POPOLAZIONE: Nel 2300 saremo 9 miliardi

NEW YORK, DIC (IPS) – Secondo le nuove stime delle Nazioni Unite (Onu), entro il 2300 la popolazione mondiale, dopo diverse oscillazioni, sfiorerà i 9 miliardi di persone.

Joseph Chamie, direttore della Population division dell’Onu, alla presentazione del rapporto presso la sede Onu di New York, ha dichiarato: “Si tratta di previsioni. Nessuno conosce il futuro, ma cerchiamo di dare la misura di ciò che potrebbe accadere”.

Secondo le previsioni di tendenza, nei prossimi 300 anni la popolazione mondiale passerà dagli attuali 6 miliardi a 9 miliardi di persone. La proiezione tiene conto dell’aumento dell’aspettativa di vita e del cosiddetto “livello di rimpiazzamento” (Replacement Level Fertility) secondo il quale, nel lungo periodo, ogni donna avrà in media due figli.

Se il tasso di fertilità si mantenesse allo stato attuale, in 300 anni la popolazione mondiale raggiungerebbe i 134 mila miliardi di persone. “Il risultato sorprende anche noi”, ha affermato Chamie. La densità di popolazione supererebbe quella delle regioni oggi più abitate, come Hong Kong, con una media superiore a 100 persone per metro quadrato.

Ma anche se la media fosse leggermente superiore a due figli per donna, la popolazione potrebbe aumentare fino a più di 36 miliardi di persone. Oppure, se il tasso di fertilità fosse di poco inferiore a due figli per donna, nel 2300 la terra sarebbe abitata da appena 2,35 miliardi di persone.

Chamie ha proseguito: “Qual è il calcolo più verosimile' Penso che 9 miliardi non sia un’ipotesi così remota. Non credo che saremo mai 2 miliardi, ma potrebbe accadere”.

Ma la popolazione non crescerà nella stessa misura in tutte le aree del pianeta. Nel 2300, la popolazione europea si ridurrà dal 14% al 7% della popolazione mondiale, mentre quella africana raddoppierà, passando dal 13% al 24%. Cina, India e Stati Uniti continueranno ad essere le nazioni più popolose del mondo.

John Bongaarts, vicepresidente del Population Council, un’organizzazione non-profit di New York, ha dichiarato: “Anche se non siamo di fronte ad una crisi della popolazione globale, per molte nazioni povere l’aumento della popolazione è un problema”.

“La crescita demografica più rilevante riguarderà i paesi più poveri e meno in grado di assorbirla: Asia meridionale, Medio Oriente e Africa”.

John Bongaarts ha spiegato che l’Egitto, per esempio, già oggi importa più di un terzo dei propri beni alimentari primari, ma dovrà far fronte ad un’ulteriore crescita di decine di milioni di persone.

Secondo Chamie, il problema non è la carenza alimentare a livello globale: “C’è cibo in abbondanza per 6 e per 9 miliardi di persone; il problema è la distribuzione, l’iniquità del reddito e l’accesso al cibo”.

Joseph Chamie prevede un flusso migratorio dall’Africa e dall’Asia occidentale – le cui popolazioni sono in rapida crescita – verso l’Europa. “La popolazione nella storia si è sempre ridistribuita. I migranti continuano tragicamente a morire, in mare o nei container, ma la tendenza si manterrà a causa delle forti differenze tra i diversi continenti”.

Per i paesi sviluppati, la migrazione è una risposta a breve termine al problema della “crescita zero”. Secondo Chamie, se in Italia il tasso di crescita rimarrà ai livelli attuali, la popolazione scenderà dai 58 milioni di oggi a 600,000 abitanti nei prossimi 300 anni.

Bongaarts ha sottolineato che molte donne nei paesi ricchi vorrebbero avere più figli. La ragione principale dello scarso numero di bambini è la difficoltà delle donne nei paesi industrializzati “di conciliare carriera e famiglia”.

Ciò che preoccupa maggiormente quanto alla riduzione della popolazione è la percentuale di pensionati e bambini in rapporto alla popolazione attiva.

“Avere più pensionati che lavoratori è economicamente insostenibile”, afferma Bongaarts, spiegando che il livello di vita si ridurrà. Secondo il rapporto Onu, nel 2300 l’età media si aggirerà intorno ai 50 anni – oggi è di 26 – e quasi il 40% della popolazione avrà più di 60 anni.

Chamie sostiene che “i governi prenderanno provvedimenti affinché avere un figlio e crescerlo sia compatibile con la vita moderna”. Ma sottolinea anche alcune conseguenze dell’invecchiamento della popolazione per il mercato del lavoro: la gente dovrà lavorare più a lungo, con minori benefici, e pagherà più tasse per sostenere anziani e bambini.

Bongaarts ha dichiarato all’IPS che “nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo, le donne hanno più figli di quanti ne vorrebbero”, poiché non hanno un accesso adeguato ai metodi di contraccezione, l’uomo vuole più figli, o non si hanno nozioni sufficienti di pianificazione familiare. “Se mettiamo le donne nella condizione di avere il numero di figli desiderato, avremo una crescita molto più bassa di quella attuale”.

Bongaarts osserva che esiste un forte legame tra il grado di istruzione della donna e il numero di figli: “Se potessi cambiare le cose, farei proseguire gli studi alle ragazze fino a 20 anni, il che modificherebbe profondamente la loro vita e la società”.

Le stime dell’Onu non tengono conto delle vittime di guerra, ma l’epidemia di AIDS ha influito considerevolmente sulle previsioni dei demografi. Secondo Chamie, l’AIDS avrà un impatto devastante, soprattutto nell’Africa sub-sahariana.

Si calcola che nel 2050 la popolazione mondiale si ridurrà di 200 milioni di persone a causa della malattia.

Chamie ha aggiunto: “A lungo termine, prevediamo tuttavia che l’attuale atteggiamento cambierà e le cure miglioreranno. L’AIDS sarà parte della vita di tutti i giorni ma influirà molti meno di oggi”.

Il rapporto dell’Onu costituisce la prima proiezione sulla popolazione che guarda avanti di 300 anni, fornendo inoltre dati specifici sui singoli paesi e non solo sulle regioni. Le previsioni sulla popolazione vengono utilizzate dagli studiosi di analisi sociali ed ambientali, come anche dai governi e dalle organizzazioni internazionali.