AMBIENTE: Il dollaro e le biotecnologie, un matrimonio d’interesse

NEW YORK, DIC (IPS) – Nonostante l’ampio dibattito internazionale sulla sicurezza e l’opportunità di coltivare piante geneticamente modificate (Ogm), queste continuano a diffondersi a macchia d’olio soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Secondo l’ISAAA (Servizio internazionale per l’acquisizione di applicazioni agri-biotecnologiche), instancabile sostenitore delle biotecnologie, l’anno scorso la terra coltivabile destinata agli Ogm (ai quali vengono impiantati geni estranei per migliorare la produttività o altri aspetti auspicabili come la resistenza ai pesticidi) è aumentata del 12% raggiungendo i 58,7 milioni di ettari.

Infatti, più di un quinto della produzione mondiale di semi di soia, grano, cotone e canola è oggi biotec. L’ISAAA prevede che entro il 2005 il valore di mercato delle colture Ogm raggiungerà i cinque miliardi di dollari.

Il boom degli Ogm investe principalmente il sud dell’Asia, l’America Latina e l’Africa, dove alcuni fautori dell’agricoltura sostenibile temono – come altri del Nord – che le loro preoccupazioni siano state ignorate, per il legame tra l’industria biotech e le potenti istituzioni per lo sviluppo come il Wto (Organizzazione mondiale per il commercio) e la Banca Mondiale.

Un esempio: Eija Pehu, eminente scienziata del dipartimento della Banca Mondiale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (ARD), figura nella lista dei membri del consiglio di amministrazione dell’ISAAA – i cui principali soci fondatori sono i giganti dell’industria biotec Monsanto, Syngenta e Bayer Crop Science – lista pubblicata sul sito web dello stesso ISAAA. Sul sito si legge che il consiglio “Pianifica le strategie programmatiche, organizzative e politiche”.

La Banca Mondiale afferma che la Pehu – ex presidentessa dell’impresa biotec finlandese Unicrop Ltd. – non avrebbe preso parte a nessuna delle riunioni del consiglio d’amministrazione e che una commissione interna alla Banca Mondiale sta valutando la sua posizione.

Anche Gabrielle Persley, consulente della Banca Mondiale in materia di biotecnologie figura come coordinatrice dei programmi ISAAA.

L’ISAAA ha centri di ricerca in Africa, Asia e Nord America e descrive così il suo obiettivo: “Trasferire e distribuire nei paesi in via di sviluppo le applicazioni biotecnologiche appropriate”.

I suoi attuali progetti prevedono l’introduzione delle patate dolci e delle banane geneticamente modificate in Kenya e Vietnam; iniziative analoghe sono state portate avanti in almeno altri 10 paesi in via di sviluppo.

Robert Thompson, nel 2000-2001 a capo dell’ARD, è oggi presidente dell’ICP (Consiglio internazionale per le politiche di commercio agro-alimentare) a Washington. Il Consiglio promuove le biotecnologie e il libero mercato e tra i suoi “sponsor sostenitori” ha la Monsanto, Archer Daniels Midland, Cargill Inc., Kraft Foods International e Syngenta Ag Company, tutti i grandi nomi delle principali imprese agro-alimentari nel mondo.

Insieme, queste società – ed altre come la Dow AgroScience – dominano il mercato da 31 miliardi di dollari dei pesticidi e quello da 30 miliardi dei semi per l’agricoltura.

Un altro legame della Banca Mondiale con l’industria è il suo programma di scambio del personale. In passato, il programma ha inserito nell’ARD personale della Dow, Aventis e Syngenta ed ha inviato i propri impiegati per collaborazioni a tempo determinato nella Rhone-Poulenc (dopo la fusione con la Aventis) e la Novartis Agrobusiness. Il programma prevede anche scambi con istituti accademici, governi ed agenzie di sviluppo delle Nazioni Unite.

“L’ingerenza dell’industria biotech nelle diverse istituzioni internazionali va di pari passo con l’influenza che essa esercita a livello nazionale, soprattutto qui negli Stati Uniti”, ha dichiarato Ben Lilliston dell’Institute for Agriculture and Trade Policy (istituto per l’agricoltura e la politica commerciale), un gruppo non-profit con sede in Minnesota che difende l’agricoltura sostenibile.

Lilliston ha proseguito: “Un avvocato che aveva precedentemente rappresentato la Monsanto, ha di fatto redatto il primo documento di regolamentazione degli alimenti biotec negli Stati Uniti presso l’FDA (Food and Drug Administration) nel 1992. È poi andato a lavorare per la Monsanto dopo aver lasciato l’FDA”.

“Il dipartimento USA per l’agricoltura (USDA) ha tantissimo personale un tempo impiegato nell’industria biotec, tra cui Ann Veneman, già membro del consiglio di amministrazione della Calgene, un’impresa in seguito assorbita dalla Monsanto e il cui campo di applicazione era il pomodoro transgenico.”

Il personale della Banca Mondiale ha fatto notare ai gruppi della società civile quanto l’industria abbia canali anche meno visibili ma altrettanto efficaci per influire sulle decisioni della Banca, come telefonate, visite giornaliere o l’orientamento del personale verso scienziati e ricercatori esterni alla banca, allineati agli interessi dell’industria.

Di fronte a circa un sesto della popolazione mondiale malnutrita in modo cronico, il conflitto sulle biotecnologie è stato anche visto come l’opposizione tra un Nord ricco, consumatore e ambientalista, che può permettersi di rifiutare la tecnologia, e un Sud povero ed agricolo, che ha il disperato bisogno di incrementare la produzione.

Ma chi critica le biotecnologie non la pensa allo stesso modo.

Il professore Michael Goldman dell’università dell’Illinois, che ha scritto e pubblicato molti libri in cui adotta posizioni critiche sulla Banca Mondiale, afferma in un’intervista che il rifiuto dei prodotti transgenici da parte dell’Europa e di altri paesi potrebbe tradursi nella perdita di importanti mercati di esportazione per i paesi del Sud che adottano questa tecnologia.

Per l’Unione Europea si avvicina il termine di una moratoria di 5 anni sui prodotti transgenici che è spesso stata motivo di contrasto con gli Stati Uniti, sostenitori dei cibi biotec.

Il professore Goldman ha poi aggiunto: “I coltivatori di tutto il mondo sono stati costretti a riconsiderare l’acquisto dei beni biotec. Senza il mercato europeo, potrebbe essere troppo rischioso per loro usare semi modificati geneticamente”.

Secondo Marcia Ishii-Eiteman, eminente scienziato della Pesticide Action Network: “Le politiche della Banca Mondiale sono fortemente manovrate dagli Stati Uniti mentre, viste le preoccupazioni espresse dall’Europa, la Banca dovrebbe avere una posizione più prudente (sulle biotecnologie)”.

Il PAN, un gruppo di oltre 600 Ong di tutto il mondo, lavora per eliminare gradualmente i pesticidi nocivi ed è finanziato in larga misura da fondazioni e donazioni private.

Nella Banca Mondiale – che stanzierà entro l’anno prossimo ben 2 miliardi di dollari in progetti per l’agricoltura – i paesi che danno più finanziamenti hanno più voce in capitolo, perciò gli Stati Uniti risultano essere i principali azionisti.

Washington ha dato un contributo totale di circa 28 miliardi di dollari alla Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (IBRD) ed alla International Finance Corporation (IFC) cioè, rispettivamente, il 16,8% ed il 24% dei finanziamenti governativi ai due enti.

Robert Watson, scienziato capo della Banca Mondiale, ha dichiarato in un’intervista: “La domanda che ponete è: da chi si fa consigliare la Banca'”. “Personalmente, credo si debbano ascoltare tutti gli azionisti e noi ci impegniamo seriamente per raggiungere questo equilibrio”.

Fonti della Banca Mondiale parlano di circa 50 milioni di dollari in prestiti bancari destinati a progetti di agricoltura biotec, ma aggiungono che i soldi sono stati destinati alla regolamentazione e alla stima dei prodotti geneticamente modificati, più che ad una vera e propria ricerca sulle biotecnologie, come gli esperimenti in campo aperto.

La Banca sostiene anche di non difendere più l’uso di pesticidi.

Sotto accusa, i prestiti che la banca ha erogato in passato per progetti agricoli in Ghana, Costa d’Avorio e Senegal che, secondo alcuni critici della Banca Mondiale, erano influenzati dallo scambio di personale con la AgrEvo e la Rhone-Poulenc, tra le altre.

A dicembre, il PAN pubblicherà un rapporto che esamina il partenariato tra Rhone-Poulenc e Banca Mondiale in Africa Occidentale. In un comunicato stampa, la ditta di pesticidi si vantava del risultato dell’accordo che le ha permesso di “fare breccia nel mercato del cacao, caffè, riso e verdure, pari al 40% del mercato protetto della regione”.

Il partenariato è nato a seguito dello scambio di un membro del personale della Banca Mondiale, Alessane Sow, che ha lavorato due anni presso la Rhone-Poulenc.

I critici affermano che il vero obiettivo delle imprese biotec non sono i piccoli coltivatori del Sud, ma i raccolti per l’industria su scala mondiale.

Charlie Kronick, consulente capo per gli Ogm di Greenpeace Inghilterra dichiara: “Le biotecnologie applicate all’agricoltura preoccupano in modo particolare perché per quanto si discuta di sorgo resistente alla siccità e di miglio resistente ai pesticidi, l’interesse dell’industria – Monsanto-Mahyco, Bayer Crop Science, Syngenta, ecc. – è nel mercato globale dei prodotti all’ingrosso”.

Kronick ha continuato: “Le coltivazioni destinate a quel mercato – soia, canola, cotone e mais, usati sia nella produzione di alimenti trattati industrialmente, sia nei mangimi per animali in Europa e Nord America – non hanno alcuna applicazione nella vasta gamma di soluzioni agricole sostenibili, necessarie ai paesi in via di sviluppo”.

Un’altra preoccupazione è l’impatto a lungo termine della rivoluzione biotec su ambiente e salute.

“La maggiore sfida per chi ha posto domande difficili sulle coltivazioni biotec è stata reperire informazioni ed analisi indipendenti”, ha affermato Lilliston. “E poiché c’è pochissima ricerca da parte dei governi, dell'industria e dell'università sui rischi delle biotecnologie, la comunità delle Ong ha dovuto in molti casi farlo da sola”.

“Per esempio, due anni fa è stata trovata nelle scorte alimentari una varietà illegale di mais transgenico chiamata StarLink. A scoprirla, sono stati gli attivisti degli Amici della Terra e non l’industria, né l’USDA”.

Negli Usa, il mais StarLink, consentito esclusivamente nel mangime per animali, è stato introdotto in numerosi alimenti, compresi tacos e tortillas.

La notizia che lo StarLink aveva provocato diversi casi di allergie ha accelerato il ritiro di oltre 300 prodotti ed ha sollevato dubbi sull’efficacia della regolamentazione del governo in materia di prodotti transgenici. Pesticide Action Network.