ARCATA, California, 18 settembre 2009 (IPS) – Agli americani non piace la carne. In un anno, ogni individuo consuma in media circa 100 chilogrammi di pollo, manzo e maiale.

Mark Sommer, editorialista e direttore del premiato programma radiofonico A World of Possibilities.
Il calo nel consumo di carne dipende sempre di più dai tanti casi di contaminazione e insicurezza alimentare, la comparsa di batteri resistenti e il trattamento crudele degli animali negli impianti di allevamento intensivo.
La colpa, dicono i critici, è delle aziende agricole che confinano gli animali in spazi ridottissimi per ottimizzare la produttività e i guadagni in un mercato sempre più competitivo. Anche le aspettative dei consumatori di carne a prezzi modici orientano le priorità dell’industria.
Per mantenere i polli e i suini rinchiusi in gabbie anguste, gli allevatori somministrano loro antibiotici non contro le infezioni, ma per prevenire lo scoppio di epidemie e stimolare l’aumento di peso.
Fino al 70 per cento degli antibiotici utilizzati negli Stati Uniti servono per gli animali da allevamento, benché da anni la scienza stia lanciando l’allarme sugli effetti negativi a catena scatenati dal loro uso, come la riproduzione di ceppi di batteri resistenti che compromettono l’efficacia degli antibiotici da cui l’uomo dipende per combattere le proprie infezioni.
La maggior parte dei maiali e del pollame viene allevato in America del Nord in spazi coperti, speciali allevamenti industriali (CAFO, confined animal feeding operations) che sono focolai per la proliferazione di microbi dannosi.
L’aggiunta di antibiotici negli alimenti ha permesso ai batteri di adattarsi e di neutralizzare gran parte dei farmaci. Utilizzando antibiotici in eccesso, affermano i microbiologi, di fatto abbiamo selezionato i batteri più potenti, di fronte ai quali siamo meno preparati per difenderci. Lo sviluppo di nuovi antibiotici contro questi nuovi agenti patogeni è un processo lento e costoso.
Uno studio autorevole pubblicato nel 2008 dalla commissione indipendente Pew Commission on Industrial Animal Production (www.ncifap.org), conclude che l’uso eccessivo di antibiotici è un problema di salute pubblica che colpisce i lavoratori delle aziende agricole, le comunità locali, le falde acquifere e i consumatori.
Il costo delle terapie contro i batteri resistenti negli Stati Uniti raggiunge i 5 miliardi di dollari l’anno, segnala la Commissione, che chiede di sospendere ogni uso non terapeutico degli antibiotici nella produzione agricola e di allevamento.
La Danimarca ha adottato questa misura nel 2000, seguita nel 2006 dall’Unione europea. Questa esperienza, dichiarano i promotori, dimostra che gli animali da allevamento possono essere tenuti relativamente segregati senza l’uso preventivo di antibiotici.
La soluzione, secondo i produttori, è tornare alle forme di allevamento tradizionale, all’aperto e a terra, e non in minuscole gabbie sopraelevate con le grate, sospese su enormi “lagune” composte dai rifiuti degli animali stessi.
Come nel caso dei bambini nei loro campo giochi, l’esposizione ai microorganismi dei terreni agricoli permette agli animali di sviluppare un’immunità naturale alle infezioni più comuni.
Secondo l’imprenditore agricolo Fred Kirschenmann, dello stato del Nord Dakota, i produttori non sono i primi colpevoli. La falla è nel sistema, orientato da una domanda di prezzi bassi, dove tanto i consumatori quanto i grandi intermediari sono responsabili.
Ma se guardiamo nell’insieme ai diversi impatti, il sistema non è poi tanto efficace quanto ai costi. Lottare contro lo scoppio di epidemie, il calo di efficacia degli antibiotici per uso umano e le condizioni di vita degli animali comportano costi maggiori per la società.
Di fronte alle pressioni di scienziati, politici, funzionari e pubblico consumatore, sembra che l’industria stia riprendendo pratiche fino a poco tempo fa screditate come inefficienti o non redditizie. Nella fiera annuale di carne suina World Pork Expo, tenutasi all’inizio di giugno a Des Moines, nel centro-nord del paese, si è osservato che la maggioranza degli allevatori sta riducendo l’uso di antibiotici nell’alimentazione.
Come consumatori, ci auguriamo che la carne arrivi confezionata in pellicola trasparente e a prezzi d’occasione. Le nostre decisioni personali possono sembrare innocue, ma se sommate generano conseguenze che danneggiano tutti noi.
Vogliamo e meritiamo alimenti sani e a prezzi modici. Dobbiamo però assicurarci che l’ansia di risparmiare non ci crei nuovi problemi. ©IPS

