ROMA, 23 febbraio 2007 (IPS) – Il governo italiano è in crisi dopo la bocciatura di una mozione di sostegno alla sua politica estera. Nonostante la maggioranza molto ristretta del governo di centro-sinistra al Senato, la sconfitta ha colto di sorpresa il primo ministro Romano Prodi.
Due senatori comunisti e un paio di senatori a vita indipendenti hanno negato inaspettatamente il loro consenso al programma, e questo è bastato a far cadere il governo.
Alla vigilia del voto, il ministro degli esteri Massimo D’Alema aveva dichiarato che il governo avrebbe avuto bisogno del pieno appoggio alla sua politica estera, riferendosi in particolare a Rifondazione comunista e Verdi, contrari alla decisione del governo di ampliare la base militare americana di Vicenza, e al rifinanziamento della missione militare dell’Italia in Afghanistan.
L’Italia sostiene con 1.800 soldati la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) a guida Nato (Organizzazione del Trattato del Nord-Atlantico) in Afghanistan, forte di 32.000 uomini.
Nelle ultime settimane, i gruppi più radicali tra i nove partiti della coalizione al governo hanno accusato l’amministrazione Prodi di aver fatto marcia indietro sul messaggio “pacifico” della campagna elettorale del centro-sinistra nel 2006. La decisione di Prodi di permettere agli Usa di ampliare la loro base militare di Vicenza ha scatenato diverse proteste popolari anti-americane.
La caduta del governo, in carica da appena nove mesi, ha ridato una speranza a Silvio Berlusconi, l’ex primo ministro di centro-destra sconfitto meno di un anno fa, di tornare al governo dopo nuove elezioni.
Durante i cinque anni della sua amministrazione, Berlusconi è sempre stato un fedele alleato di Bush, mentre il governo successivo ha immediatamente ritirato tutte le truppe italiane ancora rimaste in Iraq.
D’Alema ha apertamente criticato la politica Usa in Iraq e Somalia, nonostante abbia dichiarato che l’Italia deve rispettare gli impegni presi con la Nato in Afghanistan. Ma lo zelo della sinistra radicale sulle questioni militari legate agli USA è davvero tanto forte da portarli a soccombere per questo?
“No, non lo è”, ha detto all’IPS Sabina Siniscalchi, parlamentare di Rifondazione comunista. “In questo caso, il pacifismo è solo un alibi usato da qualche voce divergente all’interno del partito, anche se si tratta di una minoranza molto piccola”, ha commentato, riferendosi al collega dissidente che ha votato contro il programma di politica estera. L’altro senatore che ha votato contro, è un ex membro dei Comunisti italiani.
“Certo, il nostro partito ha spesso contestato le decisioni del premier sulle questioni militari, ma alla fine abbiamo deciso di sostenere la politica estera di D’Alema perché il pacifismo non può essere separato dal realismo, e sappiamo che il processo di cambiamento avviato da questo governo solo qualche mese fa richiede tempo”.
Per la prima volta dopo più di cinque anni, ha detto Siniscalchi, “abbiamo sentito di nuovo parole come pace, cooperazione civile, diplomazia; da gennaio siamo nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, e l’Italia sta facendo del suo meglio per ricomporre i conflitti internazionali che noi stessi abbiamo contribuito a far nascere”.
Siniscalchi ha detto che anche se questo sarà un processo lento, “tutti abbiamo visto chiari segni di discontinuità rispetto alle scelte politiche del precedente governo, e il nostro senso di responsabilità avrebbe dovuto dirci che qualche compromesso è necessario, per ottenere dei risultati”.
L’unico risultato tangibile, comunque, è che dopo la sfiducia al Senato, Prodi ha rassegnato le dimissioni al presidente Giorgio Napolitano. Questo non vuol dire necessariamente che si tornerà alle urne.
Giovedì, Napoletano ha dato inizio ai colloqui con i diversi leader politici, per discutere della formazione di un nuovo governo. Consultazioni che dovrebbero proseguire fino a venerdì.
”Prodi è disposto a rimanere, ma solo a condizione di ottenere una garanzia di pieno appoggio da tutti i partiti della coalizione”, ha annunciato il suo portavoce Silvio Sircana.
Molte delle divisioni all'interno della maggioranze, sono dovute alla politica italiana nei confronti degli Stati Uniti. Sabato scorso, circa 50.000 persone hanno manifestato a Vicenza contro l’ampliamento della base dell’aviazione americana.
Di certo, la caduta del governo di centro-sinistra non aiuterà la loro causa. “Non volevamo una crisi di governo, e non ci sentiamo in alcun modo responsabili”, ha detto all’IPS Cinzia Bottene, leader del movimento “No-base”.
D’Alema ha definito alcuni dei leader della sinistra radicale “tragicamente immaturi”.
”Preferiscono che questo paese finisca di nuovo nelle mani di Berlusconi”; ha dichiarato al quotidiano La Repubblica, che ieri scriveva “Un altro Berlusconi è possibile”.

