POLITICA: Più voce alle Ong nel nuovo Consiglio Onu per i diritti

NAZIONI UNITE, 3 agosto 2005 (IPS) – Quando a marzo il Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha proposto la creazione di un nuovo Consiglio per i diritti umani, molti gruppi della società civile hanno immediatamente offerto aiuto, sperando che ciò avrebbe permesso all’organismo mondiale di proteggere i diritti umani nel mondo in maniera più efficace e significativa.

Tuttavia, dopo più di tre mesi, molte organizzazioni non governative (Ong) non solo stanno perdendo l’entusiasmo, ma sembrano essere sempre più preoccupate del loro ruolo nelle decisioni future per la formazione e la funzione del Consiglio.

Il presidente dell’Assemblea generale Onu ha diffuso la settimana scorsa la bozza di un documento secondo il quale le decisioni per le consultazioni con le Ong continuerebbero a spettare al Consiglio per i diritti umani.

Le Ong che lavorano a stretto contatto con l’ente mondiale di protezione dei diritti umani hanno espresso riserve sulle definizioni presenti nel documento per il ruolo della società civile nella creazione e nel funzionamento del Consiglio.

”Per assicurare credibilità e valore al processo di riforma, è necessario che venga assicurata ai rappresentanti della società civile l’opportunità di partecipare all’intero iter”, riporta una dichiarazione della Federazione internazionale per i diritti umani con sede a Vienna, rilasciata subito dopo la diffusione del documento.

Aaron Rhodes, presidente del Comitato per i diritti umani delle Ong, organizzazione che rappresenta una serie di gruppi nazionali e internazionali per la difesa dei diritti, ha espresso un concetto analogo.

”Molte Ong nazionali e internazionali nutrono particolare preoccupazione sulle possibilità offerte ai gruppi della società civile di collaborare alla creazione del Consiglio per i diritti umani”, ha dichiarato Rhodes in una lettera aperta ai rappresentanti Onu interessati.

Il documento di 35 pagine sarà presentato all’Assemblea generale che si riunirà a metà settembre per i commenti alla proposta. All’incontro, nel quale si valuteranno i progressi sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG, Millennium Development Goals), parteciperanno i capi di stato di tutto il mondo.

Gli MDG prevedono – entro il 2015 – di ridurre fame e povertà del 50 per cento; assicurare l’istruzione primaria universale; ridurre di due terzi la mortalità infantile, e di tre quarti la mortalità materna; promuovere l’uguaglianza di genere; fermare la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie.

Secondo il documento, il nuovo Consiglio – con sede a Ginevra – sarà un ente ausiliario dell’Assemblea generale, che sostituirà la Commissione sui diritti umani di 53 membri. Se una maggioranza di due terzi dell’Assemblea generale approverà la proposta, il consiglio contemplerà dai 30 ai 50 membri, ciascuno in servizio per un periodo di tre anni.

Annan ha proposto la creazione del Consiglio a seguito delle crescenti critiche alla Commissione per i diritti umani, fondata nel 1946 come ente ausiliario del Consiglio economico e sociale di 54 membri.

”Sostenere la Commissione assicurerebbe ai diritti umani la priorità che viene loro riservata nella Carta”, ha dichiarato il Segretario generale ad aprile in una nota esplicativa alla proposta. “La Commissione è stata indebolita dalla politicizzazione delle sue riunioni e dalla selettività del suo operato”.

Sperando che un nuovo Consiglio aiuti a superare i problemi di ”comprensione” dell’attuale Commissione nell’affrontare le questioni dei diritti umani, Annan ha dichiarato che chi sarà eletto al Consiglio “dovrebbe iniziare attenendosi ai più elevati standard dei diritti umani”.

La sua enfasi sui ”più elevati standard” è stata da molti percepita come un’approvazione indiretta delle critiche avanzate dagli Usa e da alcuni gruppi per i diritti umani nei confronti di nazioni che hanno lavorato per la Commissione malgrado lo scarso livello di rispetto dei diritti umani al loro interno, come Libia, Sudan, Zimbabwe e altre.

Ma alcuni critici osservano che, da un altro punto di vista, gli Usa potrebbero non entrare nel Consiglio per via degli eventi legati a Iraq, Afghanistan e alla prigione di Guantanamo.

Nonostante siano d’accordo con Annan sulla necessità di una riforma, alcune Ong sostengono che non fornendo dettagli su modalità, funzioni, procedure e metodi di lavoro, sia più difficile impegnarsi sulla ”mancanza di credibilità” della Commissione.

”Dare maggior prestigio alla Commissione sui diritti umani è più facile che creare un Consiglio sui diritti umani credibile ed efficace”, ha osservato Suhas Chakma, direttore della Commissione asiatica per i diritti umani con sede a Nuova Delhi, in un documento politico intitolato “Illusioni, realtà e la ricerca di Kofi Annan di un’eredità”. ”Nella sua proposta, il segretario generale fornisce solo idee sommarie, ma il problema sono i dettagli “, sostiene Chakma.

Dato che dopo l’incontro di settembre, Annan ha lasciato la definizione dei dettagli ai membri nazionali, le Ong sono preoccupate di una possibile esclusione dalle decisioni.

Secondo James Paul, direttore esecutivo del Global Policy Forum, che controlla da vicino i lavori dell’Onu, non tutte le Ong coinvolte nel lavoro delle Nazioni Unite sui diritti umani dovranno preoccuparsi. “Ritengo che le Ong più grandi continueranno ad esercitare il loro ruolo nelle consultazioni, mentre le più piccole avranno difficoltà”, ha dichiarato.

Il mese scorso, quando Jean Ping, presidente dell’Assemblea generale, ha invitato più di 200 Ong a presentare la loro idea sulle riforme Onu, molte Ong del Sud hanno criticato il criterio di selezione.

”Vi sono gruppi che hanno lavorato sulla base del nostro documento per cinque anni – ma non sono presenti”, ha detto di recente all’IPS Esmeralda Brown, dell’Assemblea di Ong del Sud per lo sviluppo sostenibile (Southern Caucus of NGOs for sustainable Development).

L’attivista ha dichiarato di aver portato alla preparazione del Vertice del Millennio nel 2000 più di 1300 Ong dal mondo in via di sviluppo, ma che molte quest’anno non sono state invitate. ”Come possiamo proseguire il lavoro senza di loro?”

Condividendo le preoccupazioni delle Ong, Chakma sostiene che l’Onu ”può affermare con orgoglio che l’Assemblea generale ha consultato le Ong prima dell’incontro di settembre. In realtà, il presidente dell’Assemblea aveva già concluso la bozza del documento il 3 giugno, facendola circolare per i negoziati degli stati membri”.