BIRMANIA: L’inviato Onu chiede ingresso della Croce Rossa nelle carceri

BANGKOK, 20 novembre 2007 (IPS) – Chiedendo che al Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) venga concesso di tornare a visitare le carceri della Birmania, un inviato dell’Onu ha attribuito all'assistenza umanitaria un'importanza che difficilmente potrà essere ignorata dal regime militare del paese.

Paulo Sergio Pinheiro

Paulo Sergio Pinheiro

Ancor di più dopo che la giunta ha tentato di eludere l’indignazione internazionale seguita alla dura repressione delle proteste di piazza pacifiche avvenute alla fine di settembre, mostrando al mondo di essere aperta al giudizio internazionale. La decisione della giunta di permettere all’esperto dei diritti umani dell’Onu, Paulo Sergio Pinheiro, di visitare il paese dopo una chiusura durata quattro anni, voleva essere un riflesso di questa inversione di rotta.

“A tutte le autorità che ho incontrato ho ribadito che sarebbe nel miglior interesse del governo e dei detenuti garantire l’accesso dell’ICRC in conformità con i loro metodi”, ha detto Pinheiro ai giornalisti venerdì scorso, al termine della sua visita di cinque giorni in Birmania.

Tra i funzionari incontrati dal diplomatico brasiliano durante il suo soggiorno (11-15 nov.): il ministro degli Esteri Nyan Win, il ministro degli Interni il Magg. Gen. Maung Oo, il ministro del Lavoro Aung Kyi e degli affari religiosi, il Brig. Gen. Thura Myint Maung.

La richiesta di Pinheiro è stata accolta con soddisfazione dagli ex prigionieri politici birmani che negli anni di prigionia hanno subito, insieme ad altre centinaia di persone, abusi e torture in una delle oltre 70 prigioni e campi di lavoro sparsi in tutto il paese. Questo spingerà la giunta ad andare oltre le rassicurazioni verbali di cambiamento, offrendo un barlume di speranza alle vittime oggi in carcere.

“È importante che l’ICRC ricominci a visitare le prigioni. Questo li aiuterà a conoscere l’attuale situazione delle carceri e il modo in cui i prigionieri vengono trattati”, ha detto Tate Naing, segretario dell’Associazione di assistenza per i prigionieri politici (AAPP), un gruppo di ex detenuti politici con sede lungo il confine birmano con la Tailandia.

”L’assenza dell’ICRC dalle prigioni ha comportato conseguenze gravi per molti prigionieri”, ha spiegato all’IPS Naing, che è stato in carcere tre anni per le sue idee politiche. “Sappiamo di 102 detenuti politici che si sono ammalati gravemente in prigione e nei campi di lavoro di tutta la Birmania”.

Secondo l’AAPP, ci sono attualmente più di 1.100 prigionieri politici e altre 658 persone detenute dal regime militare dopo la repressione delle proteste cominciate a metà agosto e durate fino a fine settembre. Molti sono detenuti nella famigerata prigione Insein di Rangoon.

L’ICRC aveva cominciato a visitare le prigioni birmane nel settembre 1999 per monitorare le condizioni dei prigionieri politici. La sua missione umanitaria prevedeva anche la copertura del 50 per cento dei costi delle medicine necessarie per i prigionieri e dello scambio di lettere tra i detenuti e le loro famiglie.

”Le visite dell’ICRC offrivano ai prigionieri un supporto morale e una speranza”, spiega Zin Linn, di 60 anni, che è stato detenuto politico per 7 anni. “I funzionari delle prigioni stavano sempre all’erta in occasione delle visite dell’ICRC. Evitavano di commettere violenze o abusi sui prigionieri”.

”Quelle visite erano un modo per far sapere alla comunità internazionale cosa stava succedendo in Birmania”, ha detto in un’intervista Zin Linn, attualmente portavoce della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) all’opposizione. “Sapevamo che avrebbero portato il messaggio all’esterno attraverso i loro rapporti”.

È dimostrato che la giunta aveva acconsentito ad alcune delle richieste dell’agenzia umanitaria durante i sei anni in cui le era stato permesso di visitare le prigioni. “Sulla base delle raccomandazioni dell’ICRC, e con il suo aiuto, le autorità carcerarie si erano date da fare per migliorare i rifornimenti d’acqua, gli alloggi, e le cure sanitarie per i detenuti”, ha osservato la rivista medica britannica The Lancet ad agosto di quest’anno. “Questo sviluppo ha portato a qualche miglioramento: nel 2005, il tasso di mortalità dei detenuti è sceso del 50 per cento, anche se è rimasto due volte più alto rispetto a quello della popolazione”.

Ma il Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo (SPDC), nome ufficiale della giunta, nel 2005 ha cominciato ad emettere una serie di restrizioni, compromettendo il clima di lavoro creato dall’agenzia umanitaria di Ginevra, come la realizzazione di “interviste private” con i prigionieri. Da allora, le visite dell’ICRC alle carceri sono state interrotte.

A giugno di quest’anno, le relazioni tra l’ICRC e l’SPDC si sono deteriorate come mai prima d’ora. Jakob Kellenberger, presidente dell’ICRC, ha messo da parte i toni tradizionali di diplomazia e discrezione della sua organizzazione per denunciare pubblicamente le “violazioni del diritto umanitario internazionale commesse contro civili e detenuti da parte del governo del Myanmar”.

”Dalla fine del 2005, le autorità hanno anche impedito all’ICRC di visitare i luoghi di detenzione secondo le sue procedure usuali”, ha aggiunto Kellenberger. “Sollecito il governo del Myanmar perché metta fine a tutte le violazioni del diritto umanitario internazionale, garantendo che non torneranno a verificarsi”.

Gli scarsi miglioramenti avvenuti dopo che l’ICRC ha smesso di visitare le carceri sono stati rivelati da Pinheiro, a cui è stato concesso di incontrare alcuni prigionieri politici selezionati nel carcere di Insein, l’ultimo giorno della sua visita. Tra le persone con cui l’inviato dell’Onu ha potuto incontrarsi c’è Win Tin, giornalista e poeta, che a 78 anni è il detenuto politico più anziano del paese, ed è in carcere da 18 anni.

”Win Tin mi ha detto che resta rinchiuso nella sua cella per tutto il giorno, tranne per un’ora la mattina e un’ora il pomeriggio”, ha detto Pinheiro. “Suppongo che tutti i prigionieri ricevano il suo stesso trattamento”.

”Le persone rinchiuse nella prigione di Insein hanno bisogno di cure mediche”, ha aggiunto. “È una vecchia prigione, sovraffollata”.