AFRICA: Funzionari Ue ‘creano contrasti’

BRUXELLES, 16 luglio 2007 (IPS) – Un alto funzionario dell’Unione Europea ha cercato di creare divisioni tra il Sud Africa e i paesi vicini nei negoziati per gli accordi sul libero commercio, sostengono alcuni diplomatici africani.

Pare che Karl Friedrich Falkenberg, vicedirettore generale per il commercio alla Commissione Europea, abbia chiesto che vengano previste misure contro aziende sudafricane da parte dei governi dei paesi confinanti.

La raccomandazione è di giugno, e risale al periodo delle consultazioni di Walvis Bay, in Namibia, tra l’Ue e la Southern African Development Community (SADC).

Durante questi negoziati, alcuni governi del SADC hanno espresso preoccupazioni circa le loro esportazioni verso il Sud Africa, temendo effetti negativi se avrà successo la strategia dell’Ue per l’apertura del mercato sudafricano alle importazioni dall’Europa.

L’Ue punta a firmare un’intesa sul libero commercio, i cosiddetti Accordi di partnership economica (EPA), con otto paesi SADC – Angola, Botswana, Lesotho, Mozambico, Namibia, Swaziland, Tanzania e Sud Africa – entro la fine di quest’anno.

Funzionari dell’Ue si aspettano che gli EPA migliorino l’accesso delle aziende europee al Sud Africa rispetto a quanto previsto dall’accordo per il libero commercio tra Ue e Sud Africa del 1999. L’Ue si è spinta tanto oltre da chiedere di togliere le imposte riscosse dal Sud Africa su un’ampia gamma di merci.

Un diplomatico africano, che ha chiesto l’anonimato, ha definito “scioccante” il suggerimento di Falkenberg relativo alle barriere dei paesi vicini contro le aziende sudafricane, poiché va contro l'obiettivo dichiarato della Commissione Europea di usare gli EPA per alimentare legami economici e politici più stretti tra i paesi dell’Africa meridionale.

”Una delle dichiarazioni più diffuse di Falkenberg e di altri importanti funzionari della Commissione è che queste trattative sono destinate a sostenere un processo di integrazione regionale”, ha aggiunto il diplomatico. “Il consiglio di Mr. Falkenberg contraddice le sue affermazioni”.

Il diplomatico ha aspramente riferito le minacce di funzionari Ue per imporre quote pesanti sulle importazioni dall’Africa meridionale se i loro governi non firmeranno gli Accordi entro il 31 dicembre. Le merci africane che entrano attualmente nel mercato dell’Unione beneficiano di un regime preferenziale, ed è garantita una deroga alle regole dell’Organizzazione mondiale per il commercio. Deroga che scadrà il primo gennaio 2008.

”Non credo che al popolo dell’Africa meridionale piaccia subire prepotenze”, ha detto il diplomatico. “Abbiamo sopportato quell’immondizia per troppo tempo”.

L’IPS ha contattato Falkenberg, dandogli un’opportunità di rispondere alle accuse del diplomatico. Il suo ufficio informa che è fuori Bruxelles e non è reperibile.

Peter Power, portavoce della Commissione per il commercio, ha negato che funzionari della Commissione abbiano perseguito tattiche in contrasto con le loro dichiarazioni pubbliche in favore dell’integrazione africana.

”Tutto questo è privo di senso”, ha detto Power all’IPS. “Siamo molto impegnati sul fronte dell’integrazione, è la base del nostro approccio. L’integrazione regionale e l’integrazione locale sono le fondamenta assolute degli EPA”.

Paul Goodison dell’Ufficio europeo di ricerca, che controlla le relazioni commerciali tra Ue e Africa, ha detto: “Il mercato principale cui l’Unione Europea vuole accedere è quello sudafricano. Gli altri mercati sono insignificanti per l’Ue”.

Goodison ha dichiarato che la strategia dell’Ue di concentrarsi su mercati specifici potrebbe avere “implicazioni profonde“ per il Sud Africa.

In uno studio pubblicato in aprile, la Commissione ha fatto sapere che insistere sulla rimozione delle barriere contro le aziende europee che desiderano operare in mercati vantaggiosi sarebbe anche più difficile di quanto non sia stato fino ad oggi.

In particolare, la Commissione ha chiesto un uso maggiore degli accordi internazionali, sottolineando che questo approccio ha già dato profitti negli anni recenti. Il governo Ue è riuscito a sfidare il sistema fiscale basato sul valore aggiunto in Colombia, studiato per proteggere i produttori locali di auto dalle importazioni, e una legge messicana sulle emissioni del diesel che avrebbero inibito la vendita delle auto europee in Messico.

Goodison ha aggiunto che vi sono timori in Sud Africa che l’Ue possa attaccare gli schemi imprenditoriali studiati dalla maggioranza nera per aiutare gli imprenditori, con l’argomento della discriminazione contro le aziende europee. Un funzionario commerciale sudafricano concorda con l’idea che la Commissione stia cercando di innescare dei dissidi tra il suo paese e gli stati vicini.

”La ragione è semplice”, ha detto il funzionario. “Con i paesi dell’ACP [Africa, Caraibi e Pacifico], l’Ue sta fondamentalmente parlando a paesi in via di sviluppo. Il Sud Africa è un paese in via di sviluppo, ma non in alcune aree. Se si va nelle zone rurali, si vedono le esigenze di un paese in via di sviluppo, ma le grandi città sono come Londra, Ginevra o New York”.

La Commissione è stata chiara sul fatto che gli EPA debbano coprire questioni come investimento estero, o concorrenza del governo, anche se i paesi poveri riuscissero ad esercitare pressioni circa la rimozione di questi punti dalle consultazioni commerciali di Doha, discusse separatamente sotto l’egida dell’OMC.

I paesi dell’Africa meridionale non sono sufficientemente preparati a firmare Accordi complessivi entro la scadenza del 31 dicembre, ha dichiarato Wallie Roux, analista commerciale della Namibia.

”È una situazione di stallo”, ha detto Roux all’IPS. “I paesi dell’Africa meridionale vogliono solo concentrarsi sul commercio, che richiede la deroga dell’OMC. L’Ue, d’altro canto, sta ancora tenendo sul tavolo le questioni di ‘nuova generazione’. Se l’Ue non ammorbidisce la sua posizione, non ci sarà alcun accordo entro la fine dell’anno”.