SALUTE-KENYA: Antiretrovirali per riempire lo stomaco vuoto

NAIROBI, 6 Giugno 2006 (IPS) – “I farmaci ARV possono cambiare le cose, ma non modificheranno la mia condizione socio-economica. Sì, prendo gli ARV, ma non riesco nemmeno a mettere insieme un semplice pasto”, racconta un uomo che insiste per essere chiamato wa Kimani.

”È questo il motivo per cui mi sono registrato presso due centri per il trattamento, così posso avere doppia razione di ARV (farmaci antiretrovirali): una la utilizzo per me e l’altra la vendo, per procurarmi qualcosa da mettere nello stomaco”.

L’IPS ha incontrato wa Kimani davanti a uno dei centri dove fa il trattamento, seduto su una pietra sotto il sole, con il viso sudato, in attesa di un cliente che comprerà i suoi farmaci. Il pregiudizio che continua a circondare l’Aids in Kenya ha reso guardinghi molti dei malati, che non prendono gli ARV attraverso canali ufficiali temendo che venga resa pubblica la loro siero-positività.

Wa Kimani, disoccupato, ha iniziato a vendere i farmaci l’anno scorso. Chiede al suo cliente poco meno di sette dollari per una dose sufficiente per un mese.

”Non è molto, ma almeno mi permette di comprare qualcosa da mangiare e non sono costretto a prendere i farmaci a stomaco vuoto. So che sarebbe pericoloso”, prosegue wa Kimani. ”Una volta, prima di pensare al commercio, prendevo le medicine senza aver mangiato nulla, solo un po’ d’avena. Stavo per morire. Ero diventato debole, e mi è venuta un’ulcera dalla quale non sono ancora del tutto guarito”.

Fino all’inizio del mese, il governo faceva pagare circa 1,4 dollari per una dose di ARV, ma il pagamento è stato abolito dal primo giugno. In Kenya, circa due milioni di persone vivono con l’Hiv/Aids, e oltre 200.000 hanno bisogno di ARV.

Il caso di wa Kimani non sembra essere isolato.

Patricia Asero, membro del Kenya Treatment Access Movement, sa di sei persone che lo scorso anno hanno ricevuto gli ARV da più di un centro.

”Mi sono interessata e ho indagato ulteriormente, perché questa gente appartiene al mio stesso gruppo d’aiuto. Ho scoperto che si erano registrati in più di un centro di cura, in modo da ottenere farmaci extra da vendere per mangiare qualcosa prima del trattamento”, ha raccontato all’IPS.

In alcuni casi, anche pazienti che prendono gli ARV da un solo centro, li vendono per comprare del cibo, ha aggiunto Asero. E inventano sempre una storia diversa da raccontare.

”Dicono di aver perso i farmaci, oppure che la loro borsa è stata rubata. Ma poi, quando vengono interrogati davvero, viene fuori la verità”, fa notare l’attivista. Asero lavora anche come consulente per l’Hiv/Aids in un ospedale pubblico.

Altri vivono lontano dai centri per la distribuzione degli ARV e sono troppo deboli per arrivarci a piedi, e troppo poveri per permettersi un mezzo di trasporto; allora saltano il trattamento, e utilizzano quel denaro per comprare del cibo.

Con cifre ufficiali che stimano circa il 56 per cento della popolazione sotto la soglia di povertà, certamente non è facile che la tentazione di vendere i farmaci diminuisca nell’immediato futuro.

”La lotta contro l’Hiv/Aids deve essere accompagnata dalla lotta alla povertà. Altrimenti stiamo perdendo il nostro tempo”, ha detto Omu Anzala, professore al Dipartimento di Microbiologia medica presso la Scuola di medicina dell’Università di Nairobi, capitale del Kenya.

Il governo dichiara di aver sensibilmente aumentato negli ultimi anni il numero di sieropositivi che ricevono cure con gli ARV: 39.000 sono i pazienti trattati nel 2005, rispetto ai 24.000 del 2004. L’obiettivo era raggiungere i 95.000 entro l’inizio del 2006.

“Il governo, sostiene Anzala, dovrebbe smetterla di darci delle cifre e preoccuparsi della qualità e della sostenibilità del servizio. I numeri non significano niente se la maggioranza dei pazienti salta la cura o vende i farmaci”.

La presunta vendita di ARV da parte di alcuni pazienti, e l’irregolarità di altri nel sottoporsi alla terapia, ha aumentato il timore che vi siano in Kenya varianti dell’Hiv resistenti ai farmaci.

Attualmente, ci sono appena 24 ARV sul mercato, e solo un paziente su tre per volta riesce a disporne. Con questa tendenza, prosegue Anzala, “potremmo presto non aver più alcun ARV di cui parlare, perché la gente sarà diventata resistente a tutti”.

”Esiste il bisogno di monitorare i pazienti per vedere se si sottopongono regolarmente al trattamento, e contemporaneamente controllare le varianti resistenti del virus”. Altri sostengono che questi problemi potrebbero essere evitati se venisse prestata maggior attenzione al problema dell’alimentazione.

”Quando parliamo di cura globale dell’Hiv/Aids, l’alimentazione ne è parte essenziale. Tuttavia, il governo l’ha trascurata, e l’unica cosa che fa è fornire consulenza nutrizionale”, osserva Asero.

”Alcuni centri per il trattamento possono offrire solo un pacco di ujimix (farina d’avena) al mese. Non è niente”.

Un rapporto diffuso il mese scorso dall’International Treatment Preparedness Coalition, un gruppo di organizzazioni per la lotta all’AIDS di tutto il mondo, cita anche la scarsa alimentazione come ostacolo principale nella guerra all’Hiv/Aids in Kenya.

”Il sostegno nutrizionale è ancora minimo, tranne per quel che riguarda l’educazione alimentare“, riferisce il documento, intitolato “Mancare l’obiettivo – Effetti indesiderati per il 2010: come evitare di venir meno alla promessa dell’accesso universale”.

Il rapporto è stato pubblicato alla Sessione speciale dell’Assemblea delle Nazioni Unite sull’Hiv/Aids, iniziata a New York il 31 maggio.

Gli esperti della sanità hanno espresso il loro impegno a migliorare l’alimentazione tra i pazienti di Aids.

”Esistono attività in corso per assicurare questo servizio, che la maggior parte degli ospedali sta realizzando”, ha detto all’IPS David Mwaniki, capo del Dipartimento di supporto tecnico del Consiglio nazionale per il controllo dell’Aids. ”Ma bisogna lavorare ancora per rafforzarlo”.