DIRITTI: Amnesty lancia l’allarme per la RDC

JOHANNESBURG, 4 ottobre 2005 (IPS) – L’organizzazione per i diritti umani Amnesty International ha espresso i propri timori per le crescenti tensioni etniche e politiche nella provincia Nord Kivu della Repubblica democratica del Congo (RDC), avvertendo che ciò rischia di accendere nuovi conflitti nel paese.

In un rapporto pubblicato la scorsa settimana, il gruppo dichiara che ulteriori lotte potrebbero compromettere l’incerto processo di pace nella RDC, portando ad abusi nei diritti umani in una regione che è già diventata celebre per le violazioni.

Il conflitto potrebbe inoltre inasprire la già terribile situazione umanitaria in Congo. Attualmente, “circa 31.000 congolesi muoiono ogni mese per violenze dirette o per malattie prevenibili e fame, causate dall’insicurezza, dagli spostamenti e dal mancato accesso all’assistenza umanitaria e medica”, si legge nel rapporto di Amnesty, intitolato “Nord Kivu: i civili pagano il prezzo della contesa politica e militare”. La provincia è situata nella RDC orientale.

L’attuale instabilità del Congo risale al 1996, quando i ribelli di un gruppo etnico tutsi conosciuto come Banyamulenge presero le armi contro Mobutu Sese Seko, per protestare contro gli abusi nei diritti umani, rovesciando il vecchio governante l’anno seguente.

La loro battaglia era appoggiata da Uganda e Ruanda, preoccupate del modo in cui i militanti hutu che avevano partecipato al genocidio del 1994 stessero usando il territorio congolese come base delle operazioni contro il paese.

Nel 1998 scoppiò una seconda fase di combattimenti, dopo l’inasprimento delle relazioni tra il nuovo presidente della RDC, Laurent Kabila, e i suoi ex alleati di Ruanda e Uganda. La guerra, durata cinque anni, ha opposto i ribelli sostenuti soprattutto da Uganda e Ruanda alle forze governative del Congo, appoggiate da Zimbabwe, Angola e Namibia. Sembra che nel conflitto abbiano perso la vita 3,5 milioni di persone, soprattutto a causa di malattie e malnutrizione.

Nell’ambito degli accordi di pace della RDC, ex combattenti della guerra civile hanno unito le loro forze in un governo di unità nazionale, che sta monitorando i preparativi per le elezioni politiche previste per il 30 giugno del prossimo anno.

Tuttavia, l’amministrazione è ostaggio dalle dispute politiche tra fazioni che hanno anche un interesse economico nel mantenere lo status quo, osserva Amnesty. “Nel Nord Kivu al momento si è nella fase in cui gli antagonismi nazionali, politici e militari si esprimono fino in fondo”, dice il rapporto.

“Lontani dal migliorare il clima di sicurezza nel Nord Kivu, le autorità di transizione della RDC, a livello governativo e provinciale, hanno lasciato che la situazione si deteriorasse, ad esempio con l’infiammarsi delle tensioni etniche”, aggiunge.

Trasmissioni radio e raduni pubblici sono tra i mezzi usati per alimentare le differenze tribali.

Secondo Amnesty, le fazioni congolesi si mostrano assai riluttanti nel disarmo, ostacolando la loro integrazione nell’esercito nazionale. Un esercito unificato viene considerato essenziale per garantire elezioni libere e giuste – e una stabilità duratura nella RDC.

Dove c’è integrazione, questa risulta compromessa dal fallimento del progetto di escludere dalle forze nazionali i presunti responsabili di abusi nei diritti umani. L’incertezza che circonda l’assimilazione delle diverse fazioni è già sfociata in situazioni di violenza a Nord Kivu, nel dicembre dello scorso anno.

Amnesty accusa anche Ruanda e Uganda di continuare a immischiarsi negli affari della RDC, fornendo supporto ai gruppi armati nel Congo orientale e – nel caso del Ruanda – schierando truppe negli Stati vicini.

L’organizzazione per i diritti umani riconosce che la presenza di militanti ugandesi e ruandesi nella RDC è stata usata per giustificare precedenti intromissioni di Kampala e Kigali. Ma viene osservato che “nel tempo, le dichiarazioni dei governi di Ruanda e Uganda, di stare semplicemente esercitando il diritto all’auto-difesa, sono state smontate dai sistematici abusi contro i diritti umani commessi dalle loro forze o dai gruppi armati congolesi loro clienti…”.

Anche le operazioni guidate da entrambi i paesi per sfruttare le risorse del Congo hanno fatto sorgere dubbi circa tali dichiarazioni, prosegue il documento.

Nel rapporto, Amnesty raccomanda di istituire un organismo indipendente per vigilare sul personale militare, assicurando che i soldati responsabili di abusi nei diritti umani vengano esclusi dalle forze armate congolesi e messi sotto inchiesta.

Si sollecitano poi sforzi per restaurare il sistema giudiziario della RDC, e per adottare misure contro chi è colpevole di incitare all’ostilità etnica.

Per di più, Amnesty ritiene che le forze per il mantenimento della pace delle Nazioni Unite (Onu) nella RDC debbano aderire in pieno al loro mandato di protezione dei civili nel Congo orientale. Il gruppo ha accusato la missione – conosciuta con il suo acronimo francese MONUC – di non aver protetto i civili in diverse occasioni, e si è appellato all’Onu perché rafforzi la sua posizione nelle aree a rischio di violenza.

Anche se nella RDC sono stati dispiegati 16.000 operatori per il mantenimento della pace sotto gli auspici di MONUC, questi sono sparsi in una vasta area. La popolazione del Congo è stimata intorno ai 53 milioni di abitanti.

Jean-Marie Gasana, ricercatore presso l’Istituto per gli studi sulla sicurezza con sede a Pretoria, crede che i rischi nel Nord Kivu possano essere contenuti.

“I problemi possono essere gestiti – i saccheggiatori possono essere controllati”, ha detto all’IPS. “Il grande problema è rispettare il calendario delle elezioni”.

Secondo Denis Kadima, direttore esecutivo dell’Istituto elettorale dell’Africa del Sud (Electoral Institute of Southern Africa), di Johannesburg, c’è ragione di sperare in tal senso.

“Il processo di registrazione elettorale si sta muovendo pacificamente. Anche a Nord Kivu e Sud Kivu sembra che non ci siano problemi”, ha detto Kadima, intervistato dall’IPS. Al momento l’istituto ha un équipe nella RDC, che monitora le fasi preparatorie elettorali, e offre consulenza sul processo.