HAITI: L’ex e futuro presidente rompe il silenzio

PORT-AU-PRINCE, 26 febbraio 2006 (IPS) – Mercoledì scorso, quasi una settimana dopo essere stato nominato presidente, Rene Garcia Preval ha rotto il silenzio, illustrando alla stampa la sua missione presidenziale. Seduto nel giardino di sua sorella sotto un sole velato e tra l’erba incolta, affiancato dal suo ex primo ministro e dai consulenti del vecchio gabinetto, l’ex e futuro presidente Preval ha parlato a una folla entusiasta di giornalisti nazionali e stranieri.

All’inizio del suo discorso ha paragonato Haiti ad una bottiglia: appoggiandola a testa in giù, dalla parte del collo, cadrebbe; non sarebbe stabile. Deve invece poggiare sulla base, sulla parte più larga, ha detto. Nel suo primo discorso da presidente, Preval non si è crogiolato nella sua vittoria. Al contrario, ha sottolineato come lui non sia in grado di sostenere Haiti da solo. Avrà bisogno di un governo completo, e non solo.

“Mi spaventa vedere la passione emersa in occasione delle elezioni presidenziali, la gioia del popolo haitiano alla notizia che era stato scelto un presidente haitiano, e le speranze riposte nell’elezione di questo presidente”, ha proseguito.

“Voglio ricordare al popolo di Haiti che il presidente ha un potere limitato. Le elezioni non sono ancora concluse. Se il Parlamento non sarà forte e coeso, il presidente non potrà rispondere a tutti i problemi, a tutte le speranze che la gente sta manifestando”, ha ricordato. “Sono le due Camere che ratificano il primo ministro, ed è il primo ministro che sceglie tutti i funzionari pubblici”.

Preval dice di aver notato una mancanza di entusiasmo per le elezioni legislative. “Lo ricordo, andate a votare per i vostri legislatori”.

Gli haitiani hanno votato i membri del Parlamento lo stesso giorno delle elezioni per il presidente, il 7 febbraio, ma il mese prossimo potrebbe essere necessario un secondo turno di votazioni per ciascuna carica.

Haiti non ha un Parlamento da gennaio 2004, da quando fallite le legislative non è stata nominata una nuova maggioranza, e il mandato dei parlamentari in carica era già scaduto. Nei sei mesi successivi, l’allora presidente Jean-Bertrand Aristide ha governato per decreto, fino alla sua espulsione

Quanto al suo incarico, Preval ha spiegato che la futura presidenza di Haiti avrà due missioni fondamentali: primo, costruire le istituzioni previste dalla costituzione, come assemblee municipali e nazionali, per nominare i giudici. “In questo modo metteremo la bottiglia dritta sulla sua base, su queste istituzioni, in modo che non sia tutto concentrato sulla presidenza”.

“La seconda missione è creare le condizioni per gli investimenti privati, per creare posti di lavoro”, ha aggiunto. Ciò significa strade e elettricità, leggi che favoriscano gli investimenti, contrastare i sequestri di persona e altri atti criminali che spaventano gli investitori.

Preval ha sottolineato che non solo il presidente non può farcela da solo, ma neanche il governo nel suo insieme può farcela.

Nei giorni precedenti e durante il processo elettorale, moltissimi sostenitori di Preval hanno dichiarato di non avere un lavoro e di essere convinti che lo avrebbero trovato con la sua presidenza. Molti hanno detto di aver avuto un’occupazione durante il governo di Aristide ma di averla persa quando l’ex presidente ha lasciato il potere.

Durante la campagna di Preval – caratterizzata più sull’ascolto che sul parlato – alla domanda del candidato su quante persone desiderassero un lavoro, tutte le mani si sono alzate. Ma quando ha chiesto se il governo fosse in grado, secondo loro, di offrire tutti questi lavori, la folla ha gridato: “No!”.

Il giorno dopo le elezioni, Rene Max Auguste, presidente della Camera di commercio americana ad Haiti, ha previsto la vittoria di Preval, dichiarando che la comunità imprenditoriale dovrà lavorare con il futuro presidente per portare “speranza e lavoro” al popolo haitiano.

Ma ha anche detto di avere una preoccupazione riguardo Preval: “Credo che durante la (sua prima) presidenza, sia stato indebolito da Aristide”, ha detto. “Spero che questa volta possa tornare come un vero presidente, e spero che Aristide non interferirà in nessun modo nella sua presidenza..”.

Alla conferenza di mercoledì scorso, il dibattito su Aristide è stato particolarmente pressante. Lo stesso ex presidente ha parlato in un’intervista televisiva il giorno prima, dalla sua attuale residenza in Sud Africa, dichiarando di voler tornare ad Haiti il più presto possibile, anche se questo dipende, in parte, da Preval.

I giornalisti hanno chiesto a Preval se lo consentirà, e lui ha ribadito ciò che aveva già detto: “La mia posizione è semplice… L’articolo 41.1 della Costituzione stabilisce che nessun haitiano ha bisogno di un visto per lasciare il paese, o per ritornarvi”. Quanto a cosa farebbe Aristide una volta tornato ad Haiti, Preval ha detto: “Dovete chiederlo a lui, non a me”.

Mercoledì scorso, i sostenitori di Preval – che in gran parte erano gli stessi di Aristide, che avevano bruciato copertoni e marciato per le strade per protestare contro presunti scrutini fraudolenti – erano tranquilli.

Alcune delle aree più violente della città si sono mostrate più pacifiche quella sera di quanto non fossero da mesi. Ma l’insoddisfazione tra la classe politica di Haiti getta un’ombra sulle imminenti elezioni e lascia intravedere la possibilità di un passaggio di potere graduale il mese prossimo.

Le accuse di frode dei sostenitori di Preval sono passate sotto silenzio quando il consiglio elettorale di Haiti ha deciso di ripetere lo spoglio delle schede lasciate in bianco in modo da favorire Preval, alzando le percentuali di tutti i candidati e portando Preval nella maggioranza assoluta, che ha vinto così al primo turno.

La decisione di ripetere lo spoglio delle schede bianche ha fatto infuriare Leslie Manigat, il candidato arrivato secondo nella corsa alla presidenza. Manigat ha definito la decisione “un colpo di stato elettorale”.

Charles Baker, il terzo arrivato, ha affermato che il modo in cui Preval ha vinto chiama in causa la legittimità della sua nomina. La moglie di Manigat, Mirlande, candidata popolare al Senato, si è dimessa per protesta contro ciò che ha definito “una palese violazione della Costituzione e della legge elettorale”.

Nel frattempo, Jacques Bernard, direttore del consiglio elettorale, ha lasciato il paese dopo aver ricevuto minacce di morte e dopo che la sua fattoria è rimasta distrutta in un incendio.

Micha Gaillard, portavoce di Fusion, uno dei principali partiti politici, ha detto di temere che l’imminente processo elettorale possa essere ancora più fraudolento e comportare problemi per l’assenza di Bernard, ma, secondo lui, l’opposizione protesterà.

Quanto a Preval, ha osservato che non ci sono sufficienti candidati nel suo partito Lespwa per avere la maggioranza in Parlamento, e che tenderà le braccia verso altri candidati che si impegnino a fare di Haiti un paese migliore.

Il ballottaggio delle legislative, previsto per il 19 marzo, potrebbe essere rinviato a causa dei ritardi negli scrutini al primo turno. I funzionari dicono che la nazione è già pronta per l’insediamento di Preval il 29 marzo. Ma come lui stesso ha ricordato, un presidente è solo parte della risposta.

(FINE/2006)