GLASGOW, 29 maggio 2007 (IPS) – All’assemblea mondiale di Civicus di quest’anno si può dire che l’unico “evento” davvero degno di nota sia stato l’annuncio di dimissioni del segretario generale Kumi Naidoo. Ma per questo non era necessaria un’assemblea generale. Forse rinchiudersi simbolicamente in una gabbia per attirare l’attenzione sugli attivisti della società civile è stato possibile proprio grazie ad un “evento”. Per il resto, come ci si aspettava, non si è fatto altro che parlare.
E chi è riuscito ad evidenziare qualcosa lo ha definito novità. È vero, mettere l’accento sull'affidabilità (della società civile) è un fatto nuovo, ma quale delle organizzazioni non governative presenti all’assemblea di Glasgow chiusa domenica tornerà a casa e si darà subito da fare per diventare più affidabile.
Una visione cinica è possibile, se questa visione valuta i risultati dell’assemblea mondiale solo attraverso ciò che è visibile e misurabile. Ma ciò che è ancora valido, spesso non lo è.
“Civicus è uno spazio dialogico, la sua importanza sta in questo”, ha detto all’IPS John Samuels, direttore internazionale di ActionAid. “Il suo clima è ideale per interagire con i rappresentanti di partiti politici, media, istituzioni multilaterali, delle Nazioni Unite, del governo, e della società civile”.
Perché il confronto non è l’unica posizione che la società civile può adottare. “Ci deve essere una sfida salutare reciproca, ma anche spazi di impegno, sia dialogici che critici”. Il che è una buona cosa, ma non è abbastanza. “L’assemblea mondiale di Civicus è uno spazio che deve essere ulteriormente consolidato; ha bisogno di più voci dalla base, oltre a quelle delle élite”.
Ma aver definito questo incontro un’assemblea generale non è stata un’esagerazione. I rappresentanti di 135 paesi si sono riuniti per confrontarsi sui temi legati al loro stesso ambiente e contesto, e per riflettere sulla loro posizione nella stessa società civile.
E si sono seduti per guardarsi negli occhi, per capire come riuscire a rendere più affidabile la stessa società civile. E anche, come ha detto il segretario generale di Civicus Kumi Naidoo, per “impedire” di alimentare certe critiche, quando la società civile punta il dito contro altri senza prima mettere ordine al proprio interno.
Moltissime delle sessioni dell’assemblea sono state introspettive. E mentre proseguiva il discorso sulla responsabilità delle aziende, dei media e, inevitabilmente, su quella dei governi e delle agenzie multilaterali come Banca mondiale e Nazioni Unite, la stragrande maggioranza degli incontri è stata incentrata, più che su ogni altro tema, sull'affidabilità della società civile stessa.
Questo è stato significativo, benché altri due eventi abbiano inevitabilmente richiamato grandi folle e porte chiuse. Il primo, quando è arrivata la BBC. Il secondo, un incontro indetto dal Dipartimento per lo sviluppo internazionale (DflD) del governo britannico, tra le istituzioni donatrici più progressiste.
I seminari non erano soliloqui. Una certa fiducia ed entusiasmo hanno caratterizzato gli incontri di quest’anno, la sensazione che la società civile si stia muovendo dai margini verso il centro.
Negli ultimi anni, tre tendenze sono emerse in modo sempre più evidente, secondo Samuels. “Una è la grande e crescente capacità di ricerca e di conoscenza all’interno della società civile: i leader della società civile stanno diventando un punto di riferimento attendibile per la ricerca in ogni campo; e stanno subentrando in questo ruolo ai governi e ai partiti politici”.
Il rapporto di Oxfam sulla povertà, il rapporto di ActionAid sugli aiuti, il rapporto di Amnesty sui diritti umani, e il rapporto di Transparency International sulla corruzione, sono ora ricerche di riferimento su questi temi, ha spiegato. Allo stesso tempo, si è deteriorata la credibilità dei governi e la capacità dei partiti politici nel portare avanti lavori di questo tipo.
“Entro i prossimi dieci, quindici anni, i ruoli di punta in politica e nelle agenzie multilaterali passeranno nelle mani della società civile”, ha detto Samuels.
In secondo luogo, ha aggiunto, “la mobilitazione digitale e una democrazia durevole sono trend in espansione. Le persone che hanno accesso all’informazione possono mobilitarsi a livello globale, come ha fatto Global Call for Action Against Poverty”. Questo tipo di capacità ha dato un nuovo potere alla società civile, secondo l’esperto.
Infine, la società civile è stata aiutata dal “deficit di legittimità” degli Stati, che sono stati “costretti ad impegnarsi con la società civile per limitare i danni e per captare idee innovative”. Lavorando senza gli impedimenti dell'establishment, la società civile ha trovato la libertà per essere creativa.
Evidentemente, la società civile ha dimostrato oggi di poter fare delle cose che contano. E di dire cose che devono essere ascoltate. “La società civile deve ancora imparare a mordere”, ha detto Samuels, “ma può continuare ad abbaiare, e abbaiare risveglia i cittadini e i media, oltre che la politica”.

