INTERVISTA: Un’assicurazione contro i cambiamenti climatici

MONTEVIDEO, 9 dicembre 2009 (IPS) – Una assicurazione contro i rischi di catastrofe naturale nei paesi caraibici potrebbe diventare un modello strategico collettivo per far fronte ai disastri ambientali provocati dai cambiamenti climatici, ci ha spiegato John Nash, capo economista della Banca mondiale per America Latina e Caraibi.

Patricia da Cámara/Banca mondiale Patricia da Cámara/Banca mondiale

Patricia da Cámara/Banca mondiale
Patricia da Cámara/Banca mondiale

Nash è uno degli esperti intervistati da Tierramérica per redigere il “Primo Rapporto Regionale sui Cambiamenti climatici – L'America Latina di fronte agli effetti irreversibili di un pianeta più caldo”, presentato il mese scorso a Montevideo, Uruguay. Di seguito alcuni stralci dell'intervista.

D: Esistono piani regionali di emergenza o sistemi di allarme tempestivo per far fronte a eventi climatici estremi?

JOHN NASH: Sotto l'egida della Banca mondiale, è stata implementata un’assicurazione con ripartizione dei rischi in caso di disastro ambientale nei Caraibi (Caribbean Catastrophe Risk Insurance Facility, CCRIF), un nuovo strumento che consentirà ai paesi che vi aderiscono di ricevere denaro contante in caso di uragani o terremoti.

Ripartire il rischio consentirà ai 18 paesi membri di risparmiare circa il 40 per cento sui premi individuali.

Sono in corso degli studi per creare un ente analogo per l'America Centrale. Inoltre, abbiamo collaborato con i paesi della regione per creare o migliorare i loro sistemi di assicurazione agricola contro i danni causati dal maltempo e creare strumenti idonei ad attenuare parte del rischio catastrofale sui mercati internazionali della riassicurazione, una mossa utile a contenere gli impatti dei cambiamenti climatici sulla produzione agricola.

Purtroppo nel corso degli anni in diversi paesi l'infrastruttura per il monitoraggio meteorologico si è deteriorata. È una questione da risolvere, ma servono investimenti e sarà necessario penetrare nei mercati locali delle assicurazioni.

D: I paesi si stanno scambiando informazioni, stanno già condividendo banche dati o interventi congiunti, per adeguarsi in tempi brevi alle manifestazioni più gravi dei cambiamenti climatici?

JN: Gli esempi più significativi sono proprio il CCRIF e ciò che stiamo facendo per valutare i rischi catastrofali nell'America Centrale.

D: Che impatto hanno attualmente i cambiamenti climatici sul settore agricolo e quali sono oggi le misure adattive e attuative più praticabili?

JN: Considerando la variabilità connaturata della meteorologia, è difficile attribuire ai cambiamenti climatici gli eventi specifici che oggi colpiscono l'agricoltura, ma, chiaramente, visto che la produttività agricola dipende molto dalle condizioni meteo, sarà uno dei settori più colpiti dai cambiamenti climatici. È probabile che gli effetti avranno conseguenze assai diverse da una regione all'altra; può darsi che in alcune regioni temperate, come i paesi del Cono Sud dell’America Latina, un aumento moderato delle temperature possa perfino incrementarne la produttività.

Un aumento continuo, invece, potrebbe ridurla, anche in queste regioni. La proiezione delle perdite di proventi nel lungo periodo, diremo al 2100, per l'America Latina, oscillano intorno al 12 per cento, in caso di cambiamenti climatici lievi, e superano il 50 per cento in uno scenario più critico, a prescindere dall'eventuale adozione di misure di contenimento dei danni adottate dagli agricoltori.

Le risposte adattive dovranno essere specifiche per ogni località. Tuttavia uno studio recente ha concluso che chi appartiene ad ambienti produttivi molto diversi solitamente dà priorità a misure quali: innovazioni tecnologiche, migliore gestione idrica, migliori sistemi di informazione climatica e sistema integrato fra produzione e risorse naturali.

Per ridurre le emissioni, per l'America Latina e Caraibi la priorità è ridurre la deforestazione e il degrado forestale, dovuti principalmente all'espansione delle aree agricole, e responsabili del 46 per cento delle emissioni della regione.

Le misure per mitigare i cambiamenti climatici sono di tre tipi. Primo: ridurre le emissioni attraverso una migliore gestione dei flussi di anidride carbonica, metano, biossido di azoto e altri gas serra nell'agronomia, e una miglior gestione del bestiame vivo.

Secondo: potenziare lo stoccaggio di anidride carbonica nel suolo o nelle coperture vegetali, per esempio con misure analoghe alle tecniche per la conservazione e il ripristino del terreno degradato. Terzo, spostare le emissioni avvalendosi di riserve di bioenergia ed evitando di coltivare nuove aree oggi occupate da boschi o altre coperture vegetali.

D: Alcune di queste misure sono già state adottate?

JN: Quasi tutti gli stati stanno valutando le politiche da adottare e alcuni, come il Messico, sono in una fase avanzata nell’elaborazione di una strategia operativa. Molte organizzazioni internazionali, tra cui Banca mondiale, Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura), Banca Interamericana di Sviluppo (BIS), sostengono attivamente gli sforzi di questi paesi. Riguardo all'adattamento agricolo, le aziende private sono molto concentrate sulla ricerca per creare tecnologie produttive e varietà di semi resistenti al calore e alla siccità. Anche la rete internazionale di ricerca, i centri del Gruppo di consulenza per la ricerca agricola internazionale, stanno lavorando proprio su questo.

Paesi come il Brasile, il Costa Rica e il Messico si stanno dando da fare per ridurre le emissioni derivanti dalla deforestazione; altri partecipano al Fondo di partenariato per il carbonio forestale della Banca mondiale.

Quanto all’uso dell'agricoltura nella riduzione delle emissioni, sappiamo bene che il Brasile è pioniere nella produzione sostenibile di etanolo ricavato dalla canna da zucchero.

D: Che misure dovrebbe adottare la regione per modificare il proprio modello energetico, nell'intento di mitigare i cambiamenti climatici?

JN: Rivedere la diffusione dell'energia idroelettrica e rendere più efficiente la produzione e l'uso dell'energia in genere. Promuovere la migrazione a tecnologie di risparmio energetico, ad esempio mediante norme di etichettatura dell'efficienza energetica, di standard e promozione nel settore industriale. È comunque necessario intervenire sia sulla domanda che sull'offerta energetica. © IPS