NAZIONI UNITE, 20 dicembre 2005 (IPS) – Ogni anno, più di 50 milioni di bambini non vengono registrati alla nascita, e sono privati così dei servizi fondamentali, come cure sanitarie e istruzione, e resi più vulnerabili allo sfruttamento nella vita adulta.
Nel suo recente rapporto annuale, “La condizione dell'infanzia nel mondo 2006: Esclusi e invisibili”, l’agenzia Onu per l’infanzia UNICEF stima che il 55 per cento delle nascite nel mondo in via di sviluppo, esclusa la Cina, non vengano ufficialmente registrate.
Lo scarso accesso è tra le cause più diffuse per cui i genitori non registrano i loro bambini.
”La registrazione della nascita deve essere semplice, economica e vicino casa. Altrimenti, la famiglia dovrà percorrere lunghe distanze per raggiungere gli uffici anagrafici”, ha dichiarato Alexandra Yuster, consigliera superiore dell’UNICEF.
”È possibile che i genitori non possano permettersi il viaggio o che sia per loro impraticabile, dati gli impegni di lavoro e le cure del bambino”, ha proseguito.
Oltre all’analfabetismo e ad ostacoli pratici, anche la semplice mancanza di informazioni può contribuire all’elevato numero di nascite non registrate.
”La registrazione è spesso considerata niente più che una formalità legale, non collegata a sviluppo, salute, istruzione o salvaguardia del bambino”, dichiara il rapporto.
Tuttavia, le conseguenze della mancata registrazione possono essere disastrose per il bambino, al quale vengono così negate cure sanitarie e altra assistenza sociale. “Non essere iscritti all’anagrafe può avere ripercussioni sull’intera vita adulta”, ha detto Yuster all’IPS.
”Le conseguenze più gravi sull’infanzia comprendono l’esclusione dalla scuola, o peggio, dagli esami finali che, al termine della frequentazione scolastica, consentirebbero il riconoscimento del titolo acquisito”.
Se hanno problemi con la legge, i bambini senza certificato anagrafico corrono il rischio di essere perseguiti come adulti. Plan International, che lavora in 45 paesi in via di sviluppo per alleviare la povertà e aiutare i bambini, cita l’esempio di due adolescenti condannati a morte nelle Filippine perché incapaci di dimostrare di avere un’età inferiore ai 18 anni.
Oltre all’infanzia, vivere senza certificato anagrafico impedisce agli adulti di godere dei diritti di cittadinanza e tutela dello stato.
”Ciò li danneggia nella domanda di un impiego ufficiale o del passaporto, di un permesso matrimoniale o del diritto di voto”, prosegue Yuster.
In Bangladesh, solo il sette per cento di tutti i bambini vengono registrati alla nascita. La percentuale in Afghanistan, Uganda e Tanzania è anche peggiore, dal quattro al sei per cento.
Oltre all’esclusione dai servizi fondamentali, i bambini non registrati e privi di documenti sono estremamente vulnerabili a sfruttamento, violenza e abusi. Il rapporto UNICEF, che cita discriminazione, povertà e Hiv/Aids come cause dell’emarginazione dei bambini, dichiara che i non documentati diventano facili vittime di traffico, lavoro minorile, prostituzione e gang criminali.
Circa 171 milioni di bambini lavorano in condizioni di rischio e con macchinari pericolosi, lavorando la sabbia in America Latina, i mattoni in Asia meridionale, o nelle cave di pietra dell’Africa sub-sahariana.
Il rapporto dichiara che 8,4 milioni di bambini sono coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile, compresa prostituzione e servitù per debito, uno sfruttamento simile alla schiavitù per ripagare un debito.
Tra i bambini ai lavori forzati, quelli impiegati nel servizio domestico sono tra i meno visibili, sempre a rischio di sfruttamento sessuale e fisico. Invisibili, sono completamente alla mercé dei loro datori di lavoro. Troppo spesso, vengono pagati poco o niente e anche il cibo distribuito “è spesso inadeguato dal punto di vista nutritivo, ampiamente inferiore ai pasti consumati dalla famiglia che li impiega“.
Secondo il rapporto, il servizio domestico spesso “diventa un lavoro 24 ore su 24, in cui il giovane è perennemente asservito e soggetto ai capricci dell’intera famiglia”.
In Salvador, i ricercatori affermano che il 66 per cento di ragazze impiegate nel lavoro domestico viene psicologicamente e fisicamente abusato, soprattutto sessualmente.
Alla luce del sole, ma ancora ampiamente emarginati dalla società, sono i dieci milioni di bambini senza dimora in tutto il mondo. Solo a Città del Messico, più di 11.000 bambini vivono e lavorano sulla strada.
”Povertà e mancanza di accesso all’istruzione costituiscono il maggior contributo al lavoro minorile, anche sulla strada”, ha dichiarato Yuster. “Questi bambini vivono in un ambiente inquinato non solo da smog, traffico ed estrema povertà, ma anche da droghe e violenza”.
Secondo il rapporto, più di un milione di bambini vive in detenzione, la grande maggioranza aspettando il processo per offese minori. Molti di loro sono vittime di evidente abbandono, violenza e trauma.
”Quando le società permettono che i bambini siano talmente trascurati da crescere sulla strada, nessuno vince. Coloro che potrebbero avere un futuro come cittadini produttivi hanno in assoluto poco futuro: l’esposizione precoce alla violenza, al sistema giudiziario criminale e al disprezzo della società avrà esattamente l’effetto opposto”, ha dichiarato la consigliera all’IPS.
Il rapporto chiede ai governi dei sistemi per monitorare natura e portata degli abusi contro i bambini, e approvare una legislazione conforme agli impegni internazionali per il benessere dell’infanzia. La legislazione che promuove la discriminazione deve essere cambiata o abolita, prosegue Yuster, e le leggi per perseguire i maltrattamenti infantili devono essere sistematicamente imposte.
L’UNICEF raccomanda anche piani finanziari più “attenti al bambino” e il consolidamento di istituzioni in difesa dell’infanzia – per esempio, eliminare il certificato di nascita come requisito per frequentare la scuola.
”Per soddisfare gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) bisogna raggiungere i bambini più indifesi in tutto il mondo in via di sviluppo”, ha dichiarato Ann M. Veneman, direttrice esecutiva dell’UNICEF, durante la presentazione del rapporto a Londra. “Non può esistere progresso duraturo se continuiamo a trascurare i bambini più bisognosi – i più poveri e vulnerabili, gli sfruttati e gli abusati”.
Gli MDG prevedono di ridurre povertà e fame del 50 per cento; assicurare l’istruzione primaria universale; abbassare di due terzi la mortalità infantile, e di tre quarti la mortalità materna; promuovere l’uguaglianza di genere; incoraggiare la sostenibilità ambientale; fermare la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie; creare una partnership globale Nord-Sud per lo sviluppo.

