MEDIO ORIENTE: Lo stato di assedio colpisce i palestinesi ancor prima che nascano

GAZA, 16 maggio 2008 (IPS) – L’assedio israeliano di Gaza, che limita l’accesso al cibo, all’acqua e alle medicine, comincia a colpire anche i bambini non ancora nati, insieme a quelli appena nati.

Mohammed Omer/IPS Mohammed Omer/IPS

Mohammed Omer/IPS
Mohammed Omer/IPS

”Molti neonati nascono già affetti da anemia, ereditata dalle loro madri”, ha spiegato all’IPS Salah al-Rantisi, medico a capo del dipartimento per la salute delle donne presso il ministero palestinese della sanità di Gaza. E le madri sono anemiche perché non ricevono un’alimentazione adeguata durante la gravidanza.

E questo succede perché il blocco israeliano ostacola i rifornimenti di cibo e medicine.

Al Rantisi dirige anche la sezione femminile dell’ospedale Nasser, dove sono ogni giorno nascono 30, 40 bambini. E molti, segnala, soffrono di anemia.

Anwaar Abu Daqqa, 30 anni, ha perso tre bambini prematuramente. I feti presentavano malformazioni a causa della scarsa alimentazione e delle scarse cure ricevute della madre, racconta al-Rantisi. E nell’ultimo caso, la donna è arrivata tardi in ospedale perché non riusciva a trovare un mezzo di trasporto.

“Tutti i giorni nascono bebè prematuri pericolosamente sottopeso negli ospedali di Gaza, ed è un fenomeno in aumento”, spiega.

La striscia di Gaza è più povera e più colpita della West Bank, ma anche qui ci sono casi documentati di donne che hanno dovuto partorire presso i checkpoint a causa delle limitazioni nei movimenti.

Secondo il ministero della sanità, ogni mese nella striscia di Gaza nascono tra i 9mila e i 10mila bambini. Su mille nati, 28 muoiono di malnutrizione, anemia e altre cause legate alla povertà. Il ministero non ha dati per i neonati sopravvissuti affetti da malnutrizione.

”Ci sono molti casi di donne incinte che hanno bisogno di medicine che non sono disponibili a Gaza”, ha detto al-Rantisi, e ha aggiunto che anche se fossero disponibili, la maggior parte delle famiglie non potrebbe comunque permettersele.

La Banca mondiale ha dichiarato il mese scorso che il tasso di povertà a Gaza sfiora oggi il 67 per cento, e che l’anno scorso la crescita economica è stata pari a zero.

L’anemia è una delle conseguenze della povertà; e questa condizione, conseguenza diretta di una scarsa alimentazione, non è una novità per Gaza. La United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (Unrwa, Agenzia di soccorso e lavoro delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi nel Vicino Oriente) stimava che nel 2002 il 19 per cento degli abitanti di Gaza soffriva di anemia. Questo dato, sempre secondo l'Unrwa, oggi è salito al 77,5 per cento. I bambini ricevono in media solo il 61 per cento del loro fabbisogno giornaliero di calorie dagli approvvigionamenti Usa.

La situazione politica colpisce molti neonati ancor prima che possano aprire gli occhi al mondo. Tra i tanti bambini che nascono nell’ospedale di al-Shifa, il più grande di Gaza, nessuno può dire quanti siano poi in grado di crescere e di vivere una vita sana e felice. Tra i tanti rischi è emersa la consapevolezza di questo nuovo pericolo: che le sanzioni possono colpire gli abitanti di Gaza in modo letteralmente prematuro.

La paura dei bombardamenti viene dopo; i primi pericoli sono la mancanza di cibo, di acqua e di medicine.

Tahani Safi, 29 anni, è preoccupata del parto cesareo previsto per il giorno seguente. La donna soffre di malnutrizione, pressione alta, diabete, e carenza di liquido amniotico a protezione del bimbo che porta in grembo.

Ci sono molte madri con problemi analoghi. Questi casi possono verificarsi in qualunque ospedale, ma secondo i medici, il numero dei casi in queste condizioni, conseguenza di una scarsa alimentazione e scarse cure mediche a Gaza è in continuo aumento. Le autorità sanitarie avvertono che la vita e la salute dei tantissimi bambini non nati sono in grave pericolo in tutta Gaza.

Finora, 146 abitanti di Gaza sono morti come diretta conseguenza dell’assedio israeliano, e della chiusura delle frontiere e delle scarse cure sanitarie che questo ha comportato, secondo il ministero della sanità.

Domenica 11 maggio il mondo ha celebrato la festa della mamma. A Gaza nessuno ha festeggiato.