DIRITTI: In declino le esecuzioni

ROMA, 30 aprile 2007 (IPS) – Tre persone sono state impiccate venerdì scorso in Giappone, un'altra era stata giustiziata il giorno prima negli Stati Uniti. Cattive notizie per quanti si battono per l’abolizione della pena di morte.

”Tre persone giustiziate in Giappone e una in Texas sono la prova che, malgrado i progressi significativi verso l’abolizione della pena capitale nel mondo, questa continua a d essere una delle sfide del 2007”, ha dichiarato all’IPS Irene Khan, segretario generale di Amnesty International.

Yoshikatsu Oda, giustiziato per un omicidio commesso nel 1990, Masahiro Tanaka, con quattro omicidi a suo carico, e Kosaku Nada, due volte assassino durante una rapina, sono stati impiccati in Giappone venerdì scorso, nel giorno in cui Amnesty presentava a Roma il suo rapporto 2006.

Queste esecuzioni ricordano l’importanza della battaglia contro la pena di morte, nonostante le condizioni siano migliorate rispetto al 2005.

Secondo Amnesty, nel 2006 sono state effettuate 1.591 esecuzioni, rispetto alle 2.148 del 2005. Un totale di 3.861 persone sono state condannate a morte, a fronte delle 5.186 dell’anno precedente.

”Una tendenza positiva, che sembra continuare quest’anno”, ha detto Khan.

Amnesty International ha scelto di presentare il suo rapporto annuale a Roma visto che il governo italiano è capofila di una campagna alle Nazioni Unite per la moratoria mondiale delle esecuzioni, ha dichiarato Khan. Ma non solo.

Il governo italiano dovrebbe avviare la costruzione di una coalizione globale contro la pena capitale. “Ho chiesto personalmente al Primo Ministro italiano Romano Prodi di invitare a Roma gli stati abolizionisti, e di guidare una coalizione governativa globale contro la pena capitale, simile a quella che già esiste tra le Ong”, ha detto Khan.

Amnesty International, che si sta battendo per una moratoria universale sulle esecuzioni, ha accolto positivamente l’intervento del Parlamento Europeo per una risoluzione in favore della una moratoria universale.

”Ma la risoluzione non deve diventare un altro pezzo di carta”, ha aggiunto Khan. “Deve invece essere uno strumento concreto per ridurre significativamente il numero delle esecuzioni e aiutare chi aspetta nel braccio della morte”.

La moratoria, ha proseguito, non deve essere un’iniziativa solo europea. “Bisogna coinvolgere altri paesi, soprattutto quelli di Asia, Africa e America Latina. Per arrivare ad un voto di maggioranza occorre una strategia diplomatica più ampia, anche a livello regionale, qualcosa che ancora manca”.

Khan si è detta sicura che “i paesi favorevoli” risponderanno all’appello del governo italiano. “Credo che esista sufficiente unità tra i diversi punti di vista di questi stati, e penso che il governo italiano abbia avviato colloqui bilaterali con alcuni di loro”.

”Adesso è importante avviare un forum multilaterale per mettere insieme riunire tutti gli attori, far incontrare i governi, e costituire un gruppo più dinamico che riesca a fare pressione su questi temi. Sono certa che gli stati che hanno abolito la pena di morte o che stanno per annullare sentenze capitali saranno favorevoli a questo approccio multiplo”.

Il rapporto di Amnesty riferisce che solo sei paesi – Iran, Iraq, Sudan, Pakistan, Usa e Cina – sono responsabili del 91 per cento di tutte le esecuzioni effettuate nel 2006.

Secondo il rapporto, l’Iraq è diventato uno dei primi responsabili di esecuzioni capitali nel mondo dopo la reintroduzione della pena di morte nel 2004, anno in cui non si sono registrate esecuzioni. Tre ne sono state eseguite l’anno successivo, e nel 2006 la cifra è salita a 65.

Nel 2006, le esecuzioni sono quasi raddoppiate rispetto all’anno precedente in Iran, con almeno 177 persone giustiziate, compresi quattro minorenni. In Iran, sono ventitré i minori ancora nel braccio della morte.

Tuttavia, “nei primi mesi di quest'anno l’Iran ha iniziato a discutere la possibilità di escludere i bambini dalle condanne a morte”, ha detto Khan.

Il Pakistan si è aggiunto alla lista con circa 82 esecuzioni riportate. Il Sudan ha giustiziato almeno 65 persone, ma secondo Amnesty c’è motivo di credere che il numero sia più alto.

Gli Stati Uniti, unico paese del continente americano che abbia effettuato esecuzioni dal 2003, hanno registrato cinquantatre esecuzioni. Tuttavia, è il numero più basso degli ultimi trent’anni.

Ancora una volta, la grande maggioranza delle esecuzioni dello scorso anno è stata attribuita alla Cina, dove però le cifre ufficiali sono coperte dal segreto di stato. Secondo Amnesty, almeno 1.010 persone sono state giustiziate l’anno scorso, ma il numero reale potrebbe essere tra i 7.000 e gli 8.000.

”La buona notizia è che anche in Cina è stato avviato un processo di revisione delle condanne a morte, e speriamo che la pressione dei Giochi Olimpici di Pechino 2008 possa contribuirr a questo processo”, ha proseguito Khan.

Secondo il rapporto di Amnesty, in Africa nel 2006 quattro paesi hanno effettuato esecuzioni, mentre in Europa solo la Bielorussia applica ancora la pena capitale.

”Solo Asia e Medio Oriente rimangono assolutamente inamovibili di fronte alla tendenza globale di diminuire l’uso della pena capitale”, prosegue il rapporto di Amnesty.

”Il risultato più importante negli ultimi mesi è stato l’abolizione della pena capitale nelle Filippine, che ha portato alla più importante conversione di pena nella storia, con 1.200 condanne a morte trasformate in detenzione”, ha detto all’IPS Paolo Pobbiati, presidente di Amnesty International Italia.

”Chi ancora applica la pena di morte deve riconoscere che la tendenza internazionale verso l’abolizione è inarrestabile, e deve comprendere di essere destinato all’isolamento internazionale”.