SVILUPPO-SUD EST ASIATICO: Donne per la pace

PESHAWAR, 19 ottobre 2009 (IPS) – Lo slogan ‘Give peace a chance’ (diamo una possibilità alla pace) per molti forse è solo un cliché, ma per le donne che hanno subito le devastazioni della guerra e conflitti interminabili, darsi la mano per realizzare desideri condivisi dà alla frase un nuovo significato.

Roshan Sirran Roshan Sirran

Roshan Sirran
Roshan Sirran

Nel Sud-est asiatico, Pakistan, India e Afghanistan sono stati dilaniati per decenni da conflitti nazionali ed internazionali, che ancora oggi restano irrisolti.

“Abbiamo atteso a lungo una proposta di pace da parte degli uomini,” ha detto Zahira Khattak, membro dell’istituto di ricerca del partito nazionale pakistano Awami (ANP).

Secondo Khattak e moltissime altre donne della regione, i tentativi dei singoli stati per riportare la pace sono stati elusivi, se non addirittura vani.

“Perché continuare così?”, chiede Khattak. Per 5mila anni le donne afghane hanno preso posto nei ‘jirgas’ (consigli tribali). “Ma i jirgas esistono anche nelle aree tribali pachistane; allora ci siamo chieste, perché non adottarli?”.

Consapevoli delle ripercussioni di un prolungato silenzio su temi come la pace e la sicurezza, che riguardano sia uomini che donne, oggi queste donne fanno sentire sempre più la loro voce nei corridoi del potere, sede delle decisioni politiche.

Da mesi queste donne hanno rafforzato le reciproche alleanze, nella speranza di creare un durevole ponte di pace nella regione. Visto iI numero elevato di donne unite dalla stessa opinione sulla pace nei tre paesi, “abbiamo pensato di riunirci e farci ascoltare tutte insieme dai potenti”, testimonia Khattak.

“Sospetti e sfiducia regnano fra i nostri tre paesi – ha aggiunto – ma riunendoci e comunicando abbiamo scoperto di avere moltissimo in comune”. Il primo dialogo a tre, tenuto a Nuova Delhi lo scorso aprile, è stato di buon auspicio per un impegno collettivo alla pace. Al “trilogo” è seguito un meeting al femminile organizzato dalle attiviste di Peshawar (capitale della Provincia della Frontiera del Nord Ovest, Pakistan), l’8 marzo scorso, festa della donna, che ha coinciso con la Giornata della Pace.

Incoraggiate dall’esito delle riunioni, delegati dei tre stati si sono riuniti nuovamente all’inizio di ottobre per un secondo dialogo a tre sulla pace. Sede dell’insolito incontro di donne attiviste, politici e giornalisti è stata la martoriata Kabul.

“Sappiamo bene di avere molti problemi interni,” ha dichiarato la giornalista indiana Jyoti Malhotra. “I nostri eserciti sono schierati contro le rispettive popolazioni… Non dico che abbiamo già trovato tutte le risposte, ma questo trilogo è un ottimo inizio, e dobbiamo senz’altro portarlo avanti”.

Le tensioni continue in Afghanistan, aggravate dai controversi risultati delle elezioni, ci ricordano che dobbiamo continuare a collaborare per realizzare l’utopia di una pace giusta.

“Noi afgani abbiamo bisogno della pace”, ha detto la deputata afgana Shinkai Karokhel. “È dall’inizio della guerra – che sia di liberazione o di religione – che soffriamo, perdendo vite, radici, onore, i nostri figli, le scuole…”.

Radha Kumar, direttrice del programma Peace and Conflict del Delhi Policy Group, che ha convocato questo insolito 'aman jirga' (consiglio per la pace), riassume gli obiettivi dell’incontro: “consolidare la pace, gestire situazioni di conflitto e post-conflitto, lottare per i diritti delle donne e i diritti umani, garantire una maggiore partecipazione politica femminile e dare visibilità alle donne nella presa di decisioni, soprattutto ai tavoli di negoziato per la pace”.

All’incontro è stata ribadita la volontà di includere le donne nei negoziati per la pace, specie per le minacce dei guerriglieri cui devono far fronte e per la necessità di affermare i propri diritti, alla luce delle misure repressive che le riguardano. Alla conferenza, l’attivista afghana Nargis Nehan ha rilevato che “quasi tutte le leggi e norme sono redatte da partiti politici e governi (capeggiati da uomini)”.

Questo tipo di incontri permette di apprendere reciprocamente. “Sono 30 anni che le donne afghane resistono al conflitto; è illuminante ascoltare le loro esperienze,” ha detto la deputata pakistana Bushra Gohar dell’ANP.

Le partecipanti hanno anche cercato di ideare soluzioni per le problematiche comuni. Il piano d’azione condiviso include una collaborazione per la Women’s Peace Commission, di cui fanno parte 15 donne del Sud-est asiatico, creando un sito multilingue per agevolare un ulteriore scambio di idee e esperienze e dare un follow-up al trilogo che si terrà in Pakistan l’anno prossimo.

“Le donne possono essere molto influenti se responsabilizzate; ma noi non rappresentiamo solo le donne, bensì anche gli uomini che popolano le nostre vite: colleghi, amici, mariti, fratelli, figli”, ha detto il ministro federale Aneesa Zeb Tahirkheli del Partito del popolo pachistano, separatista (Sherpao Group).

Sebbene le donne dei tre stati confinanti stiano gradualmente costruendo delle alleanze per la pace, devono ancora lottare per affermare il diritto a esprimersi ed essere trattate alla pari nelle rispettive società patriarcali.

Tahirkheli e la deputata afghana Shukriya Barakzai sono due delle oltre cento donne che hanno partecipato al primo jirga afghano-pachistano nell’agosto 2007 a Kabul, seguito da oltre 600 capi tribù, anziani indigeni e politici.

È ancora da vedere se le donne potranno continuare a partecipare ai jirga. A quello del 2007 avrebbe dovuto seguire un consiglio esecutivo (o ‘jirga gai’) in Pakistan, con 25 rappresentanti da entrambi i paesi. Sebbene non si sia ancora riunito, alcuni membri sono già stati convocati, però non ci sono donne, ha osservato Tahirkheli.

Incluse o meno nei jirga gai, le donne che hanno partecipato al trilogo di Kabul sono determinate a rincontrarsi a Peshawar l’anno prossimo per il terzo appuntamento. Nel frattempo, molte restano in contatto, intessendo un rapporto incentrato sul desiderio condiviso di pace. Al di là delle reciproche differenze.

La deputata Nafisa Shah, del partito pachistano al potere, ha affermato che le donne del Pakistan’s Parliamentary Women’s Caucus, di cui lei è presidente, “si sono riconciliate con il passato, minimizzando le differenze rispetto agli obiettivi condivisi”. Il Caucus riunisce donne di varie frange politiche. E come altre alleanze, non è più confinato all’ambito parlamentare: nell’intera regione pachistana stanno nascendo alleanze femminili di più ampio respiro.

Forse i risultati non saranno immediati, ma il fatto stesso che questo processo prosegua è di ottimo auspicio per una pace reale e durevole nella regione. © IPS