NAZIONI UNITE: Una nuova risoluzione dalla società civile globale

Roma, 14 settembre 2005 (IPS) – Alla vigilia del vertice delle Nazioni Unite (Onu) che per tre giorni si occuperà di lotta alla povertà e riforma dell’Onu, una proposta concreta di risoluzione per riformare l’istituzione internazionale è stata inviata da una parte significativa della società civile globale ai capi di stato e di governo di tutto il mondo riuniti da oggi a New York.

Si tratta del Documento Finale, redatto in forma di vera e propria risoluzione, della Sesta Assemblea dell’Onu dei Popoli, organizzata la scorsa settimana dalla Tavola della Pace e dal Coordinamento nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani.

Più di duecento rappresentanti di movimenti, sindacati, associazioni e network, autorità locali e centri di ricerca provenienti da tutti i continenti e altrettanti italiani, impegnati a promuovere la pace e i diritti umani, uno sviluppo sostenibile, la giustizia sociale e la democrazia, oltre ai membri del Consiglio del Forum Sociale Mondiale (FSM), erano riuniti la scorsa settimana per l’iniziativa italiana della Giornata di Mobilitazione Globale “contro la povertà, la guerra e l’unilateralismo, per un nuovo mondo più giusto, pacifico e democratico”, come suona l’appello.

La mobilitazione, che aveva indicato il 10 settembre come data centrale, era stata lanciata durante il Forum Sociale Mondiale 2005 a Porto Alegre lo scorso gennaio, dalle organizzazioni del FSM, insieme alla Coalizione mondiale per l’Azione contro la povertà (Global Call to Action against Poverty).

L’incontro italiano, intitolato “Salviamo l’Onu”, era centrato su tre questioni centrali: la riforma dell’Onu, i metodi per la prevenzione dei conflitti, la lotta alla povertà secondo gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs, Millennium development Goals).

“E’ un’agenda troppo delicata per lasciarla nelle mani di quegli stessi paesi che, in buona parte, sono responsabili delle drammatiche condizioni in cui si trova il genere umano e della crisi delle stesse Nazioni Unite”, ha dichiarato all’IPS Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace.

E proprio “Riprendiamoci l’Onu” è lo slogan di questa mobilitazione. “L’Onu che vogliamo è l’Onu dei Popoli, non l’Onu degli Stati. Solo una riforma comprensiva, radicale e trasparente delle Nazioni Unite consentirà a questo sistema di attuare il suo compito storico per la pace, lo sviluppo e la democratizzazione internazionale”, afferma l’Appello dell’Onu dei Popoli.

“E’ impossibile parlare di democrazia e democratizzazione internazionale senza tener presente la “sfera istituzionale” in cui questi obiettivi vanno perseguiti”, ha spiegato all’IPS Antonio Papisca, direttore del Centro per i Diritti Umani e i Diritti dei Popoli dell’Università di Padova.

Quelli che seguono sono le proposte principali contenute nel Documento Finale:

Creare un’Assemblea Parlamentare delle Nazioni Unite, composta da delegazioni dei parlamenti nazionali, del Parlamento europeo, del Parlamento Panafricano, del Parlamento Latinoamericano, quale premessa per la successiva istituzione di un Parlamento delle Nazioni Unite, eletto dai cittadini di tutti gli Stati membri, per democratizzare e rafforzare il sistema Onu;

Trasformare il Consiglio economico e sociale (ECOSOC) in Consiglio per la sicurezza economica, sociale e ambientale, con funzioni di orientamento dell’economia mondiale secondo principi di giustizia sociale ed economica; supervisione delle ‘public policies mondiali’ per la gestione dei beni globali, coordinamento, supervisione e controllo effettivo di Banca mondiale, FMI e OMC al fine di garantire la coerenza delle politiche di queste istituzioni con principi e diritti fondamentali della Carta delle Nazioni Unite;

Assicurare che i paesi membri rispettino gli impegni presi alla Conferenza sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, sia in termini di impegni di finanziamento, sia in termini di realizzazioni degli obiettivi economici, sociali e ambientali;

Trasformare l'attuale Conferenza che riunisce le Ong con ruolo consultivo all'Ecosoc (Congo) in una Conferenza delle Organizzazioni della Società Civile (Cosco), organo sussidiario dell’Assemblea Generale, con funzioni di consultazione e di partecipazione politica popolare;

La bozza di risoluzione parla anche di allargamento del Consiglio di Sicurezza ai rappresentanti di paesi del Sud del mondo, dell’Unione Europea e delle altre analoghe Organizzazioni regionali, cancellando il potere di veto; rafforzamento dei poteri della Corte di giustizia internazionale, allargamento delle competenze dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Diritti Umani e creazione di un’Alta Autorità per il disarmo e il controllo sul commercio internazionale delle armi; la costituzione di un Consiglio permanente per i Diritti Umani che includa rappresentanti delle realtà della società civile.

Gli organizzatori della mobilitazione hanno denunciato il silenzio totale del governo italiano sulle posizioni che l’Italia prenderà al vertice di New York. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha rifiutato, per precedenti impegni, l’invito a intervenire all’Onu dei Popoli. Ma, ciò che più conta, non ha neanche ritenuto necessario fino ad oggi, di riferire in Parlamento su questo tema, cosa che peraltro nessuna forza politica o parlamentare ha considerato urgente.

Negli ultimi anni l’Italia ha modificato sostanzialmente la sua politica estera: il Governo Berlusconi ha sostenuto l’unilateralismo degli Stati Uniti, ha abbandonato la politica di pace e il dialogo Mediterraneo, tagliando la spesa sociale a favore di un aumento delle spese militari; e non ha rispettato i suoi impegni per gli MDG, come dimostra il Rapporto sulla Politica Estera e di Sicurezza dell’Italia preparato dalla Tavola della Pace e presentato a Perugia.

In particolare, gli Aiuti Pubblici allo Sviluppo (APS) hanno subito tagli evidenti, scendendo allo 0,15 per cento del PIL, mentre la cancellazione del debito dei paesi poveri, che nel 2000 era stata pianificata con una legge innovativa, ha proceduto più lentamente di quanto stabilito.

“All’Italia serve una volontà politica a tutti I livelli per rispettare I suoi impegni” ha dichiarato Eveline Herfkens, Coordinatore Esecutivo per il Segretario generale Kofi Annan della Campagna per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. “L’Italia manca di una visione strategica per la sua cooperazione allo sviluppo, manca persino di uno specifico ministero o di un’agenzia incaricata del settore”.

“Da tempo il nostro paese è diventato parte dei problemi del mondo”, ha detto Lotti, invece di essere strumento per la loro soluzione. “Per cambiare il mondo abbiamo dunque bisogno di cambiare innanzitutto l’Italia e dare all’Italia un governo di pace”.

Più di duecentomila persone hanno risposto all’Appello dell’Onu dei Popoli e partecipato, lo scorso 11 settembre, alla Marcia Perugia-Assisi per la giustizia e la pace che ha concluso la settimana di mobilitazione. Al termine, gli organizzatori hanno chiesto alle forze politiche una convocazione urgente in Parlamento di Berlusconi, prima della sua partenza per New York. Richiesta ignorata dal governo, così come da larga parte dei mezzi d’informazione.