NAIROBI, 23 gennaio 2006 (IPS) – Il primo Forum mondiale che avrà luogo in Africa è un’occasione unica per porre sotto i riflettori l’enorme lavoro che la società civile Africana, anche se tra mille difficoltà, compie quotidianamente. Un passo importante è già stato fatto a inizio 2006, quando uno dei Forum policentrici è stato ospitato da Bamako, la capitale del Mali.
Dopo anni, continua il nostro impegno di movimento anche se per me con una novità rilevante, legata ad una responsabilità di governo.
Un impegno gratificante e intensissimo, nel momento in cui sono richiamata quotidianamente a quella coerenza delle iniziative imparata nelle pratiche di movimento. La coerenza necessaria per interpretare questo mio incarico come lo strumento per rendere il governo permeabile alle istanze dei movimenti.
Questo appuntamento lancia un messaggio chiaro: è tempo che l’Africa venga considerata dal mondo per quello che è, ovvero un continente in fermento, sia politico e sociale. Bene, Nairobi contribuirà affinché ciò cominci ad accadere. L’obiettivo è restituire all’Africa la dimensione politica che merita, smettendo di considerarla semplicemente la terra da “beneficiare” attraverso le tradizionali politiche di cooperazione internazionale.
Nairobi 2007 sarà importante anche per riconoscere i soggetti sociali africani che nelle loro pratiche quotidiane sono capaci di innovazione, uno degli scopi della nascita del Forum Sociale Mondiale.
Per combattere la povertà dobbiamo ripartire dalle comunità e dai territori, offrendo ai popoli che vivono in tante aree regionali del continente africano la possibilità di diventare protagonisti del loro riscatto. Penso ad esempio alle tante donne che si sono messe al lavoro per sostenere l’economia locale: a Nairobi avremo la possibilità di incontrarle e ascoltare le loro proposte così come accadrà di nuovo a Bamako il 2 e 3 marzo all’incontro mondiale delle donne Africane che organizzeremo come Cooperazione italiana.
Spero che con questo Forum Sociale Mondiale il Nord del mondo capisca che quando si interviene nei cosiddetti Paesi poveri, lo si deve fare con la massima capacità d’ascolto, chiedendo loro il tipo di progresso sociale economico e culturale da perseguire, senza imporre quello che pensiamo sia giusto per noi.
L’obiettivo di Nairobi, dunque, deve essere lo scambio, perchè noi dall’Africa abbiamo molto da ricevere.
Accanto ad una denuncia sempre più convinta del fallimento delle politiche liberiste e quindi della guerra – che oggi sembra necessaria proprio per mantenere in vita tali politiche – il mio auspicio è che da questo Forum si sviluppino sempre di più idee concrete, da affermare in modo propositivo e positivo.
Idee concrete su come preservare i beni comuni – acqua, terra, energia e cibo – e su come rafforzare l’esercizio dei diritti umani, sociali e politici, in ogni Paese.
Poi spero emerga la centralità di tre settori, tra loro strettamente interconnessi e di fondamentale importanza per combattere la povertà. Il primo è quello dell'ambiente, nel senso più generale del termine. Il secondo è il settore socio-sanitario, finalizzato al “formare per”, per favorire le espressioni locali che in Africa ci sono. Il terzo è quello educativo-culturale, con interventi che mettano in rete università, centri di formazione, comuni, società civile e movimenti.
La mia idea è quella di una cooperazione che non sia calata dall’alto, come accadeva spesso in passato, ma che sappia ascoltare la voce dell’Africa, una cooperazione cioè tra popoli e non solo tra governi. Una cooperazione che sia alternativa all'approccio competitivo imposto dal modello liberista.
È importante cominciare a praticare questo approccio, ed è per questo che, su mia iniziativa, il governo italiano ha voluto offrire un contributo anche economico per il Forum di Nairobi; il che dimostra un impegno politico preciso, perché l’Africa è un continente politicamente importante, con una società civile attiva e organizzata che, dopo secoli di sottomissione – prima al colonialismo e poi alle politiche liberiste – oggi vuole camminare sulle proprie gambe e occupare il posto che fino ad ora non ha avuto nel mondo.
A differenza delle edizioni passate del Forum, a cui presero parte solo parlamentari, quest'anno con la mia presenza, dunque con la presenza del Governo, l'Italia vuole segnare l’attenzione particolare della politica verso la società civile che si incontra a Nairobi, e contribuire ai suoi dibattiti con forza ancora maggiore. Non solo per discutere ma anche per testimoniare che attraverso le buone pratiche è possibile costruire un mondo più solidale ed equo. Un nuovo mondo possibile e necessario, radicalmente alternativo a quello attuale, che cancelli la guerra e dove prevalgano iniziative di pace quotidiana che mettano al centro le persone e la tutela ambientale e non il profitto.
Buon Forum a tutte e tutti!
*Patrizia Sentinelli è Viceministra degli Esteri con delega alla Cooperazione Internazionale dell'Italia

