BIODIVERSITA’: Pericolose uniformità

RIO DE JANEIRO, 12 novembre 2004 (IPS) – Gli spettatori più perspicaci del film “Gangs of New York”
probabilmente si saranno chiesti perché tanti irlandesi
emigrassero verso gli Stati Uniti nella metà del XIX secolo,
pronti a difendere la loro nuova residenza combattendo lotte
mortali. Ecco una spiegazione

La carestia abbattutasi sull’Irlanda a partire dal 1846 portò alla morte o all’esodo di alcuni milioni di persone. Una piaga che devastò intere piantagioni di patate, allora un elemento basilare nella dieta degli irlandesi.

È un vecchio esempio del rischio che corre l’umanità se continua a distruggere la diversità biologica. Le patate, originarie delle Ande americane, hanno conquistato i palati europei. Ma l’Irlanda coltivava solo una o pochissime varietà di questo tubero, e fu questo a favorire la furia distruttrice della piaga.

La diversità genetica è indispensabile per ridurre la vulnerabilità agricola. Per questo, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) mette in risalto l’importanza della biodiversità per la sicurezza alimentare nella Giornata mondiale dell’Alimentazione, celebrata lo scorso ottobre.

Ma la tendenza degli ultimi cinque secoli è stata quella di uniformare, con il conseguente impoverimento della diversità di alimenti e la cosiddetta “erosione genetica”.

L’umanità ha introdotto 10.000 specie vegetali nella propria alimentazione o in quella del bestiame, ma oggi se ne coltivano appena 150. Solo il grano, il mais, il riso e la patata corrispondono a circa il 60 per cento delle fonti vegetali di alimenti energetici che riforniscono la popolazione del mondo intero, secondo la FAO.

Per le proteine animali la situazione è analoga: un gruppo di appena 14 specie di mammiferi e uccelli provvedono al 90 per cento dell’alimentazione umana mondiale.

Siamo giunti a questa situazione a seguito di un ampio movimento di migrazione vegetale avvenuto nei secoli passati. La “globalizzazione alimentare” ha preceduto di molto quella finanziaria, che oggi monopolizza l’attenzione internazionale e fa credere a molti che i movimenti transfrontalieri siano fenomeni recenti.

In Brasile, fino a qualche decennio fa la patata era conosciuta come “inglese”, sebbene si tratti di una specie originaria delle Ande, portata in Europa dal Perù.

L’agricoltura attuale si sviluppa in pochissimi casi con specie native. I paesi dipendono da varietà genetiche provenienti dall’esterno per più del 90 per cento, secondo José Esquinas, segretario della Commissione risorse genetiche della FAO.

Il mais ha conquistato i palati di tutto il mondo soprattutto a partire dal Messico, sebbene fosse presente in molte zone dell’America cinque secoli fa, quando gli spagnoli approdarono sul “nuovo continente”. Il grano proviene dall’Asia centrale, e il riso, coltivato in tutto il pianeta, ha origine in Asia orientale. Il Brasile è il maggiore produttore mondiale di caffè e canna da zucchero, provenienti rispettivamente dall’Etiopia e dall’Asia sudorientale.

Le specie vegetali diventano generalmente più produttive in aree lontane, una volte adattate al clima, perché nella nuova terra non trovano i nemici naturali dei loro luoghi d’origine, ha spiegato all’IPS Paulo Kageyama, direttore del Programma nazionale di conservazione della biodiversità.

Così, la Hevea brasiliensis (un albero il cui lattice produce il caucciù naturale) è diventata molto più produttiva in Malaysia, a tal punto da corrodere le basi della prosperità dell’Amazzonia brasiliana, la sua terra d’origine, all’inizio del secolo scorso, quando ha cominciato a svilupparsi l’industria automobilistica e la forte domanda di pneumatici.

Ma l’esportazione di alimenti ha avuto anche il suo lato negativo. Il grano, imposto dalla colonizzazione spagnola in Perù, ha fatto cadere nell’oblio il tarwi, una coltura nativa della famiglia delle leguminose molto più ricca di proteine, abbandonata a favore del frumento che è invece condannato ad una scarsa produttività nelle terre andine, ha spiegato Esquinas.

La tendenza dell’agricoltura moderna alla monocoltura moltiplica la produttività, ma provoca una pericolosa riduzione della diversità biologica, avverte la FAO. L’uniformità genetica all’interno di ciascuna specie, cioè la perdita della “variabilità”, costituisce un ulteriore rischio.

Per il miglioramento genetico che aumenta la produttività e la resistenza alle piaghe, tale variabilità è necessaria, come anche la diversità delle specie. La biodiversità è una grande ricchezza, concentrata nei paesi tropicali ed economicamente poveri.

In passato, la migrazione di vegetali e di specie animali, promossa in generale dalle potenze coloniali, fu compiuta senza restrizioni, al punto che nelle città brasiliane (come in quasi tutte quelle latinoamericane) la maggior parte di alberi e arbusti delle decorazioni pubbliche sono esotici.

La biodiversità, tuttavia, comincia ad acquisire un valore commerciale, e perciò ad essere protetta. È nato il concetto di biopirateria (l’appropriazione a fini di lucro di materiali genetici o delle conoscenze sulle loro proprietà), punita come un crimine contro il paese.

Quest’anno, gli scienziati della città meridionale di Campinas, a 100 chilometri da San Paolo, hanno scoperto che tre piante di caffè provenienti dall’Etiopia producono un caffè naturalmente decaffeinato.

Sono cominciate così le accuse dell’Etiopia sul fatto che le piante fossero state prese illegalmente, ma i brasiliani hanno spiegato che quel caffè faceva parte di una partita di 3000 esemplari introdotti in questo paese nella metà degli anni ’60, prodotto di una spedizione legale promossa dalla FAO.

Oggi sarebbe molto difficile o impossibile ottenere quel materiale genetico, ha rivelato all’IPS María Bernardete Silvarolla, dell’Istituto agronomico di Campinas, che ha coordinato la ricerca.