Puerto Princesa, Filippine, 17 settembre 2010 (IFEJ) (IPS) – A seconda dei punti di vista, il monte Mantalingahan è considerato un tesoro nascosto di giacimenti minerari inesplorati o un luogo ricco di biodiversità, dove vivono alcuni degli animali più esotici e minacciati al mondo.

Danito Balete
Danito Balete
In realtà si tratta di entrambe le cose. È per questo che la montagna, situata a circa 150 chilometri da Puerto Princesa, capitale della provincia filippina sud occidentale del Palawan, costituisce lo scenario di un conflitto tra le popolazioni e gli ambientalisti da un lato e le imprese minerarie dall’altro.
Il Palawan rappresenta la maggior parte delle riserve di nichel del paese, del valore di 300 miliardi di dollari, secondo i dati ufficiali. Ma sfruttarle non è così facile, poiché comprometterebbe vaste aree di foresta vergine e i grandi benefici che apporta.
Secondo il geologo José Antonio Sócrates, il monte Mantalingahan è “forse il maggior giacimento di nichel del paese”, e questo spiega perché le principali imprese minerarie hanno intensificato i loro progetti e altre hanno presentato domanda agli istituti regolatori di Manila.
Ma per Danny Balete, uno dei principali scienziati esperti di mammiferi del paese, il Mantalingahan è “il centro della riproduzione endemica dei mammiferi e della biodiversità delle Filippine” e dimora della tribù Tau’t Bato (popolo di pietra), la cui popolazione è stimata in meno di 500 individui.
Qui, Balete scoprì una nuova specie di toporagno di montagna, e altri scienziati raccolsero nuove specie di piante, tra cui una spettacolare orchidea bianca con venature dorate.
La Alliance for Zero Extinction ha sottolineato l’importanza del Mantalingahan come sede di diverse specie endemiche, tra queste il toporagno dalla pelle blanda, che non si vedeva da decenni, e specie a grave rischio di estinzione, come il fagiano del Palawan e il cacatua del Palawan.
L’Alleanza è formata da 52 organizzazioni internazionali non governative che si occupano di tutela della biodiversità.
“C’è ancora molto da scoprire sul monte Mantalingahan, non solo per la scienza ma soprattutto per la società, che potrà trarre beneficio da questa ricchezza di risorse biologiche”, ha detto Balete, riferendosi alle possibili conquiste della medicina grazie alla “bioprospezione”, ossia l'esplorazione delle sostanze chimiche legate alla biodiversità.
Balete aggiunge che lo studio realizzato dalla sua équipe nel 2007 sul Mantalingahan per Conservation International, evidenziò che si tratta di “una parte importante della biodiversità generale del paese”.
A giugno del 2009, l’ex presidente Gloria Macapagal Arroyo (2001-2010) ha dichiarato il monte Mantalingahan parco nazionale, classificandolo “area protetta” per 120,457 ettari.
In questo panorama, il conflitto tra gli interessi dell’industria mineraria e quelli degli ambientalisti si è intensificato, coinvolgendo funzionari locali, leggi e comunità.
Incentivate dalla domanda mondiale di nichel e dalla politica governativa di ripristino del settore minerario, diverse imprese minerarie stanno pianificando l’inizio dei lavori nell’area del Mantalingahan.
MacroAsia, uno dei conglomerati industriali più importanti del paese, sta chiedendo permessi locali per poter usufruire del contratto di locazione di 25 anni che il governo gli aveva concesso nel villaggio di Brooke’s Point, che in parte coincide con l’area protetta.
Altre due compagnie – Ipilan Nickel Mining Corp. e Lebach Mining Corp – sono ancora nella fase iniziale del proprio sviluppo, e cercano di ottenere le autorizzazioni locali necessarie per poter portare avanti i loro progetti.
Si frappongono sul loro cammino le organizzazioni della società civile, che cercano l’approvazione delle comunità locali e delle istituzioni regolatrici provinciali, per poter procedere con azioni legali in grado di frenare i progetti industriali.
Gli abitanti del villaggio di Ipilan che sono contrari alla miniera, guidati dal capo della comunità Job Lagrada, hanno minacciato di formare una barricata umana se il governo avesse permesso di portare avanti i progetti. Secondo loro, la miniera distruggerà le loro coltivazioni e grotte.
L’organizzazione Youth Force di Palawan ha iniziato una campagna di raccolta firme su Facebook per convincere il nuovo presidente delle Filippine, Benigno Aquino III, a impedire le nuove attività minerarie nella provincia.
Il centro di Assistenza Legale Ambientale ha consegnato alla giustizia la maggior parte dei funzionari provinciali per aver approvato un progetto industriale nella municipalità di Narra, per la presunta violazione di una legge nazionale speciale che protegge la foresta autoctona rimasta nel Palawan.
Un tema che suscita molte polemiche intorno al monte Mantalingahan è se autorizzare la miniera nelle aree centrali, con foreste vergini, che sono protette dalla legge del Piano Ambientale Strategico del Palawan.
Da una valutazione iniziale del Consiglio del Palawan per lo Sviluppo Sostenibile, l’istituto regolatore provinciale, è emerso che l’intera area concessa a MacroAsia, meno di 91 ettari, è costituita da “zone centrali e limitate”, protette dal sistema del Piano.
MacroAsia sostiene però che il suo diritto legittimo ad utilizzare l’area in concessione ha la precedenza sulla legislazione locale, compresa la dichiarazione del Mantalingahan come area protetta.
L’ex vicesindaco di Brooke’s Point, Jean Feliciano, sostiene che la maggior parte dei funzionari comunali che appoggiano il progetto di MacroAsia vorrebbe modificare le leggi locali e riclassificare i boschi più recenti nel piano di delimitazione delle aree, per lasciare spazio all’industria mineraria.
“Adesso c’è uno sforzo per rivedere l’esaustivo piano di utilizzo della terra”, ha detto Feliciano, che accusa MacroAsia di stare dietro alle “pressioni” contro le organizzazioni che si oppongono alla miniera a Brooke’s Point. Cita ad esempio il caso di Lagrada, che deve affrontare una serie di ostacoli amministrativi legati alla sua contrarietà al progetto. Questo ha impedito all’impresa mineraria di effettuare studi approfonditi.
In un’intervista, il vicepresidente operativo di MacroAsia, Ramón Santos, ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni sulla maggior parte delle critiche contro la sua impresa. “Abbiamo risposto formalmente alle questioni presentate dal Consiglio del Palawan per lo Sviluppo Sostenibile” ha detto.
Santos ha assicurato che MacroAsia non è direttamente coinvolta nella campagna per riformare il piano di utilizzo della terra per ospitare il progetto di sfruttamento del nichel.
“Siamo in buoni rapporti con la comunità e il governo locale. Abbiamo tutte le approvazioni, anche se in questo mondo non si può accontentare tutti”, ha aggiunto.
Ma Feliciano ha messo in discussione la validità delle firme raccolte da MacroAsia per adempiere ai requisiti locali obbligatori. “Hanno raccolto soltanto le firme delle persone che erano a loro favore. Non si sono preoccupati di consultare chi era contrario al progetto”, ha affermato.
Lagrada, che è stato sospeso mentre la richiesta amministrativa di MacroAsia è in attesa, resta fermo sulla sua ferma contrapposizione alla miniera.
Le imprese minerarie “potrebbero aver corrotto la maggior parte dei funzionari perché autorizzassero la miniera, e questa gente ne trarrà benefici finanziari mentre noi dobbiamo subire le conseguenze ambientali. Se il progetto continua, costruiremo una barricata umana per opporci”, ha detto. © IPS
Questo articolo fa parte di una serie di reportage sulla biodiversità prodotti da IPS, in collaborazione con CGIAR/Bioversity International, IFEJ e PNUMA/CDB, membri dell’Alleanza dei comunicatori per lo sviluppo sostenibile (http://www.complusalliance.org).

