SVILUPPO: La crisi dell’acqua riflette una cattiva gestione

STOCCOLMA, 23 agosto 2006 (IPS) – Si è aperta lunedì nella capitale svedese una conferenza internazionale sulla gestione dell’acqua, con la triste previsione che sia le nazioni ricche che quelle povere stanno andando verso una crisi, a meno che non vengano intraprese azioni concrete per conservare adeguatamente una delle risorse vitali del pianeta.

”Abbiamo bisogno di misure concrete che individuino chiaramente cosa fare, chi dovrebbe agire e quando”, ha dichiarato Anders Berntell, direttore esecutivo dello Stockholm International Water Institute (SIWI), di fronte a un’assemblea di circa 2.000 professionisti, fra tecnici, scienziati, funzionari di governo, uomini d’affari e rappresentanti della società civile.

La conferenza annuale – la sedicesima – si è svolta durante la “Settimana mondiale dell’acqua”, con la partecipazione di oltre 100 organizzazioni intergovernative e non governative. Il tema generale è: “Al di là del fiume, condividere benefici e responsabilità”.

Berntell ha dichiarato che l’acqua è soggetta a decisioni che provengono da molte aree estranee allo stesso settore idrico. “L’acqua è una componente dell'agricoltura, dell'energia, del trasporto, del commercio, della finanza, e della sicurezza politica e sociale”, ha dichiarato.

Berntell ha citato il “Rapporto mondiale sullo sviluppo idrico”, uno studio congiunto di 24 agenzie Onu, che informa: “le risorse economiche per l’acqua si stanno esaurendo, sia in termini di aiuto pubblico allo sviluppo (ODA) che di prestiti non agevolati. E solo una piccola parte (circa il 12 per cento) di questi fondi raggiunge chi ne ha maggiormente bisogno”.

Inoltre, ha proseguito, l’obiettivo di sviluppo relativo alla gestione integrata delle risorse idriche e ai piani di efficienza idrica entro il 2005 è stato raggiunto solo dal 12 per cento dei paesi, malgrado molti abbiano avviato quel processo.

La terza questione, secondo lo studio dell’Onu, è il calo dell’investimento del settore privato nei servizi idrici. “Molte grandi multinazionali dell’acqua hanno iniziato a ritirarsi o a sottodimensionare le loro operazioni nel mondo in via di sviluppo dati gli elevati rischi politici e finanziari”, riferisce il rapporto.

La settimana scorsa, l’organizzazione ambientalista World Wildlife Fund (WWF) ha dichiarato che anche la maggior parte dei paesi ricchi, così come le loro controparti più povere, affronteranno una crisi dell’acqua, a meno di modifiche drastiche nella gestione e nelle politiche di governo.

”Sostenere l’industria su larga scala e la continua crescita della popolazione usando l’acqua in quantità elevate, equivale ad esaurire le riserve idriche di alcune città del 'Primo Mondo', e costituisce una minaccia incombente per molte altre, se non per la maggior parte”, avverte il WWF.

La riduzione significativa delle riserve idriche nei paesi ricchi è stata attribuita principalmente a due fattori: la diminuzione delle precipitazioni e una maggiore evaporazione dell’acqua dovuta al riscaldamento globale; e la scomparsa delle paludi.

Inoltre, i paesi europei che si affacciano sull’Atlantico sono stati colpiti da siccità, mentre le risorse idriche della regione mediterranea vengono esaurite dal boom turistico e dall’irrigazione agricola.

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), il settore agricolo è il più grande consumatore d’acqua al mondo, con richieste di circa il 70 per cento di tutta l’acqua dolce per uso umano.

”Qualunque crisi idrica produrrà quindi una crisi alimentare”, avverte l’agenzia Onu che ha sede a Roma. “Quindi, mentre progressi sono stati compiuti in campo agricolo, per soddisfare le esigenze alimentari di tutti gli abitanti della terra è necessario migliorare la gestione dell’acqua in questo settore”.

Una delle conclusioni del Forum mondiale dell’acqua svoltosi in Messico a marzo, è che l’acqua è anche “una questione politica”.

Come tale, la sua gestione complessiva deve stare e rimanere nelle mani di funzionari scelti e di chi è responsabile delle decisioni pubbliche. “Quando i politici dimenticano le loro responsabilità sull’acqua, l’acqua diventa un pericolo”.

”Nella prospettiva di una popolazione mondiale che raggiungerà i 9 miliardi nel 2050, e con i primi segnali di un evidente riscaldamento globale, nei decenni futuri sorgeranno sicuramente nuovi pericoli a causa delle tensioni sull’acqua”, avverte il Forum mondiale sull’acqua.

Secondo le Nazioni Unite, oltre 1,1 miliardo di persone è tuttora privo dell’accesso a risorse idriche avanzate, di cui circa i due terzi vive in Asia.

Le donne povere sono particolarmente colpite, secondo un rapporto pubblicato lunedì dall’International Water Management Institute, con sede nello Sri Lanka, che riferisce di essere stato escluso dalle decisioni per la gestione dell’acqua, pur essendo il principale responsabile del trasporto di acqua potabile e rivestendo un ruolo fondamentale nell’agricoltura di piccola scala.

Secondo Berntell, l’idea della Settimana mondiale dell’acqua ha tre obiettivi: creare le capacità e aumentare l’informazione tra i diversi attori; promuovere partnership e alleanze tra individui e organizzazioni; rivedere l’attuazione di azioni, impegni e decisioni.

La conferenza, ha aggiunto, esplorerà anche tre questioni relative all’acqua. Primo, il fatto che la sussistenza nel mondo sia sempre più legata a contesti idrici transfrontalieri e al di là dei bacini, e ad una società globale a maggioranza urbana. Dati questi presupposti, quali sono, o potrebbero essere, i benefici prodotti, diffusi e condivisi dalla società?

Secondo, l’utilizzo delle risorse naturali e la gestione dei rifiuti sono intimamente connessi all’esistenza umana. Grossa sfida delle risorse è pertanto quella di alimentare il mondo senza compromettere le funzioni ecologiche vitali.

Terzo, i disastri naturali mostrano la vulnerabilità della società rispetto alle forze della natura, ed è impossibile organizzarsi per gli eventi più estremi. Tuttavia, pianificare una gestione delle emergenze e dei disastri non è impraticabile.

”Dobbiamo cercare soluzioni pratiche che possano funzionare in diverse condizioni socio-economiche, climatiche, ambientali e politiche, assicurando che non diventi esercizio meramente accademico o teoretico”, ha dichiarato.