ROMA, 3 novembre 2007 (IPS) – Il presidente boliviano Evo Morales in visita in Italia questa settimana per l’assegnazione del “Premio Centro delle culture 2007”, per l’impegno del suo governo in campo sociale e sanitario, ambiti che lui stesso definisce una “priorità politica”.

Evo Morales
ABI (Agencia de Informacion Boliviana)
Il premio gli è stato conferito dal Centro Pio Manzù, un organismo internazionale di ricerca su temi economici, scientifici e sociali, con sede a Rimini.
Oltre all’incontro con il Presidente Napolitano e il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, la visita italiana è stata anche l’occasione per incontrare i membri della comunità boliviana a Roma, formata da 30.000 persone, e i rappresentanti dei movimenti sociali italiani.
Morales ha detto alla comunità boliviana che prima di essere eletto presidente nel dicembre 2005, la Bolivia riceveva 300 milioni di dollari all’anno di gettito fiscale proveniente dall’industria petrolifera. Con la nazionalizzazione delle riserve energetiche boliviane attuata dal suo governo, oggi i ricavi ammontano a 2 miliardi di dollari.
L'aumento nelle entrate, ha spiegato, è stato utilizzato per l'educazione e l'assistenza sanitaria, oltre che per la creazione di un programma locale di microcredito per incrementare il reddito della maggioranza della popolazione che vive nella povertà.
“Per incrementare le entrate non serve aumentare le tasse”, ha detto Morales a Claudia Diez de Medina, dell’IPS, “basta fare un uso migliore delle risorse naturali”.
Alcuni stralci dell’intervista sono stati raccolti dalla corrispondente dell’IPS Sabina Zaccaro.
| Il presidente Evo Morales ballando la cueca ” Viva mi patria, Bolivia” insieme ad una “cholita” Cochabambina durante l'incontro con la comunità boliviana a Roma nella sala della Protomoteca del Campidoglio, il 28 ottobre 2007. |
IPS: Lei ha ricevuto un premio speciale da un'organizzazione italiana per le iniziative e i programmi del suo governo volti a migliorare l'accesso alla salute e all’alimentazione, in particolare per l'infanzia. Ne può raccontare qualcuno?
EM: La nostra sfida è lavorare per tutti i boliviani, senza dare priorità a nessun settore in particolare, ma i miei obblighi sono rivolti soprattutto alla popolazione bisognosa, e cioè bambini, anziani, poveri. Quanto ai bambini, stiamo realizzando una politica chiamata “Fame zero”, per fronteggiare il problema della salute nell’infanzia.
Il nostro prossimo passo riguarderà l’alimentazione: quest’anno stiamo realizzando un progetto di impianti per l’industria casearia per il latte e lo yogurt. Io ho proposto – e spero di avere risultati positivi – di produrre lo yogurt con la quinoa (un prodotto coltivato nella regione andina del Sud America, noto per il suo alto valore nutrizionale e l’elevato apporto proteico).
Spiegheremo ai sindaci l’importanza di acquistare questi prodotti e di distribuirli ai bambini nelle mense scolastiche: invece di comprare i biscotti dall’Argentina o da altri paesi, perché non usare ciò che abbiamo.
Abbiamo poi individuato tre impianti di produzione del succo d’arancia in diverse regioni, che combineranno latte e succhi. I bambini li riceveranno gratuitamente nelle mense scolastiche.
Ho anche altri progetti, ma devono ancora essere sviluppati. Il nostro scopo è arrivare a distribuire a ogni bambino un quarto di litro di latte al giorno.
Sulla questione del latte abbiamo fatto dei progressi significativi; abbiamo già i macchinari pronti in tal senso, e presto avremo altri impianti di produzione, anche per gli agrumi.
IPS: Il suo governo ha anche collaborato con Cuba per migliorare i servizi sanitari…
EM: In tutto il paese stiamo rafforzando l’accesso alla salute. Abbiamo finora 40 ospedali di “secondo livello” e 11 centri di oftalmologia donati da Cuba, che hanno già effettuato 100-150mila operazioni agli occhi.
Questi 40 ospedali hanno assistito una grande percentuale dei 380mila boliviani colpiti dalle alluvioni a febbraio.
IPS: Quali sono i risultati di queste politiche?
EM: In Bolivia, la chirurgia oculistica costa in genere intorno ai mille dollari. In Europa, mi hanno detto all’incirca 3-4mila dollari. Immaginiamo quanti soldi ha potuto risparmiare la popolazione boliviana, e con buoni risultati. Non solo i poveri, ma anche colonnelli, generali, avvocati, gente della classe media.
IPS: Secondo l’Onu, circa 40 paesi nel mondo hanno adottato leggi specifiche contro la violenza domestica e per la tutela delle donne. Tredici di questi sono latinoamericani, tra cui la Bolivia. Ma una società patriarcale continua a soffocare l’emancipazione femminile. Quali sono le sue politiche al riguardo?
EM: Una prima iniziativa è stata rafforzare le “brigate di protezione delle donne” (gruppi di donne preparate per offrire protezione alle donne e ai loro figli). Ci sono anche donne poliziotto addestrate e sono molto efficienti, anche se dobbiamo ancora fare dei passi avanti.
È una cosa di cui provo vergogna. Servono attrezzature speciali per questo tipo di formazione, e abbiamo ancora dei buchi finanziari. Ma abbiamo visto dei risultati interessanti, e io sto rafforzando e sostenendo le iniziative di questo tipo. In genere i più deboli e i più maltrattati sono le donne e i bambini, perciò dobbiamo attuare delle iniziative comuni per entrambi. Le amministrazioni locali non sono abbastanza efficienti, restano impantanate nella burocrazia.
Ma ci sono alcuni miglioramenti nella polizia verso il rispetto della famiglia, a cominciare dalle donne. E per la prima volta, la Bolivia ha delle donne ministro.
IPS: Quante donne ci sono nel suo governo?
EM: abbiamo cinque ministre donne: per la salute, l'educazione, la microimpresa, l'agricoltura e la giustizia. Le donne sanno sempre meglio come valutare i problemi, dalla prospettiva sociale e economica, ma anche dal punto di vista della famiglia.
IPS: Quali sono i suoi progetti, oltre ai programmi sociali per la salute e l’educazione, nel quadro del raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio?
EM: Nel campo sociale, guardiamo all’uguaglianza; in quello politico, a eliminare le discriminazioni; e in campo economico, a fare un buon uso delle nostre risorse naturali.
Il nostro programma per lo sviluppo sociale ha avuto due misure importanti: la prima è il Bonus di pensione vitalizia (“Bonus Dignidad”), per cui le persone sopra i 60 anni ricevono 200 boliviani al mese (un dollaro equivale a 7,8 boliviani). In Bolivia, quasi il 90 per cento dei professionisti non riceve una pensione al termine del periodo lavorativo.
La seconda misura è il “Bonus Juancito Pinto”, a beneficio degli studenti, di 200 boliviani al mese. Serve a comprare le attrezzature scolastiche, ma abbiamo visto che viene utilizzato anche per l’acquisto di scarpe, che la maggior parte dei giovani della popolazione rurale non può permettersi.
IPS: A proposito delle grandi differenze di reddito, ha parlato dell’importanza di ridurre lo squilibrio tra i paesi europei e la Bolivia, per contenere le migrazioni. Quali sono i suoi progetti in merito?
EM: Investimenti, rafforzamento dell’economia, ricorso alle nostre risorse naturali e alla loro industrializzazione, in modo da ottenere più risorse e poter sostenere i giovani e i poveri perché abbiano salari più alti. Ma non è un’impresa facile.

