BANGKOK, 18 gennaio 2010 (IPS) – Dieci anni dopo la sua fondazione, il Forum Sociale Mondiale (FSM) rappresenta un punto d’incontro cruciale per gli attivisti e i gruppi di base impegnati a dare forma a una visione del mondo alternativa.

Nicola Bullard, membro del Consiglio internazionale del Forum Sociale Mondiale
Marwaan Macan-Markar/IPS
“È molto importante avere uno spazio nostro, dove poterci riunire e delineare una visione che rispecchia le nostre preoccupazioni”, afferma Nicola Bullard, di Focus on the Global South, un istituto di ricerca con sede a Bangkok che si batte per la difesa di questioni fondamentali per le popolazioni dei paesi in via di sviluppo. “Siamo riusciti a costruire un nostro discorso personale, un nostro pensiero, una nostra legittimità”.
” È certamente un’alternativa all’elite, che crea di continuo degli spazi propri”, aggiunge Bullard, australiana, e membro del consiglio internazionale del FSM sin dalla sua creazione.”Il FSM è ancora molto importante oggi”.
Ma il movimento sociale – come soggetto opposto al partito politico – si è evoluto, impegnandosi in nuove tematiche che sono emerse nel frattempo, come i timori sul cambiamento climatico, che dominano i dibattiti sulla giustizia economica.
Il FSM, giunto quest’anno al suo decimo anniversario, ospiterà una serie di eventi, che prenderanno il via il 22 gennaio a Porto Alegre, nel sud del Brasile. Tra i momenti salienti della celebrazione, una serie di attività che si terranno dal 25 al 29 gennaio in Brasile, con lo slogan “Dieci anni di Forum Sociale a Porto Alegre”.
“Un altro mondo è necessario”, per affrontare la crisi ambientale odierna, osserva Bullard, laureata all’università di Melbourne e che ha lavorato nel campo degli scambi commerciali globali, dei diritti umani e delle tematiche femminili in Australia, Tailandia e Cambogia.
Abbiamo incontrato Bullard nella capitale tailandese per un’intervista sul prossimo incontro del FSM in Brasile.
D: Il Forum Sociale Mondiale (FSM) che si terrà alla fine di questo mese in Brasile sarà una pietra miliare. Il movimento ha molte vittorie da celebrare?
R: Assolutamente sì. Quando si è tenuto il primo Forum nel 2001, nessuno avrebbe immaginato che ci sarebbero stati più di 40 forum sociali dopo dieci anni. È sicuramente un momento per festeggiare ed è anche utile per riflettere sulle vittorie e i fallimenti, e per guardare avanti e capire cosa fare dopo.
È ancora più significativo dopo quello che è successo a dicembre a Copenhagen, nei dibattiti sul cambiamento climatico. C’è stata una rinascita, un nuovo slancio critico per la giustizia economica che è emerso durante i dibattiti. C’è nuova energia, una nuova sfida che il FSM può portare avanti.
D: Quali sono i risultati e i successi del FSM negli ultimi dieci anni?
R: L’idea che il FSM sia uno spazio realmente nostro. Non è uno spazio di protesta o creato in risposta ad un qualche evento ufficiale, come gli incontri dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO/OMC) o del Fondo Monetario Internazionale (FMI), nei quali dobbiamo restare ai margini. Il FSM è uno spazio fisico e politico creato da noi e per noi, e l’agenda è nostra – un processo dal basso verso l’alto.
In secondo luogo, il FSM è stato in grado di crescere negli anni, attraverso tantissime critiche e un processo piuttosto aperto. Ci sono diversi tipi di eventi, diverse persone che vi prendono parte, diversi argomenti che vengono discussi nel deliberato tentativo di ottenere un processo il più possibile inclusivo e partecipativo.
D: Ma c’è stato il tentativo di misurare questi successi, o meglio, ci sono risultati concreti propri del FSM di cui poter essere fieri?
R: Questo è un dibattito senza fine che esiste al nostro interno, perché molti potrebbero sostenere che l’impatto del FSM dovrebbe poter essere misurato in base ai cambiamenti politici sul campo, e che il FSM deve essere più strategico e avere obiettivi chiari.
Mentre dall’altra parte, altri potrebbero obiettare che il FSM è uno spazio aperto, e che questa è la sua forza e la sua particolare bellezza, un luogo dove i sindacati e i membri di organizzazioni politiche o i popoli indigeni possono incontrarsi, condividere idee e costruire linguaggi e prospettive comuni.
Ma c’è stato molto impeto nel modo in cui il FSM si è posto contro il Forum Economico Mondiale (di Davos).
Durante gli incontri di Davos, il FSM è stato visto come un evento alternativo che si svolgeva nel Sud del mondo e dove il programma era molto diverso da quello di Davos. Il fatto che molti leader politici vogliano far parte del FSM dimostra come esso sia un luogo importante dove farsi vedere e al quale associarsi.
D: Parlando di Davos, dove i leader del commercio mondiale si sono incontrati in un resort svizzero per decidere dell’economia mondiale, passiamo alla crisi economica globale. Certamente il FSM ha avuto un ruolo minimo in ciò che è accaduto, ma c’è qualcosa che il FSM sperava di ottenere dalla crisi?
R: Bisogna riconoscere che le critiche al sistema finanziario globale sono state subito a portata di mano perché da anni accademici, scrittori e attivisti ne stavano già discutendo. I media e i giornalisti sono andati immediatamente da queste persone. E così le analisi e le critiche del FSM hanno trovato risonanza immediata nella sfera pubblica.
D: Un altro aspetto su cui il FSM ha cercato di lasciare il segno è stato l’opposizione alla guerra in Iraq lanciata dal presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Ma non siete riusciti a fermare l’invasione degli Stati Uniti.
R: Il FSM è stato importante in quanto meccanismo che ha trasformato la giornata mondiale d’azione contro la guerra in Iraq del 15 febbraio (2003) in una protesta molto forte. Il FSM ha dato una sorta di legittimità alle azioni globali contro la guerra. È stato importante nel delegittimare la guerra.
D: Al momento la maggiore preoccupazione a livello globale riguarda il cambiamento climatico. Si suppone che questo tema sarà sull’agenda del FMS in Brasile questo mese. Come se ne parlerà?
R: Il FSM ha sempre affermato che “un altro mondo è possibile”. Quello che il cambiamento climatico ci dice è che “un altro mondo è necessario”. È chiaro che la crisi ambientale è un problema sistemico. Visto che nel FSM si parla di alternative, penso che fino ad ora molti gruppi del Forum si siano concentrati molto sull’economia. Dobbiamo ampliare queste idee per adattarci allo scenario ambientale e creare forte connessioni con i movimenti indigeni e altri settori con i quali non abbiamo mai lavorato prima.
Penso inoltre che sia una sfida interessante per la sinistra tradizionale, che ha sempre avuto un punto di vista piuttosto materialista, o che in qualche modo ha creduto nell’idea che sviluppo vuol dire progresso. Ma la crisi ambientale è una vera sfida a questa prospettiva. Cosa significa sviluppo, se il prezzo da pagare è la completa distruzione dell’ecosistema?
D: A dieci anni dalla sua creazione, il FMS è davvero globale? Ha un buon seguito in Asia?
R: Ad oggi, il FSM continua ad essere un processo dominato dai paesi europei e dall’America Latina. Abbiamo organizzato diversi forum sociali con esiti molto positivi in Asia, in paesi come Corea del Sud, India, Pakistan e anche Tailandia. Ma non credo che il FSM abbia messo salde radici in Asia. Questa è la mia impressione.
D: Perché?
R: In America Latina c’è un’unità, un’esperienza comune, e due lingue che accomunano ampie aree del continente. In Asia è più difficile, a causa delle numerose lingue, delle dimensioni e della diversità. ©IPS

