsan, ancora agli arresti domiciliari per aver guidato le agitazioni in favore del reinserimento di alcune alte autorità giudiziarie cacciate da Musharraf, è tra coloro che pensano che l’assassinio abbia messo in grave pericolo la federazione. “Resta la responsabilità sul Punjab e sugli abitanti del Punjab di dimostrare la loro solidarietà con la popolazione del Sindh”, ha detto.

Secondo Ahsan, “certe forze” temevano che la Bhutto diventasse un partner dominante in qualsiasi alleanza o accordo dentro la struttura dello stato. “Si supponeva che non sarebbe stata come un Shujaat Husain, Zafarullah Jamali o Shaukat Aziz (ex primi ministri accuratamente scelti, sempre pronti a dimostrare lealtà al presidente Musharraf)”, ha detto Ashan, rispondendo alla domanda sulle possibili ragioni dietro all’assassinio della leader pakistana.