INDIA/PAKISTAN: Incerto il futuro delle relazioni tra i due paesi

BRUXELLES, 18 febbraio 2009 (IPS) – Quasi tre mesi fa, dopo gli attacchi terroristici contro il polo commerciale indiano di Mumbai, che hanno portato ad un inasprimento nelle relazioni tra India e Pakistan, appaiono dubbie le prospettive di una nuova collaborazione tra i due vicini, entrambi dotati di armi nucleari, secondo quanto dichiarato da due autorevoli analisti della regione in un incontro a Bruxelles.

”Le relazioni tra India e Pakistan sono in una fase critica”, ha affermato Dipankar Bannerjee, direttore dell’Institute of Peace and Conflict Studies di Nuova Delhi, in un incontro organizzato martedì dall’European Policy Centre, e patrocinato dalla Sasakawa Peace Foundation.

“L’obiettivo dell’attacco a Mumbai era l’India; ma anche il Pakistan, ha detto ai presenti Bannerjee, generale in pensione dell’esercito indiano. “L’obiettivo immediato era scatenare una guerra tra India e Pakistan, ma non ha funzionato”.

Bannerjee ha però aggiunto che India e Pakistan devono ancora lavorare molto per ricostruire la fiducia necessaria per una futura collaborazione tra i due paesi dell’Asia meridionale.

La scorsa settimana si è aperto un possibile spiraglio. Il ministro degli interni pakistano, Rehman Malik, ha ammesso che gli attacchi contro Mumbai erano stati in parte pianificati in Pakistan, ed ha annunciato che gli individui sospetti del gruppo militante Lashkar-e-Taiba, oggi messo al bando, sono stati arrestati e potrebbero essere processati.

” È un’affermazione coraggiosa, e contraddice le precedenti smentite”, ha commentato Bannerjee. “Adesso, il Pakistan dovrà portare a termine le indagini, punire ogni persona coinvolta negli attacchi e smantellare tutte le strutture terroristiche nel paese. Per questo, il Pakistan avrà bisogno del sostegno dell’India e della comunità internazionale”.

Per quanto una distensione nelle relazioni India/Pakistan appaia difficile, il clima nella regione asiatica meridionale sembra favorevole per una ripresa positiva, sostiene Bannerjee.

“Se guardiamo ai risultati delle elezioni in Bangladesh, adesso al potere c’è un partito secolare, mentre i partiti islamici sono ridotti a pochi seggi”, osserva Bannerjee. “Oppure prendiamo le elezioni nel Kashmir: c’è stata una fortissima affluenza alle urne, un chiaro segno della voglia di cambiamento”.

Secondo Bannerjee, India e Pakistan devono portare avanti il dialogo reciproco, migliorare le relazioni commerciali e i movimenti delle persone attraverso i confini, oltre a rafforzare la cooperazione regionale.

“Ci troviamo in un momento critico nella storia dell’economia, ma bisogna superare anche il problema della guerra in Afghanistan e nelle regioni di confine col Pakistan. Ci vorrà una fortissima volontà politica, e un importante sforzo internazionale, ma l’impegno deve venire soprattutto da India e Pakistan”, ha detto Bannerjee.

Talat Masood, analista politico e militare indipendente di Islamabad, sembra meno ottimista: “Gli attacchi di Mumbai dimostrano la fragilità delle relazioni tra India e Pakistan”, ha osservato. “Le nostre prospettive ottimistiche erano sbagliate”.

Masood, tenente generale dell’esercito pakistano in pensione, teme che gli sforzi di riavvicinamento degli ultimi cinque anni possano fallire completamente, visto che anche prima degli attacchi di Mumbai il dialogo tra i due paesi si era già deteriorato.

”In Pakistan, la transizione dalla dittatura alla democrazia ha significato una grossa distrazione dal processo di pace. L’India era troppo preoccupata della sua agenda internazionale, e non si è più interessata ai problemi regionali. Questo è stato un grosso errore”, ha detto.

Per Masood, il grosso ostacolo al dialogo è stato lo scarso successo nelle dispute territoriali sul Kashmir, Siachen e Sir Creek. “Se quei problemi fossero stati risolti, le relazioni sarebbero cambiate”.

Tra gli inconvenienti, secondo Masood, c'è anche il fatto di aver rinunciato ai piani per un gasdotto che dall’Iran raggiungesse l’India attraverso il Pakistan, per le pressioni dagli Stati Uniti. “Entrambi i paesi hanno bisogno di energia, e il gasdotto avrebbe anche aumentato la dipendenza reciproca tra India e Pakistan”.

Il militare si è poi detto fortemente amareggiato per le accuse dell’India secondo cui il governo del Pakistan o le agenzie governative avrebbero avuto un ruolo negli attacchi contro Mumbai; per l’annuncio dell’India di lasciare aperta ogni possibilità – compresa quella dell’azione militare – nei confronti del Pakistan, e per i suoi “tentativi di isolare il Pakistan”.

“È una strategia inadeguata. Il Pakistan si trova di fronte ad una grande sfida, rappresentata dal radicalismo, e ha bisogno del sostegno della regione e della comunità internazionale. Se cerchi di isolare il Pakistan, fai il gioco dei militanti”, ha spiegato Masood.

Le relazioni tra India e Pakistan, a suo parere, possono migliorare e stabilizzarsi solo trovando una soluzione al problema del Kashmir. “Tutto dipende dalla volontà politica: volere è potere. Se il processo partirà davvero, si potrà arrivare ad una soluzione. Ma c’è la volontà? Al momento non la vedo”.