LIMA, 30 maggio 2007 (IPS) – La proposta del Perù, che l’America Latina diventi la prima regione libera dalle bombe a grappolo, ha ricevuto ampio sostegno dai paesi riuniti questa settimana per la conferenza intergovernativa di Lima per discutere la proposta di un trattato globale contro queste armi, hanno riferito le autorità locali.
L’incontro nella capitale peruviana è stato un successo, ha dichiarato il viceministro della difesa del Perù Fabián Novak, dal momento che 28 nazioni hanno aderito al processo per proibire le cluster bombs, lanciato a febbraio a Oslo con una dichiarazione sottoscritta da 46 paesi.
”Abbiamo fatto grossi passi avanti nel rafforzamento di uno strumento legale concepito per la tutela degli esseri umani, poiché vieta l’uso, la produzione e lo stoccaggio delle bombe a grappolo. Lo dimostra l’aumento del numero di paesi che hanno aderito al processo di Oslo” ha detto Novak all’IPS.
“Nel prossimo incontro regionale in Costa Rica, paese fratello che si è unito alla proposta del Perù, consolideremo il consenso per trasformare l’America Latina nella prima regione libera dalle munizioni a grappolo”, ha segnalato.
La prossima riunione internazionale del “processo di Oslo” per proibire l’uso, la produzione lo stoccaggio e il trasporto delle bombe a grappolo è prevista per il prossimo dicembre a Vienna.
La Conferenza di Lima sulle Bombe a grappolo è stata proposta dal Perù, per affermare il sostegno di questo paese al processo di Oslo.
Ma le autorità non hanno detto che la forza aerea peruviana possiede questo tipo di armi: 18 aeronavi Sukhoi-25 con munizioni a grappolo di fabbricazione russa RBK-500, e 12 Mirage-2000 con bombe spagnole BME-300. Inoltre, fino al 2002, il Perù aveva 11 aerei Canberra equipaggiati con esplosivi sudafricani Alpha, e, fino al 2006, 19 Sukhoi-22 con RBK-500.
Alcune fonti militari hanno segnalato all’IPS che la maggior parte delle bombe a grappolo è stata acquisita per distruggere piste di atterraggio, e non per essere utilizzate in aree disabitate. Anche se i Canberra e i Sukhoi-22 sono stati eliminati, hanno spiegato, non è stato lo stesso per gli esplosivi. Queste armi sono costituite da decine o centinaia di ordigni contenuti in un “canister”, e sono bombe o razzi di una imprecisione inaccettabile, secondo i critici. Una volta lanciate, scoppiano disseminando i loro ordigni “bomblet” su aree molto ampie. Ma tra il cinque e il 30 per cento non esplode subito, e continua a rappresentare un rischio per i civili per anni.
Sradicare questo tipo di armi dalla regione sarà un compito molto arduo.
L’Argentina, una delle nazioni latinoamericane che fabbricano e immagazzinano migliaia di bombe a grappolo, si è unita alla proposta di Australia, Finlandia, Francia e Polonia, perché il futuro trattato, che dovrebbe essere ratificato nel 2008, escluda dallo smantellamento i paesi produttori di esplosivi dotati di un dispositivo di autodistruzione. Ma la Coalizione contro le bombe a grappolo (Cluster Munition Coalition, CMC), una rete internazionale di 200 organizzazioni che guida la campagna per proibire queste armi, si è opposta con vigore a qualsiasi eccezione.
Steve Goose, direttore esecutivo della Divisione armi di Human Rights Watch, ha detto all’IPS che “affidarsi ai meccanismi di autodistruzione delle bombe a grappolo è come credere che per questo siano meno letali, e questo è assolutamente falso”.
”Alcuni studi sul campo hanno dimostrato che questi dispositivi non riducono il rischio di provocare danni mortali ai civili”, ha spiegato Goose. Secondo la CMC, 34 paesi continuano a produrre questi esplosivi; altri 25 li hanno utilizzati in diversi conflitti, e 75 immagazzinano quantità che rappresentano una minaccia per l’umanità. Il 98 per cento delle vittime sono civili, segnala l’organizzazione Handicap International, che ha contato 13.306 morti a causa di queste bombe da quando sono state usate per la prima volta negli anni ’60, ma stima che la cifra totale delle vittime potrebbe aggirarsi tra 50.000 e 100.000. Thomas Nash, coordinatore di CMC, apprezza la volontà delle nazioni latinoamericane di liberare la regione da queste bombe, ma avverte che sono necessari maggiori sforzi, per coinvolgere ad esempio anche un fabbricante come il Brasile, che finora non ha aderito al processo, benché in un primo momento avesse garantito la sua partecipazione.
“Siamo profondamente scioccati per la posizione del Brasile”, ha commentato Nash. “Ci siamo riproposti di approfondire i rapporti con le organizzazioni non governative brasiliane per far sì che lo Stato ascolti le proteste della popolazione sulla necessità di proibire le bombe a grappolo”.
Grethe Østern, di Norwegian People's Aid, ha detto che nelle sessioni di Lima, a cui gli attivisti hanno partecipato come osservatori, si è assistito a diversi tentativi di indebolire la bozza del trattato.
“È dimostrato che i meccanismi di autodistruzione non hanno funzionato nei conflitti in Iraq e in Libano, e tuttavia ci sorprende che paesi come Argentina, Australia, Finlandia e Polonia contemplino possibili eccezioni per questo tipo di esplosivi”, ha detto Østern all’IPS.
Gli organizzatori della conferenza hanno poi menzionato gli intenti di Giappone e Gran Bretagna di imporre un lungo periodo di transizione prima dell’entrata in vigore del trattato.
“Un piccolo gruppo di paesi produttori è arrivato a Lima più preoccupato per il futuro dei propri esplosivi che di contribuire a liberare il mondo da queste armi letali”, ha commentato Simon Conway, direttore dell’organizzazione Landmine Action.
Gli Stati Uniti, che non hanno aderito al Processo di Oslo, vorrebbero discutere del tema nel quadro del Trattato sulle armi convenzionali (Convention on Conventional Weapons, CCW): una proposta respinta dalla maggioranza dei paesi presenti a Lima, che giudicano la CCW un organismo inefficace e intasato dalla burocrazia. ”Non mi sorprende che i paesi produttori e consumatori delle bombe della morte siano gli stessi che premono perché il tema venga discusso nella CCW”, ha detto all’IPS il Premio Nobel per la pace 1997 Jody Williams, che ha guidato il processo per sottoscrivere la convenzione contro le mine antiuomo.
“I paesi membri della CCW hanno respinto a novembre 2006 un’iniziativa per avviare i negoziati intesi a proibire le bombe a grappolo. Perciò, cosa possiamo aspettarci da questo forum? Per di più, i paesi più colpiti da queste bombe non sono rappresentati nel Trattato”, ha detto Williams all’IPS.
”Dopo la Conferenza di Lima – ha aggiunto – ho la certezza che un gran numero di paesi è convinto della necessità di estirpare le bombe a grappolo dalla faccia della Terra”.
Secondo il viceministro peruviano Novak è normale che ci siano delle divergenge, ma alla fine, ha osservato, è prevalso il consenso sulla necessità di eliminare questi ordigni. “Siamo più vicini che lontani al raggiungimento di un trattato globale”, ha affermato.
A Lima ci sono stati dei progressi, ha detto Nash all’IPS, aggiungendo che “questa volta, però, si sono sentite maggiormente le pressioni delle nazioni potenti. Gli Stati Uniti non hanno partecipato, ma hanno fatto sentire la loro presenza attraverso altri paesi”.

