AMBIENTE: Con Bush a Poznan, deboli le aspettative dalla conferenza sul clima

VITERBO, 1 dicembre 2008 (IPS) – Mentre il mondo guarda alla conferenza di Poznam sul clima come una tappa fondamentale per la definizione del nuovo accordo post-Kyoto, sono poche le attese di risultati significativi, visto che la squadra che rappresenta gli Stati Uniti è la stessa di Bali 2007 e la leadership americana “è ancora nelle mani del presidente uscente”. Ne è convinto Walden Bello, premio Nobel Alternativo nel 2003 e direttore esecutivo del Focus on the Global South, istituto di ricerca politica con sede a Bangkok.

Walden Bello al Forum di Greenaccord Antonio Marafioti/IPS

Walden Bello al Forum di Greenaccord
Antonio Marafioti/IPS

La quattordicesima Conferenza delle Parti che hanno sottoscritto la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è aperta oggi a Poznan, in Polonia, si annuncia come il summit climatico della resa dei conti. Al tavolo della discussione, i circa nove mila rappresentanti di 185 Paesi di tutto il mondo, che per le prossime due settimane negozieranno per decidere del 'dopo Kyoto'.

Nonostante la scadenza del Protocollo di Kyoto — fissata per il 2012 — sia ormai alle porte, i 37 Paesi industrializzati che hanno aderito a questo primo tentativo globale di contenimento dei gas serra ancora faticano a raggiungere gli obiettivi di riduzione programmati (in media 5,2 per cento di tagli alle emissioni rispetto ai livelli del 1990).

L'IPS ha incontrato Walden Bello in occasione del VI Forum Internazionale dell’Informazione per la salvaguardia della Natura organizzato da Greenaccord, associazione culturale di ispirazione cristiana impegnata da molti anni sul tema della salvaguardia ambientale. Al centro del Forum di quest'anno, il rapporto tra povertà ed ambiente.

IPS – Obama ha recentemente affermato che la conferenza di Poznan sarà un appuntamento vitale per le sorti del pianeta. Inoltre, al summit dei governatori sul cambiamento climatico di Los Angeles, il presidente eletto ha aggiunto che gli Stati Uniti investiranno 15 miliardi di dollari l’anno per aiutare il settore privato a sviluppare energie alternative, e ha promesso che gli Stati Uniti ridurranno le emissioni inquinanti fino ad raggiungere i livelli del 1990 nel giro di 12 anni. Crede che questo sia il primo passo per la ratifica del Protocollo di Kyoto da parte del governo americano?

Walden Bello – Decisamente si. Penso che il protocollo di Kyoto sarà ratificato durante l'amministrazione Obama, soprattutto ora che i democratici godono di un’ampia maggioranza in Senato e non devono temere l’ostruzionismo repubblicano. L'amministrazione Bush, come ho già detto, si è sempre opposta alle riduzioni obbligatorie e ciò non porterà ad alcun risultato positivo alla conferenza di Poznan durante la quale gli Stati Uniti saranno rappresentati ancora dal presidente uscente.

Un altro fattore importante è legato al livello di ambizione della presidenza Obama. La questione non è tanto se gli Stati Uniti ratificheranno o meno il protocollo di Kyoto quanto, piuttosto, ciò che essi si impegneranno a fare concretamente per l’ambiente. Credo che sarà un errore molto grave se Obama ascolterà le ragioni delle forze vicine all’attuale establishment americano che avanzano a pretesto l’attuale recessione economica mondiale per affermare che non si può prestare attenzione al problema del cambiamento climatico. Inoltre credo che se gli Stati Uniti saranno sufficientemente ambiziosi nella lotta all’inquinamento, l'Europa seguirà certamente il loro esempio.

IPS – Secondo un report pubblicato da “The Independent”, più di 60 nazioni, sopratutto quelle in via di sviluppo, potrebbero avere nei prossimi anni centinaia di milioni di “rifugiati ambientali” a causa del riscaldamento globale. Ciò peggiorerà la situazione delle comunità povere dell’Africa?

WB – Assolutamente si. Credo che il problema più grave sia proprio che le comunità che soffriranno maggiormente per i danni provocati dal riscaldamento globale saranno quelle che attualmente contribuiscono di meno al suo aumento. Quindi è fondamentale che le società industriali trasferiscano a questi gruppi non solo somme di denaro ma anche, e sopratutto, nuove tecnologie che possano preservarle dai rischi futuri.

IPS – Un recente studio dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), il livello di emissioni di gas ad effetto serra da parte dei paesi industrializzati è cresciuto del 2.3 per cento dal 2000 al 2006. Questo, nonostante l’obiettivo fissato dal Protocollo di Kyoto fosse quello della riduzione di tali emissioni del 5.2 per cento entro il 2008. Cosa non ha funzionato in questi anni?

WB – Diverse cose in realtà. In primo luogo il fatto che il Protocollo di Kyoto abbia fissato degli obiettivi troppo ambiziosi in termini di riduzione delle emissioni. In secondo luogo ci sono gli Stati Uniti ovviamente che, non partecipando al regime globale di riduzioni obbligatorie, hanno fatto sorgere un’importante questione di legittimità sul funzionamento stesso del protocollo.

Dobbiamo renderci conto che le scelte politiche in materia di ambiente prese dall'amministrazione Bush hanno contributo enormemente al deterioramento del cambiamento climatico. Se quest’ultimo fosse considerato, come sarebbe opportuno, un crimine contro l’ambiente e rientrasse sotto la giurisdizione della Corte Penale Internazionale (ICC in inglese), Bush e i membri della sua amministrazione dovrebbero essere immediatamente perseguiti in virtù di esso.

La futura amministrazione Obama deve essere consapevole del fatto che è il momento di disporre di un protocollo efficace per ottenere impegni vincolanti da parte di quei paesi, compresi gli Stati Uniti, che hanno maggiori responsabilità in termini d’inquinamento causato dall’emissione di gas ad effetto serra.

IPS – I paesi in via di sviluppo, come la Cina e l’india, che stanno lentamente superando gli Stati Uniti quanto ad emissioni di gas ad effetto serra, affermano da sempre che ridurranno le loro emissioni solamente dopo che i paesi industrializzati avranno fatto lo stesso. Crede che l’Europa e gli Stati Uniti debbano prendere l’iniziativa?

WB – In termini di responsabilità per il cambiamento climatico è il Nord, inclusi l’Europa e gli Stati Uniti, ad essere storicamente più responsabile per l’accumulo di gas serra. Pertanto credo sia giusto che i paesi del Nord facciano il primo passo. Perché India e Cina, due paesi in via di sviluppo appunto,dovrebbero ridurre le loro emissioni se le superpotenze industriali che hanno colpe gravi e responsabilità chiave nella crisi ambientale non sono disposte a fare altrettanto?

Questo ci porta ad un negoziato con due fasi: in primo luogo, un impegno concreto da parte degli Stati Uniti e degli altri paesi ricchi e, successivamente il via alle riduzioni obbligatorie, e altrettanto sostanziose, da parte di l'India, Cina, e forse Brasile.

IPS – La Banca Mondiale è stata accusata di trarre profitto dai crediti di carbone, un meccanismo che in realtà dovrebbe servire a mantenere sotto controllo le emissioni inquinanti e aiutare i paesi in via di sviluppo. Quale pensa dovrebbe essere il suo ruolo?

WB – La Banca Mondiale non dovrebbe avere assolutamente alcun ruolo nei meccanismi del cambio climatico. Quello che sta avvenendo fa registrare un record negativo che viene accentuato se si pensa, per esempio, che gli investimenti della Banca Mondiale nella benzina sono di gran lunga più corposi rispetto a quelli per lo sviluppo o per la ricerca di energie alternative. Solo il programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP in inglese) dovrebbe essere il vero meccanismo per supportare le iniziative finanziarie contro il cambiamento climatico. Sarebbe un disastro se la Banca Mondiale dovesse ricoprire queste funzioni, a parte il fatto che questa istituzione è controllata dai paesi ricchi e dalle banche, che sono le istituzioni sbagliate per far fronte al cambio climatico.

IPS – Quali sono oggi i limiti più invalicabili allo sviluppo sostenibile?

WB – Non certamente la mancanza di risorse. I limiti reali allo sviluppo sostenibile sono le idee e la volontà politica dei governi. Se ci sono idee e volontà, si possono raggiungere risultati concreti anche se mancano tante risorse. Se metteremo immaginazione e determinazione, se saremo abili e intelligenti, potremo essere in grado di disegnare sapienti strategie politiche per il benessere delle popoli e dell'ambiente.

* Con il coordinamento di Miren Gutierrez, redattore capo dell'IPS.