DIRITTI: Le città appartengono a tutti

LONDRA, 27 ottobre 2004 (IPS) – Rispettare i diritti dei cittadini nei luoghi dove vivono è una delle sfide del processo di urbanizzazione. Sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo

Mentre nel mondo in via di sviluppo le famiglie lottano per avere un tetto sopra la loro testa, nei paesi industrializzati eventi come le Olimpiadi possono minacciare il diritto dei cittadini ad una vita dignitosa. Entrambe le sfide sono parte di una sola lotta, dicono le associazioni dei cittadini.

Negli ultimi decenni il processo di urbanizzazione ha subito un’accelerazione. Metà della popolazione mondiale – circa tre miliardi di persone – vivono ora in città e metropoli. Secondo la Banca Mondiale, il numero è destinato a crescere fino al 65 per cento della popolazione mondiale nel 2025.

Un terzo degli abitanti urbani del mondo vive in baraccopoli o è senza casa, secondo il programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani UN-Habitat.

”Raggiungere entro il 2020 un miglioramento significativo nelle vite di almeno 100 milioni di abitanti delle baraccopoli” è uno dei punti degli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite.

Ma “la sfida va oltre il miglioramento delle condizioni abitative di una parte di coloro che non vivono in condizioni adeguate; deve promuovere politiche socio-economiche che diminuiscano la crescita della povertà dei senzatetto”, sostiene l’Alleanza Internazionale degli Abitanti (AIA).

L’AIA è stata creata nel 2003 per lavorare alla “costruzione di un altro mondo possibile a partire dal miglioramento delle condizioni abitative e dei diritti dei cittadini”. Sta ora facendo pressioni a livello internazionale perché venga riconosciuto dalle autorità locali il cosiddetto “diritto alla città”.

“La città è uno spazio collettivo di proprietà dei suoi abitanti. Il diritto alla città è la possibilità per tutti i residenti di godere dei diritti umani: una casa dignitosa, una vita salutare e un ambiente sicuro”, ha detto ad IPS Cesare Ottolini dell’AIA.

”Tutte le persone che risiedono permanentemente o temporaneante in una città hanno il diritto alla città, inclusi i migranti e i nomadi”, ha aggiunto Ottolini.

Associazioni dei cittadini e attivisti di comunità hanno lanciato la Carta Mondiale del Diritto alla Città al primo Forum Sociale Mondiale (FSM) a Porto Alegre nel 2001. Si tratta di un documento in evoluzione – l’ultima versione è stata presentata al Forum Sociale Europeo di Londra in ottobre.

La carta si basa sui principi di sostenibilità e giustizia sociale. “Noi andiamo oltre al concetto di proprietà privata. Sosteniamo l’idea di una funzione sociale della proprietà. L’interesse sociale dei cittadini predomina sulla proprietà di pochi”, ha spiegato Ottolini.

La campagna internazionale “Sgomberi Zero”, lanciata dall’AIA al FSM a Mumbai l’anno scorso, ha contribuito a evitare lo sfratto di più di 300.000 persone a Nairobi, in Kenya, spiega l’associazione.

“Il nostro prossimo obiettivo è la conversione dei debiti esteri dei paesi in via di sviluppo in politiche sociali. Vogliamo creare dei “fondi popolari per il diritto alla terra e alla casa” controllati dai cittadini: il denaro ricavato dalla cancellazione del debito potrebbe essere usato per finanziare politiche abitative”, ha detto Ottolini.

Ma non è solo la povertà a minacciare il diritto della persone ad una vita dignitosa. Eventi come i Giochi Olimpici sono stati accusati di cambiare drasticamente la faccia delle città ospitanti senza considerare i bisogni reali degli abitanti.

Per esempio, dietro al glamour delle Olimpiadi di Atene del 2004 ci sono state repressioni, morti di lavoratori, corruzione e distruzione ambientale. Il tutto in nome dei grandi affari, accusa il Forum Sociale Greco.

”I Giochi sono stati una opportunità persa per lo sviluppo della comunità”, ha detto Eleni Portaliou del Forum greco. “Le Olimpiadi sono state usate come scusa per rigenerare Atene. Ma noi non avevamo bisogno di quelle infrastrutture giganti che hanno distrutto il nostro paesaggio,” ha aggiunto Portaliou in un’intervista.

Anche alcuni abitanti di Londra si sentono minacciati. La loro città sta concorrendo per ospitare le Olimpiadi nel 2012. La decisione sarà presa dal Comitato Olimpico Internazionale a luglio del 2005. L’amministrazione della città ha lanciato una campagna per invitare gli inglesi a sostenere la candidatura.

“Noi non vogliamo i Giochi Olimpici a Londra. Tutto si riduce alle sponsorizzazioni e al guadagno”, ha detto Anne Wollett dell’associazione britannica Hackney Environment Forum.

“Ogni sviluppo in vista delle Olimpiadi avrà un seguito di privatizzazione. Dovremo affrontare una progressiva chiusura degli spazi per i cittadini”, ha spiegato ad IPS.

A Pechino, in Cina, decine di migliaia di persone sono state sgomberate a forza per costruire le infrastrutture per i Giochi del 2008, accusa Human Rights Watch.

“L’AIA si sta mobilitando contro questi sgomberi. I cittadini devono avere il diritto di resistere a tutte le misure che possono minacciare la loro qualità di vita”, ha detto Ottolini.