HONG KONG, 21 dicembre 2005 (IPS) – Con un’iniziativa storica, 110 membri dei paesi in via di sviluppo (PVS) delle 149 nazioni dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC/WTO) si sono uniti per fare del Round di Doha sullo sviluppo una realtà. Il Round è stato lanciato nella capitale del Qatar quattro anni fa.
Ma l’iniziativa – che riunisce raggruppamenti eterogenei di PVS con interessi diversi, come il G20, il G33, i paesi meno sviluppati (least developed countries, LDC) e le economie minori – non vuole essere vista come un nuovo fronte nel “confronto Nord-Sud”, ha dichiarato il ministro degli esteri brasiliano Celso Amorin.
Brasile e India sono emersi come leader del Gruppo dei 20 (G20), che comprende 21 paesi membri: Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Cina, Cuba, Egitto, Guatemala, India, Indonesia, Messico, Nigeria, Pakistan, Paraguay, Filippine, Sud Africa, Tanzania, Tailandia, Uruguay, Venezuela e Zimbabwe. Il G20 ha spianato la strada agli altri paesi.
Le 110 nazioni si sono coalizzate per porre fine “al perpetuarsi delle ingiustizie nel commercio globale” , secondo il ministro indiano per il commercio Kamal Nath, e per assicurare che lo sviluppo rimanga al centro del Round di Doha sullo sviluppo attualmente in corso.
In questa ottica, si è tenuto la scorsa settimana un incontro ministeriale tra tutti i gruppi dei paesi in via di sviluppo per la prima volta nella OMC.
Secondo una dichiarazione congiunta presentata a metà dicembre, i ministri “hanno scambiato pareri e deciso di coordinare meglio i loro sforzi per elaborare un approccio comune alle questioni di interesse comune”.
I gruppi hanno chiamato in causa la promessa fatta quattro anni fa a Doha per porre gli interessi e i bisogni dei PVS, in particolare dei paesi LDC, al centro del Round.
“Hanno ribadito i loro interessi comuni nel quadro dello sviluppo del round e le loro aspettative per un esito esaustivo sullo sviluppo. Hanno ricordato che l’agricoltura è centrale per lo sviluppo”, si legge nella dichiarazione.
I gruppi avevano concordato anche sul fatto che l’incontro dovesse comportare l’eliminazione delle distorsioni che soffocano la crescita delle esportazioni nei PVS, oltre a politiche per assicurare il loro sviluppo socioeconomico sostenibile.
Il gruppo G110 di recente formazione, si è poi appellato alle nazioni sviluppate – soprattutto Unione europea (Ue) e Stati Uniti (Usa) – perché sostengano il loro sviluppo socioeconomico.
In particolare, secondo il gruppo, i paesi sviluppati avrebbero dovuto concordare la “completa eliminazione delle misure di sostegno alle esportazioni entro il 2010, rivolgendosi concretamente ai bisogni specifici dei paesi LDC e dei paesi in via di sviluppo di recente industrializzazione”.
Il G110 ha poi “affermato il bisogno di riduzioni sostanziali del supporto nazionale che distorce gli scambi”.
La dichiarazione congiunta dice anche: “I gruppi riconoscono l’importanza di miglioramenti sostanziali nell’accesso al mercato per i prodotti di interesse per l’esportazione provenienti dai paesi in via di sviluppo nei mercati delle nazioni sviluppate”.
E aggiunge: “Riconoscono inoltre la necessità di guardare ai problemi dei paesi riceventi la preferenza”.
Il G110 ha espresso il proprio sostegno alle richieste dei paesi LDC di esenzione fiscale e quote gratuite per l’accesso al mercato e ha dichiarato di riconoscere “il bisogno di un esito concreto a Hong Kong su questo tema”.
Sollevando una questione specifica, i ministri dei 110 paesi avevano sottolineato la necessità “di un fermo impegno a Hong Kong per affrontare la questione del cotone in modo specifico, con determinatezza e prontezza”.
Gli osservatori dubitavano, tuttavia, che le sei conferenze ministerali della OMC portassero a decisioni concrete.
“Avremo dei documenti comuni che elencheranno i temi discussi, proporranno il proseguimento dei dibattiti a Ginevra e in altri luoghi, così che il Round di Doha sullo sviluppo possa concludersi, come previsto, entro la fine del 2006”, ha detto all’IPS il delegato di un paese in via di sviluppo.
Il G110 ha ottenuto il supporto di Anwarul K. Chowdhury, inviato dell’Onu per i paesi meno sviluppati, i paesi in via di sviluppo non-costieri e i piccoli stati insulari in via di sviluppo (SIDS). Il sostegno è stato significativo, nonostante la OMC non sia un’organizzazione delle Nazioni Unite.
Rivolgendosi ai rappresentanti dei media, Chowdhury ha affermato che i colloqui sul commercio globale non dovrebbero perdere di vista il fatto che l’esito dei negoziati potrebbe avere effetti di lunga portata sulla vita di milioni di persone dei paesi meno sviluppati.
L’alto rappresentante dell’Onu ha sottolineato che i 50 LDC – di cui 34 sono africani – ospitano circa il 12,5 per cento della popolazione mondiale, ma il loro contributo al commercio internazionale ammonta ad appena mezzo punto percentuale.
Dello scambio di merci totale mondiale, ossia 8,9 trilioni di dollari nel 2004 (un trilione è pari a mille miliardi), la quota dei paesi LDC risponde a un magro 0,64 per cento. La situazione è ancora peggiore per il commercio nei servizi – lo 0,44 per cento nel 2004 dallo 0,49 per cento del 1990.
Chowdhury ha sottolineato che il gruppo dei paesi LDC era unito richieste di un impegno vincolante sull’esenzione fiscale e le quote gratuite per l’accesso al mercato per tutti i prodotti provenienti dai loro paesi su una base certam a lungo termine e prevedibile.
“Si stima che solo questo, se attuato nel WTO, potrebbe generare guadagni per il welfare fino a 8 miliardi di dollari e ricavi dalle esportazioni pari a 6,4 miliardi di dollari”, ha detto.
Chowdhury aveva sostenuto la proposta dei produttori di cotone africani, che avevano chiesto l’immediata eliminazione dei sussidi all’esportazione del cotone.
Da uno studio della Banca mondiale è emerso che la rimozione dei sussidi farebbe aumentare le esportazioni di cotone dall’Africa sub-sahariana del 75 per cento. La quota dei paesi in via di sviluppo sulle esportazioni globali di cotone salirebbero dall’attuale 56 all’85 per cento entro il 2015.

